Trump intensifica la pressione su Cuba e valuta un'azione militare
L'amministrazione americana ha imposto nuove sanzioni a undici funzionari cubani e a tre agenzie governative, mentre fonti interne riferiscono che il Pentagono sta preparando piani militari contro l'isola.
L'amministrazione Trump considera ora seriamente l'opzione di un intervento militare a Cuba, dopo mesi in cui la strategia si era concentrata su pressioni economiche e diplomatiche. La rivelazione arriva da Politico, che cita un funzionario americano e una persona vicina alle discussioni dell'amministrazione. Secondo queste fonti, il presidente e i suoi collaboratori sono frustrati perché la campagna di pressione, incluso il blocco dei rifornimenti di carburante, non ha spinto i leader cubani ad accettare riforme economiche e politiche significative.
"L'atmosfera è decisamente cambiata", ha dichiarato a Politico una delle fonti. "L'idea iniziale su Cuba era che la leadership fosse debole e che la combinazione di sanzioni rafforzate, di fatto un blocco petrolifero, e di chiare vittorie militari americane in Venezuela e in Iran avrebbe spaventato i cubani spingendoli a un accordo. Ora l'Iran è andato male e i cubani si stanno dimostrando molto più duri di quanto previsto inizialmente. Quindi l'azione militare è sul tavolo in un modo in cui non lo era prima."
Lo Us Southern Command, secondo le fonti, ha avviato nelle ultime settimane la preparazione di piani per una possibile azione militare. Le opzioni allo studio vanno da un singolo attacco aereo, pensato per costringere il regime a concessioni, fino a un'invasione di terra per rovesciarlo. Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato a Politico che il compito del Pentagono è preparare opzioni per dare al presidente "la massima flessibilità", precisando che ciò non significa che una decisione sia stata presa. Un'operazione non appare comunque imminente: gran parte delle forze speciali americane resta impegnata in Medio Oriente, in vista di possibili nuove ostilità con l'Iran, dove la guerra si è arenata in uno stallo senza esiti chiari. Lo scenario dell'uso di esuli cubani in qualunque operazione viene considerato altamente improbabile: "Hanno stabilito che gli esuli non hanno alcun ruolo qui se non come tifosi e disturbatori. Non sarà una Baia dei Porci 2.0", ha detto una delle fonti.
Il 18 maggio il dipartimento di Stato e il dipartimento del Tesoro hanno colpito undici alti funzionari cubani, tra cui la ministra delle comunicazioni Mayra Arevich Marin, il presidente dell'Assemblea nazionale Juan Esteban Lazo Hernandez, l'alto dirigente del partito comunista Roberto Tomas Morales Ojeda, il generale e viceministro delle forze armate Joaquin Quintas Sola e l'ufficiale militare Raul Villar Kessel. Le sanzioni hanno raggiunto anche la Direccion de Inteligencia, principale agenzia di intelligence dell'isola, il ministero degli Interni e la Policia Nacional Revolucionaria, accusata di gestire prigioni mobili e di reprimere le proteste. Le misure congelano gli eventuali beni e conti bancari negli Stati Uniti, anche se è improbabile che i funzionari cubani ne possiedano. Il segretario di Stato Marco Rubio ha collegato l'intervento alla "vasta campagna per rispondere alle pressanti minacce alla sicurezza poste dal regime comunista di Cuba".
Il 1 maggio Trump ha firmato un ordine esecutivo che attribuisce ampia autorità per colpire i settori economici chiave di Cuba e autorizza sanzioni secondarie contro istituzioni finanziarie straniere che trattano con soggetti sanzionati. La misura ha già prodotto effetti: la compagnia tedesca Hapag-Lloyd e la francese Cma Cgm hanno sospeso le prenotazioni da e per Cuba, mentre la società mineraria canadese Sherritt International Corporation ha annunciato il ritiro dalle sue joint venture con l'isola. John Kavulich, presidente dello Us-Cuba Trade and Economic Council, ha dichiarato al New York Times che le sanzioni sono significative per le posizioni di alto profilo occupate dai bersagli: "Dal punto di vista dell'immagine, è importante perché aggiunge al portfolio che l'amministrazione Trump sta sviluppando per usarlo, sperano loro, come strumento di negoziazione".
