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Trump non esclude truppe ai seggi per le midterm, i Dem si preparano
U.S. Air Force photo by Airman 1st Class Zoe M. Wockenfuss
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Trump non esclude truppe ai seggi per le midterm, i Dem si preparano

Esercitazioni a porte chiuse, osservatori e ricorsi preventivi: il Partito Democratico teme qualsiasi giustificazione che possa essere usata per schierare militari e agenti federali ai seggi durante le elezioni di midterm.

Donald Trump non ha mai escluso l'invio di truppe o agenti federali ai seggi per le elezioni di midterm di novembre, e i Democratici ormai si stanno attivamente preparando a questa eventualità. La scorsa settimana un gruppo di parlamentari democratici ha partecipato a riunioni a porte chiuse, coordinate dal leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, sulle possibili interferenze nel voto. Tra gli scenari esaminati figurava anche lo schieramento di agenti federali armati nei pressi dei seggi.

Il senatore democratico della California Alex Padilla ha spiegato a NOTUS che il partito intende contestare preventivamente qualunque giustificazione avanzata dall'Amministrazione Trump per un intervento del genere, "perché sarebbero bugie", prima ancora dell'eventuale arrivo dei militari. Padilla è tra i responsabili della Election Protection Task Force dei senatori democratici e ha appena presentato lo SHIELD Our Elections Act, una proposta di legge che estende da 5 a 9 anni i termini di prescrizione per perseguire le interferenze elettorali commesse da "truppe" e "Forze Armate".

Le leggi che limitano l'impiego dei militari

La battaglia si gioca su norme che risalgono ormai a un secolo e mezzo fa. Il Posse Comitatus Act vieta in linea generale ai militari di svolgere funzioni di polizia sul territorio nazionale. Un'altra legge federale punisce con una pena fino a 5 anni di carcere l'invio di "truppe o uomini armati" nei luoghi in cui si vota. L'unica eccezione, molto circoscritta, riguarda i casi in cui l'uso della forza sia necessario per respingere nemici armati degli Stati Uniti. Diversi Democratici temono che l'Amministrazione possa tentare di forzare proprio questa clausola.

Padilla ha spiegato che la sua iniziativa nasce anche dall'invio di truppe della Guardia Nazionale a Los Angeles nel 2025, un'operazione che ha messo alla prova i limiti dell'impiego dei militari sul territorio nazionale al fianco delle forze di polizia federali. Nel settembre dello stesso anno un giudice ha stabilito che lo schieramento violava il Posse Comitatus Act: si è trattato della prima volta che un tribunale emetteva un'ingiunzione in applicazione di quella legge. La decisione è però sospesa in attesa dell'appello. "Il dispiegamento era illegale e, con il tempo, i tribunali lo hanno riconosciuto", ha detto il senatore. "Il precedente giuridico esiste, ma Donald Trump ignora troppo spesso lo stato di diritto. Dovremo quindi essere pronti in ogni caso".

I senatori democratici hanno inoltre organizzato un proprio programma di osservatori, incaricati di documentare eventuali irregolarità ai seggi per consentire interventi immediati e raccogliere materiale utile a una possibile iniziativa del Congresso. Il piano prevede il coordinamento con i funzionari locali e con le associazioni impegnate nella difesa del diritto di voto, oltre a una struttura legale di pronto intervento. Nel frattempo il partito sta incoraggiando sempre di più il ricorso al voto anticipato. "Se voti per posta, non devi preoccuparti degli agenti federali ai seggi il giorno delle elezioni", ha osservato Padilla, precisando però che i Democratici difenderanno anche il diritto di votare di persona senza subire intimidazioni.

La battaglia per conoscere i piani dell'Amministrazione

Il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha citato in giudizio il Dipartimento di Giustizia, il Pentagono e il Dipartimento per la Sicurezza Interna in base al Freedom of Information Act, la legge federale sull'accesso agli atti. L'obiettivo è ottenere qualsiasi documento che riveli eventuali piani per schierare uomini nei pressi dei seggi, delle cassette destinate alla raccolta delle schede o degli uffici elettorali. La giudice Beryl Howell, titolare del caso, ha ordinato ai tre Dipartimenti di completare le ricerche e di consegnare, a partire da venerdì, cinquecento pagine al mese per ciascuna richiesta.

