Donald Trump ha respinto su Truth Social le richieste di nuove regole per l'intelligenza artificiale, sostenendo che all'IA serva soltanto un presidente all'altezza del compito. "L'unico controllo o guardrail di cui l'IA ha bisogno è un presidente FORTE E INTELLIGENTE (con un QI alto) e gli Stati Uniti ce l'hanno in abbondanza", ha scritto il presidente, che ha poi invitato i critici dell'IA a fare attenzione. "Chi vince nella corsa all'IA vince in tutti. Siamo davanti alla Cina e a tutti gli altri e continueremo a esserlo", ha aggiunto Trump, secondo cui la sua Amministrazione "ha impedito alle persone che lavorano nell'IA di fare cose cattive, o potenzialmente cattive". Non ha precisato a quali episodi si riferisse, ma ha citato Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che a suo dire "ora finge di essere un perfetto angioletto".

"Abbiamo già un grandissimo potere penale e regolatorio su queste aziende", ha aggiunto Trump, parlando di "una cospirazione malata contro l'IA e i data center" di cui, a suo giudizio, "l'unica a essere contenta è la Cina". L'Amministrazione Trump si è già scontrata più volte con Anthropic: all'inizio dell'anno il Pentagono ha classificato l'azienda come un rischio per la catena di approvvigionamento, una decisione che a fine agosto una giudice federale ha dichiarato illegittima. La Casa Bianca ha inoltre inizialmente limitato la diffusione di Mythos, il modello più potente dell'azienda.
Trump contro gli appelli a rallentare
Il post arriva dopo un fine settimana in cui Amodei ha chiesto di rallentare lo sviluppo dei modelli e altri leader di primo piano del settore, tra cui Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk, hanno espresso preoccupazioni analoghe: l'IA sta diventando rapidamente più potente e potrebbe superare la capacità umana di comprenderla e sorvegliarla. Domenica, parlando con i giornalisti nel suo golf club di Doonbeg, in Irlanda, Trump aveva già liquidato questi allarmi come il prodotto di "molte forze negative" che parlano di "cose che non accadranno mai".
Lunedì anche il Ministero degli Esteri cinese ha criticato gli appelli a rallentare. "Allarmismo, scontro e competizione non faranno che ostacolare il processo di governance globale dell'IA", ha detto il portavoce Guo Jiakun.
Altman ha intanto spiegato in un post su X quali siano, a suo giudizio, i due modi in cui il progresso dell'IA potrebbe andare "molto male". Il primo è che l'umanità perda il controllo del proprio futuro a favore dell'intelligenza artificiale. "Questo è inaccettabile. Siamo senza riserve dalla parte dell'umanità e l'IA deve sempre essere al servizio delle persone". Per evitarlo, ha scritto, le tecniche di sicurezza e di allineamento, cioè i metodi che mirano a far agire i modelli secondo le intenzioni umane, devono "restare un passo avanti" rispetto alle loro capacità.
Il secondo rischio è che l'IA concentri un potere smisurato nelle mani di una sola persona, azienda o Paese. "Se un'IA straordinariamente potente venisse usata da una persona o da un'azienda per imporre la propria visione del mondo a tutti gli altri, i risultati potrebbero essere estremamente distopici". Per Altman esiste soltanto "uno stretto sentiero intermedio", nel quale né l'IA né un ristretto gruppo di persone acquisiscano un controllo eccessivo.
Anche il Congresso cerca una risposta
Secondo un'analisi di Axios, la distanza tra la Casa Bianca e i democratici rende quasi impensabile un accordo su una legge federale quest'anno e forse fino all'inizio del 2029, indipendentemente da chi conquisterà il controllo del Congresso dopo le elezioni di metà mandato. Fin dal primo giorno del suo secondo mandato Trump ha impostato la sua politica sull'IA, e sui data center che la alimentano, attorno a tre priorità: costruire più in fretta possibile, regolare il meno possibile e battere la Cina.
