Trump mette un'altra deroga alle sanzioni sul petrolio russo
Il Tesoro autorizza per altri trenta giorni l'acquisto di greggio russo bloccato sulle petroliere per aiutare i paesi più vulnerabili colpiti dalla chiusura dello stretto di Hormuz dopo la guerra con l'Iran.
L'amministrazione Trump ha esteso per altri trenta giorni la deroga alle sanzioni che consente l'acquisto di petrolio russo trasportato via mare, con un cambio di rotta rispetto agli annunci precedenti. La decisione arriva mentre il prezzo del greggio Brent resta sopra i 112 dollari al barile, sospinto dai timori di una stretta nelle forniture globali dopo la chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio scambiato nel mondo.
L'annuncio è stato dato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che si trova a Parigi per la riunione dei ministri delle Finanze del G7. La licenza generale di trenta giorni è stata emessa dopo che la precedente deroga era scaduta sabato. Il provvedimento permette l'accesso temporaneo al petrolio russo e ai prodotti petroliferi rimasti bloccati sulle petroliere senza violare le pesanti sanzioni statunitensi contro i giganti russi del settore. È la seconda volta che il Tesoro lascia scadere la deroga per poi prorogarla, e si tratta di un'inversione di rotta per Bessent stesso, che il mese scorso aveva dichiarato all'Associated Press che non erano previste ulteriori proroghe.
«Questa estensione fornirà ulteriore flessibilità e lavoreremo con queste nazioni per fornire licenze specifiche se necessario», ha scritto Bessent. Secondo il segretario al Tesoro, la misura serve a stabilizzare il mercato fisico del greggio e a garantire che il petrolio raggiunga i paesi più vulnerabili dal punto di vista energetico, consentendo loro di competere con la Cina per il petrolio precedentemente sanzionato. Una fonte vicina al dossier ha riferito a Reuters che la seconda proroga è stata richiesta da paesi poveri e vulnerabili che non riescono a ricevere forniture dal Golfo a causa della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
La deroga riguarda esclusivamente il greggio russo e i prodotti petroliferi caricati sulle navi entro il 17 aprile, una clausola che limita il volume delle vendite e che esclude il petrolio estratto più di recente. L'amministrazione Trump aveva imposto lo scorso anno sanzioni contro i colossi russi Rosneft e Lukoil per fare pressione su Mosca affinché ponesse fine alla guerra in Ucraina, privandola di entrate petrolifere essenziali. La prima licenza temporanea era stata concessa a marzo, dopo che gli attacchi statunitensi e israeliani all'Iran avevano fatto impennare i prezzi globali del petrolio.
Due senatrici democratiche di alto profilo, Jeanne Shaheen del New Hampshire e Elizabeth Warren del Massachusetts, hanno definito la decisione un «regalo indifendibile» al presidente russo Vladimir Putin. «Ogni dollaro aggiuntivo che il Cremlino guadagna grazie a questa licenza aiuta Putin a finanziare la sua guerra illegale contro l'Ucraina e a uccidere ucraini innocenti», hanno dichiarato in una nota congiunta, sostenendo che la sospensione delle sanzioni non sta riducendo i prezzi della benzina negli Stati Uniti né stabilizzando i mercati energetici globali.
Sull'efficacia reale della misura le valutazioni degli analisti sono caute. Stephanie Connor, ex direttrice politica presso l'Office of Foreign Assets Control del Tesoro e oggi partner dello studio Holland & Knight, ha osservato che non è ancora chiaro se queste autorizzazioni a breve termine abbiano avuto un impatto significativo sui prezzi della benzina negli Stati Uniti, ricordando che le sanzioni britanniche ed europee sugli acquisti di petrolio russo restano in vigore. Warren Patterson, responsabile della strategia sulle materie prime della banca olandese ING, ha sostenuto che la mossa americana «scalfisce appena la superficie» dell'interruzione delle forniture nel Golfo Persico, aggiungendo che l'unica vera soluzione è il ripristino del traffico attraverso lo stretto di Hormuz. Secondo Patterson i principali acquirenti del petrolio russo reso disponibile saranno l'India e altri paesi asiatici, i più colpiti dalla chiusura dello stretto.
Sul fronte degli effetti per Mosca, Benjamin Hilgenstock, responsabile della ricerca macroeconomica della Kyiv School of Economics, ha stimato che le esportazioni mensili russe di petrolio potrebbero crescere di circa 10 miliardi di dollari, di cui metà finirebbe direttamente nelle casse del governo sotto forma di tasse. Hilgenstock ha definito la decisione un «serio salvataggio» per il regime di Putin, ricordando che le esportazioni russe di greggio a febbraio avevano toccato il livello più basso dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina nel 2022. Il Centre for Research on Energy and Clean Air, organizzazione di ricerca finlandese, fornisce una stima più contenuta ma riconosce che la misura permetterebbe alla Russia di smaltire alcune scorte e di aumentare la produzione, finora rallentata da problemi di stoccaggio. Secondo le stime del centro, Mosca dispone di circa 50 milioni di barili di petrolio in mare vendibili grazie alla deroga, mentre la stessa Russia parla di 100 milioni di barili, una quantità comunque inferiore alla domanda globale giornaliera, pari a 104 milioni di barili.
Charles Lichfield, vicedirettore del GeoEconomics Center dell'Atlantic Council, ha sostenuto che le deroghe finiranno per aumentare le entrate petrolifere russe, già rafforzate dai prezzi più alti, neutralizzando gli effetti dei crescenti attacchi ucraini contro le raffinerie e le infrastrutture petrolifere russe. «Visti i dati che escono dall'economia russa e che appaiono negativi, questo sarebbe il momento di colpirli davvero con le sanzioni», ha detto Lichfield, aggiungendo di non vedere segnali in questo senso da parte dell'amministrazione.
La nuova politica americana segna un cambio di passo netto rispetto al recente passato, quando Washington aveva colpito con dazi del 50% le importazioni dall'India ad agosto, accusata di acquistare petrolio russo e di contribuire così al finanziamento della guerra in Ucraina. Bill Browder, attivista per le sanzioni e tra i più noti critici del regime di Putin, ha dichiarato alla BBC che si tratta di «una decisione terribile che arricchirà Vladimir Putin e prolungherà la guerra in Ucraina». L'inviato economico del Cremlino, Kirill Dmitriev, ha invece accolto con favore la mossa, sostenendo che dimostra come la Russia sia parte integrante della stabilità del mercato energetico globale e che un ulteriore allentamento delle sanzioni è «inevitabile».
Anche tra gli alleati europei l'allentamento non è stato accolto bene. Regno Unito, Canada e Germania hanno espresso contrarietà. Il ministro britannico dell'Energia Michael Shanks ha suggerito che Putin potrebbe vedere la decisione come «un'occasione per investire nella macchina bellica», mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha riferito che sei leader del G7 su sette ritengono che le sanzioni contro la Russia debbano restare in vigore. A Parigi Bessent ha invitato i partner del G7 e gli altri alleati a far rispettare con maggiore severità le sanzioni contro l'Iran, per colpire i flussi finanziari illeciti che alimentano la macchina bellica di Teheran.
Il prezzo medio nazionale della benzina negli Stati Uniti lunedì era di circa 4,52 dollari al gallone. L'affordabilità energetica era stata uno dei temi centrali della campagna elettorale del presidente, che da candidato aveva criticato l'allora presidente Joe Biden per l'aumento dei prezzi del carburante all'inizio del conflitto russo-ucraino.