Su sollecitazione dei Democratici, il Dipartimento per la Sicurezza interna ha fatto sapere che l'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione, non prevede una campagna aggressiva nei luoghi di voto durante le elezioni di midterm. Schumer e altri undici senatori hanno comunque scritto questa settimana ai tre Dipartimenti per chiedere quali altre iniziative stia preparando l'Amministrazione.

Trump ha già cercato di imporre agli Stati direttive federali in materia elettorale, ha minacciato procedimenti penali contro i funzionari locali, ha preteso informazioni dettagliate sugli elettori e sul personale dei seggi e ha subordinato l'erogazione di fondi federali a modifiche delle procedure di voto. A maggio ha annunciato la creazione di un "esercito per l'integrità elettorale" e non ha escluso l'invio della Guardia Nazionale o degli agenti dell'immigrazione nei luoghi di voto. A gennaio aveva inoltre detto di rimpiangere di non aver mandato la Guardia Nazionale a sequestrare le macchine elettorali durante le presidenziali del 2020.

Lo scenario più temuto e la risposta dei Repubblicani

La senatrice democratica del Michigan Elissa Slotkin ha presentato il mese scorso una proposta di legge che obbligherebbe il presidente a ottenere l'autorizzazione del Congresso prima di schierare militari in uniforme o forze di polizia federali. Ad aprile, durante un'audizione, aveva chiesto al Segretario alla Difesa Pete Hegseth se fosse disposto a inviare truppe ai seggi, ma lui aveva liquidato la domanda come una trappola retorica.

Nella riunione coordinata da Schumer, alla quale ha partecipato anche Slotkin, i parlamentari hanno esaminato uno scenario tratto dal "manuale autoritario": un attacco informatico o accuse di voto su larga scala da parte di persone prive della cittadinanza potrebbero essere usati per giustificare l'intervento delle forze federali. Se militari e agenti arrivassero a maneggiare schede e macchine elettorali, la catena di custodia verrebbe interrotta e i risultati potrebbero essere contestati in tribunale. Secondo Slotkin, tuttavia, anche la sola presenza visibile degli agenti potrebbe scoraggiare gli elettori: "Se mi dici che un gran numero di agenti dell'immigrazione circonderà i seggi e che gli elettori dovranno attraversare un corridoio di agenti mascherati, si tratta di intimidazione al 100%".

I parlamentari repubblicani interpellati da NOTUS hanno comunque reagito con scetticismo a questa possibilità. Diversi componenti della Commissione Forze Armate del Senato hanno affermato di non aver mai sentito parlare di piani simili da parte della Casa Bianca. "Penso che i Democratici stiano seminando paura e cerchino di costruire uno scenario che induca le persone a preoccuparsi più del necessario", ha detto il senatore Eric Schmitt, repubblicano del Missouri ed ex procuratore generale dello Stato. "È soprattutto un gioco politico".

La sfiducia nella gestione del voto precede tuttavia il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Per decenni Democratici e Repubblicani della Camera hanno inviato insieme propri uomini a osservare lo spoglio nelle elezioni potenzialmente contestate. Nel 2024, però, i Repubblicani hanno interrotto questa consuetudine, schierando propri osservatori già durante le operazioni di voto. Bryan Steil, repubblicano del Wisconsin e presidente della Commissione Amministrazione della Camera, intende proseguire su questa strada. A suo giudizio, la scelta è giustificata anche dal caso della deputata Mariannette Miller-Meeks, la cui rielezione in Iowa è stata confermata dopo un riconteggio con un margine di 799 voti su oltre 427.000. Per il capogruppo democratico della commissione, Joe Morelle, l'abbandono della prassi bipartisan "rompe cinquant'anni di tradizione e di precedenti".

L'allarme è stato portato negli uffici del Congresso anche da un gruppo apartitico di ex avvocati militari, costituito nel 2025 dopo la rimozione dei vertici legali delle Forze Armate disposta da Hegseth. Il gruppo ha avanzato anche proposte per rafforzare le tutele previste dalla legge. Il generale in congedo Steven Lepper ritiene improbabile un intervento del Congresso prima del voto: la decisione su un eventuale ordine di schieramento nel pieno della campagna elettorale ricadrebbe quindi sui comandanti militari. "Il rifiuto del Congresso di fare il proprio lavoro ha scaricato l'onere sui militari, che dovranno scegliere se tenere testa al presidente e rifiutarsi di eseguire ordini illegittimi oppure obbedire, mettendo di fatto le nostre Forze Armate nella condizione di commettere reati", ha detto Lepper. "È una situazione vergognosa per i nostri soldati".

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