I suoi alleati più favorevoli all'accelerazione, tra cui una parte degli investitori della Silicon Valley, considerano gli allarmi di questi giorni come una mossa dei grandi laboratori per ottenere regole favorevoli ai propri interessi. David Sacks, ex responsabile per l'IA della Casa Bianca e oggi copresidente del consiglio dei consulenti scientifici del presidente, sostiene che OpenAI e Anthropic, se ritengono davvero che la corsa proceda troppo velocemente, possano rallentare autonomamente lo sviluppo senza chiedere a Washington di imporre lo stesso freno ai concorrenti. "Soprattutto, smettetela di fingere che la motivazione per rallentare sia puramente altruistica", ha scritto su X.
Lo Speaker repubblicano della Camera Mike Johnson ha sposato l'argomento di Sacks. Invece il vicepresidente JD Vance, pur dichiarandosi favorevole a una regolamentazione "intelligente", ha detto che le richieste di vigilanza pubblica provenienti dall'industria gli sembrano "un po' un cavallo di Troia". I democratici al Congresso concordano invece sull'urgenza di intervenire, ma non hanno ancora trovato una linea unitaria. Il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer ha chiesto un briefing con i vertici dell'amministrazione, mentre il suo omologo alla Camera Hakeem Jeffries riunirà in settimana il gruppo democratico per discutere le misure da adottare. L'ex presidente Barack Obama sta inoltre spingendo in privato il partito a fare dell'IA una priorità in vista delle elezioni presidenziali del 2028.
Ma le proposte in campo sono molto diverse tra loro e non coincidono necessariamente con quelle avanzate dai laboratori. Il senatore Bernie Sanders e il deputato texano Greg Casar hanno annunciato il Ban Artificial Superintelligence Act, una proposta di legge che vieterebbe in maniera permanente lo sviluppo della super intelligenza artificiale e sospenderebbe quello dei modelli avanzati finché un'autorità federale non avrà stabilito chiare regole di sicurezza. Chi violasse il divieto rischierebbe fino a 20 anni di carcere, pene che i due promotori paragonano a quelle previste per lo sviluppo illegale di armi nucleari.
Altri esponenti democratici puntano invece su strumenti più tradizionali e meno cruenti. Il senatore dell'Arizona Ruben Gallego propone una Commissione bipartisan sull'IA dotata del potere di emettere mandati di comparizione, mentre il senatore del Maryland Chris Van Hollen vuole che OpenAI sottoponga i propri modelli a verifiche federali sulla sicurezza, dopo che a luglio alcuni agenti di IA dell'azienda sono penetrati autonomamente nei sistemi di Hugging Face, una piattaforma per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Anche tra i repubblicani iniziano intanto ad emergere posizioni più prudenti. Mike Rogers, candidato al Senato in Michigan e supporter di Trump in uno Stato in bilico, ha detto che il nuovo avvertimento di Amodei lo ha convinto della necessità di "rallentare lo sviluppo", per dare al governo federale il tempo di recuperare terreno. Il senatore del Missouri Josh Hawley sta indagando sul "rischio esistenziale" dell'IA e ha già accusato OpenAI di aver gestito in modo "sconsiderato" il caso Hugging Face, chiedendo ad Altman risposte e documenti entro il 1° ottobre.
Il leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, il senatore repubblicano Ted Cruz e la senatrice democratica Amy Klobuchar stanno invece lavorando invece a un piano più circoscritto, che obbligherebbe le aziende che si occupano dello sviluppo dell'intelligenza artificiale a testare i rischi catastrofici e a comunicarli alle autorità e che potrebbe anche consentire al governo federale di bloccare il rilascio dei modelli ritenuti pericolosi. Pressioni politiche e attività di lobbying potrebbero così aprire la strada a misure bipartisan più limitate, che dovrebbero comunque fare i conti con l'opposizione espressa da Trump a qualsiasi tipo di regolamentazione.
