Trump ritira la causa contro il fisco in cambio di 1,7 miliardi per le "vittime" dell'Amministrazione Biden
Il Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump sta finalizzando un accordo per istituire un fondo gestito da una "Commissione per la Verità e la Giustizia" intitolata al presidente e senza obblighi di trasparenza. I democratici chiedono al Congresso di bloccarlo.
Il Dipartimento di Giustizia statunitense sta finalizzando un accordo che porterebbe alla creazione di un fondo da 1,776 miliardi di dollari per risarcire le presunte vittime della persecuzione politica da parte dell'Amministrazione Biden. A gestirlo sarebbe la "President Donald J. Trump Truth and Justice Commission". In cambio, il presidente intenderebbe ritirare la causa intentata contro l'Internal Revenue Service, l'agenzia federale che si occupa delle tasse. Lo ha rivelato ABC News, che fa anche notare come la cifra non sia casuale: richiama, infatti, il 1776, l'anno della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.
La Commissione sarebbe composta da 5 membri, 4 dei quali nominati dal Procuratore Generale. Trump potrebbe rimuoverli in qualsiasi momento, senza dover fornire alcuna motivazione. Secondo le fonti citate da ABC News, l'organismo non sarebbe inoltre tenuto a rendere pubblico il processo decisionale con cui stabilirà l'assegnazione dei quasi 2 miliardi di dollari di fondi.
Il nodo giuridico: Trump contro il suo stesso governo
L'accordo arriva dopo mesi di trattative tra la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia. In una prima fase, i legali del Dipartimento avevano cercato una soluzione che consentisse di risarcire direttamente Trump. La loro tesi era che il presidente potesse agire in giudizio come privato cittadino, nonostante fosse alla guida del potere esecutivo. Per sostenere questa posizione si erano richiamati alla "rule of necessity": secondo questa interpretazione, non esisteva un'alternativa praticabile se non lasciare proseguire la causa, anche con Trump nel doppio ruolo di ricorrente e, indirettamente, di responsabile ultimo dei Dipartimenti chiamati in giudizio, cioè l'IRS e il Tesoro.
Il piano si è però complicato quando la giudice federale Kathleen Williams, che presiede il caso, ha iniziato a sollevare dubbi sulla possibilità che Trump faccia causa al governo che lui stesso guida. In un'ordinanza del mese scorso, Williams ha chiesto ai legali del presidente e al Dipartimento di Giustizia di spiegare entro la prossima settimana perché le due parti possano essere considerate sufficientemente contrapposte tanto da giustificare la prosecuzione del procedimento.
La giudice ha inoltre nominato un gruppo di legali di alto profilo, tra cui un ex Solicitor General e un giudice federale, incaricandoli di esprimere un parere indipendente sul caso. In un atto depositato questa settimana, i consulenti hanno scritto che Trump esercita un controllo "straordinario" sulla controparte e che le circostanze sollevano il sospetto che i funzionari coinvolti, insieme ai loro legali, stiano in realtà agendo su indicazione del presidente. Da quando è tornato alla Casa Bianca, si legge nel documento, Trump ha rafforzato in modo significativo il proprio controllo sul Procuratore Generale e sul Dipartimento di Giustizia, rendendo sempre più difficile distinguere la fedeltà alle sue priorità politiche dalla fedeltà alla sua persona.
L'accordo da 1,776 miliardi per chiudere una causa di Trump contro il suo stesso governo.
Il Dipartimento di Giustizia sta finalizzando una intesa con i legali del presidente per istituire un fondo per le presunte vittime della persecuzione politica dell'Amministrazione Biden. In cambio, il presidente ritirerà la causa intentata contro l'Internal Revenue Service.
Da una parte, 3 cause civili che verranno chiuse.
Dall'altra, un fondo da quasi due miliardi.
L'accordo, frutto di mesi di trattative tra i legali della Casa Bianca e del Dipartimento di Giustizia, prevede uno scambio diretto fra ciò che Trump ritira come ricorrente e ciò che ottiene come beneficiario indiretto.
Trump si trova nella posizione paradossale di ricorrente e responsabile ultimo della controparte. La giudice federale Kathleen Williams ha chiesto ai legali del presidente e al Dipartimento di Giustizia di spiegare perché le due parti possano essere considerate sufficientemente contrapposte.
"President Donald J. Trump Truth and Justice Commission".
L'organismo che dovrebbe assegnare i quasi due miliardi di dollari del fondo. La sua struttura concentra ampi poteri discrezionali nelle mani della Casa Bianca.
3 cause civili contro
il governo federale.
Tutte intentate da Trump contro Dipartimenti che oggi sono sotto il suo controllo esecutivo. Per almeno due di esse il valore complessivo dichiarato è di 230 milioni di dollari.
Un appaltatore del governo si dichiara colpevole di aver sottratto le informazioni fiscali di Trump e di altri contribuenti facoltosi, poi finite a testate giornalistiche tra il 2019 e il 2020. È la causa principale che l'accordo punta a chiudere.
Richiesta di risarcimento legata all'inchiesta sulla presunta collusione con la Russia durante il primo mandato di Trump.
Richiesta di risarcimento per la perquisizione dell'FBI nella tenuta del presidente in Florida nell'agosto 2022.
Critiche bipartisan all'intesa.
L'accordo divide entrambi i partiti. Critiche dure dai democratici, ma anche dissenso interno al Partito Repubblicano sulla legittimità dell'operazione.
Le cause ritirate e le accuse di "fondi opachi"
Trump aveva citato in giudizio l'IRS dopo che, nel 2023, un appaltatore del governo si era dichiarato colpevole di aver sottratto le informazioni fiscali del presidente e di altri contribuenti facoltosi, poi finite tra il 2019 e il 2020 ad alcune testate giornalistiche. In base all'accordo in fase di definizione, Trump ritirerebbe anche 2 ulteriori richieste di risarcimento civile, per un totale di 230 milioni di dollari, legate all'inchiesta sulla presunta collusione con la Russia durante il suo primo mandato e alla perquisizione del 2022 nella sua tenuta di Mar-a-Lago.
Per le 3 cause ritirate Trump non potrebbe ricevere personalmente alcun risarcimento. Le entità a lui collegate, però, non sarebbero escluse dalla possibilità di presentare domanda di risarcimento al fondo. Non è chiaro come reagirà la giudice Williams alla possibile intesa, che non è ancora stata comunicata al tribunale. I legali del Dipartimento di Giustizia ritengono comunque che l'eventuale accordo non abbia bisogno di alcuna approvazione giudiziaria.
Le reazioni politiche sono state ovviamente immediate. La deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, eletta nello Stato di New York, ha parlato di "pura corruzione", denunciando "un miliardo di dollari per una sala da ballo e 1,8 miliardi come fondo opaco per gli amici del presidente". Altri esponenti democratici chiedono invece al Congresso di approvare una legge per impedire che fondi pubblici vengano usati per pagare risarcimenti legati a questo accordo. Le critiche sono arrivate anche da una parte del Partito Repubblicano: il deputato della Pennsylvania Brian Fitzpatrick ha dichiarato ad ABC News di non capire come un'intesa simile possa essere ammissibile e ha lasciato intendere che la questione potrebbe arrivare fino alla Corte Suprema.