Trump sta incassando una serie di sconfitte dai repubblicani al Congresso
I membri del Congresso del suo partito bloccano i fondi anti immigrazione, smontano il fondo "anti-weaponization" da 1,8 miliardi di dollari e frenano anche su sala da ballo e nuove corazzate che dovrebbero portare il suo nome.
I repubblicani al Congresso stanno iniziando a sfidare Donald Trump su un dossier dopo l'altro. Il caso più clamoroso è quello del fondo "anti-weaponization" da 1,8 miliardi di dollari voluto dal presidente, pensato ufficialmente per contrastare la "strumentalizzazione" delle istituzioni da parte della precedente Amministrazione Biden. Il partito si è però dimostrarlo pronto a smantellarlo, in quella che appare come una bocciatura diretta della Casa Bianca.
Al Senato, i repubblicani restano lontani dai voti necessari per portare in aula il provvedimento di riconciliazione di bilancio da 70 miliardi di dollari destinato a finanziare oltre che il fondo anche l'ICE e la Border Patrol, ovvero le due agenzie federali in prima linea per la battaglia contro l'immigrazione e il controllo delle frontiere. L'ipotesi di una approvazione di questo provvedimento entro il fine settimana è attualmente molto remota.
Almeno una decina di senatori repubblicani ha infatti fatto sapere che le rassicurazioni della Casa Bianca sulla cancellazione del fondo non bastano. Il Dipartimento di Giustizia ha promesso di rispettare l'ordine di un giudice federale, che ha congelato i fondi fino al 12 giugno. Su cosa accadrà dopo, però, il comunicato tace. I senatori chiedono invece una garanzia definitiva: il fondo deve sparire per sempre.
"L'unica cosa che risolverà il problema, farà approvare i fondi per l'immigrazione e permetterà di applicare la legge è che il presidente cancelli il fondo", ha detto senza mezzi termini Chuck Grassley, presidente repubblicano della Commissione Giustizia del Senato. Gli ha fatto eco John Curtis, senatore repubblicana dello Utah: "Non mi basta che siano i tribunali a fermarlo. Voglio essere sicuro che questa cosa non vada avanti nella sua forma attuale".
I repubblicani sfidano Trump,
un dossier dopo l'altro
Dal fondo "anti-weaponization" da 1,8 miliardi alla sala da ballo della Casa Bianca: al Congresso il partito del presidente smonta la sua agenda pezzo dopo pezzo, mentre la maggioranza si assottiglia.
Sei dossier su cui i repubblicani stanno frenando il presidente
Tocca ogni voce per vedere i dettagli. Dal fondo "anti-weaponization" ai progetti personali di Trump, fino agli aiuti all'Ucraina che la Camera potrebbe approvare contro la sua volontà.
Margini minimi e una decina di senatori pronti a dire no
I leader repubblicani non possono perdere più di tre voti in nessun passaggio in aula. Ecco le questioni che tengono in scacco la Casa Bianca.
Due settimane di trattative a vuoto con la Casa Bianca
Tocca un passaggio per i dettagli.
Perché conviene sostenere Trump alle primarie e sfidarlo alle generali
Dietro lo strappo interno c'è un paradosso sempre più evidente: lo stesso nome che apre le porte alle primarie interne del partito le chiude davanti alle elezioni generali.
Superato il filtro delle primarie, molti repubblicani scoprono che prendere le distanze da Trump può convenire in vista di novembre. Da qui parte lo smontaggio della sua agenda, dossier dopo dossier.
Una maggioranza troppo ristretta
I margini sono minimi. I leader repubblicani non possono perdere più di tre voti in nessun passaggio in aula. Lisa Murkowski, senatrice repubblicana dell'Alaska, ha già lasciato intendere che potrebbe votare contro il testo finale perché contraria a finanziare le agenzie federali fuori dalla normale procedura di bilancio.
La pausa per il Memorial Day non ha raffreddato le tensioni interne ai repubblicani, alimentate sia dalla polemica sul fondo sia dalla strategia del partito per le elezioni di metà mandato. La rivolta dei senatori era esplosa due settimane fa e da allora i vertici repubblicani hanno inutilmente cercato una via d'uscita con la Casa Bianca. Lunedì, però, a incontrare Trump è stato lo Speaker della Camera, Mike Johnson. Poche ore dopo è arrivato il comunicato del Dipartimento di Giustizia.
Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, non nasconde la frustrazione verso il presidente. Lunedì pomeriggio ha detto di non essere riuscito a parlare con Trump del fondo dalla settimana precedente, pur essendo rimasto in contatto con la Casa Bianca durante il fine settimana. Ulteriori garanzie pubbliche, ha aggiunto, sarebbero "utili". Di fatto, Thune chiede alla Casa Bianca di porre fine da sola al fondo e di mettere nero su bianco che non se ne riparlerà. "Devono dire cosa intendono davvero e affermare: stiamo mettendo da parte tutta questa storia", ha spiegato James Lankford, senatore repubblicano dell'Oklahoma, vicino a Thune.
Thune vuole però tenere la questione del fondo fuori dal testo del provvedimento. Inserirla aiuterebbe i democratici durante la sessione di "vote-a-rama", la maratona di voti sugli emendamenti in cui basta la maggioranza semplice per approvare modifiche al testo. "Limitare il testo al suo scopo originario, cioè i soli fondi per ICE e CBP, è la strada più chiara per arrivare a una legge approvata dal Congresso che finisca sulla scrivania del presidente", ha spiegato.
Per la stessa ragione, Thune ha annunciato che dal provvedimento sparirà anche un secondo fondo da 1,5 miliardi di dollari destinato al Dipartimento di Giustizia. La mossa toglie ai democratici un ulteriore argomento per attaccare il fondo di Trump e riduce il rischio che l'amministrazione dirotti quei soldi proprio sull'"anti-weaponization". Da sola, però, questa decisione non basta a ricomporre la frattura interna al partito.
Il problema politico di Trump
Le frizioni, infatti, non si fermano a questo. I membri repubblicani del Congresso hanno bloccato anche il piano di Trump da un miliardo di dollari per mettere in sicurezza la nuova sala da ballo della Casa Bianca e altre aree del complesso presidenziale. Intanto, alla Commissione Forze Armate della Camera dei Rappresentanti, anche le cosiddette "corazzate Trump" incontrano forte scetticismo, mentre i deputati si preparano a esaminare la legge di autorizzazione alla spesa per la difesa del 2027.
La Camera dei Repubblicani potrebbe inoltre votare una proposta per portare in aula nuovi aiuti all'Ucraina, che Trump osteggia apertamente. Diversi deputati repubblicani potrebbero comunque appoggiarla, nonostante l'opposiziione presidenziale.
Dietro tutti questi episodi c'è un paradosso politico sempre più evidente. L'endorsement di Trump è diventato sempre più decisivo per vincere nelle primarie repubblicane, ma la sua agenda legislativa e la sua insistenza su progetti personali stanno diventando un peso crescente in vista delle elezioni generali. Superato il filtro delle primarie, molti esponenti repubblicani stanno scoprendo che opporsi a Trump può convenire in vista di novembre, vista l'elevata impopolarità del proprio presidente.