I procuratori federali di Miami stanno lavorando a una possibile incriminazione contro Raul Castro, novantaquattro anni, ex presidente e fratello di Fidel. Secondo il New York Times, l'indagine si inserisce in una campagna di pressione che ricalca lo schema già usato contro il Venezuela: a gennaio, gli Stati Uniti avevano utilizzato un'incriminazione federale contro Nicolas Maduro come premessa politica e giudiziaria per il raid militare che ha portato alla sua cattura a Caracas. I procuratori stanno ancora discutendo il perimetro dell'inchiesta. L'eventuale incriminazione potrebbe includere capi d'accusa legati al narcotraffico, come nel caso Maduro, oppure concentrarsi sull'abbattimento, nel febbraio 1996, di due aerei civili del gruppo umanitario Brothers to the Rescue. In quell'episodio un MiG dell'aviazione cubana abbatté due Cessna sullo Stretto della Florida, uccidendo quattro persone: tre cittadini statunitensi e un residente permanente. Il gruppo era composto da esuli cubani di Miami e assisteva i rifugiati. Cuba sostenne che gli aerei avessero violato il suo spazio aereo, una versione contestata dalle autorità internazionali dell'aviazione civile. L'episodio portò, pochi giorni dopo, all'approvazione della legge Helms-Burton, che vincolò la rimozione delle sanzioni alla fine del regime castrista. Castro era allora ministro della Difesa. In una lettera del 13 febbraio scorso indirizzata a Trump, quattro deputati repubblicani hanno chiesto al dipartimento di Giustizia di valutare l'incriminazione, citando articoli di stampa secondo cui Castro avrebbe approvato l'operazione.
Raul Castro, pur formalmente fuori dal potere dal 2021, resta una delle figure più influenti della politica cubana. Le sue condizioni di salute non sono del tutto note, ma è fragile, ha problemi di udito e difficoltà a parlare. Non rilascia dichiarazioni pubbliche da tempo. Frank Mora, ex ambasciatore presso l'Organizzazione degli Stati Americani e oggi docente alla Florida International University, ha dichiarato al New York Times che un'operazione militare contro un novantenne appare improbabile, ma la sua incriminazione funzionerebbe come "operazione psicologica" rivolta sia al regime cubano sia alla comunità cubano-americana di Miami. Sulla visita di John Ratcliffe, Mora ha aggiunto: "Il presidente è frustrato perché non sta ottenendo i risultati che voleva, o che forse gli erano stati promessi, su Cuba. Stanno stringendo le viti per spingere i cubani a concessioni che finora hanno rifiutato".
Il 14 maggio il direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe è volato all'Avana per consegnare un ultimatum a Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote quarantunenne dell'ex presidente, conosciuto come Raulito o El Cangrejo, responsabile della sicurezza del nonno. Due richieste sarebbero emerse con chiarezza dal colloquio: chiudere le stazioni di intercettazione russe e cinesi presenti sull'isola, utilizzate da Mosca e Pechino per captare comunicazioni statunitensi, e avviare una reale apertura dell'economia cubana. Ratcliffe ha avvertito pubblicamente che Cuba non può più essere "un rifugio sicuro per gli avversari" nell'emisfero occidentale. L'amministrazione conduce inoltre voli di sorveglianza intorno all'isola. Secondo un'analisi pubblicata da The Nation, i colloqui ad alto livello con Rodriguez Castro andrebbero avanti da mesi attraverso i consiglieri di Rubio. Almeno un incontro si sarebbe tenuto sull'isola di Saint Kitts il 25 febbraio, durante la riunione della Comunità caraibica, e avrebbe riguardato le riforme economiche che Cuba implementerebbe in cambio di una graduale rimozione delle sanzioni. Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel Bermudez, in una conferenza stampa del 13 marzo, ha ammesso per la prima volta l'esistenza dei contatti, paragonandoli a quelli avuti durante l'era Obama.
William LeoGrande, professore di scienze politiche all'American University, ha detto al New York Times che "l'incriminazione è un altro elemento della campagna di pressione che Trump e Rubio stanno usando per costringere il governo cubano ad arrendersi alle condizioni statunitensi al tavolo delle trattative", aggiungendo che "i cubani non sono bravi a fare un passo indietro".
Diaz-Canel ha risposto lunedì 18 maggio definendo le minacce un "crimine internazionale" e avvertendo che un'aggressione militare provocherebbe "un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili". In un messaggio su X ha aggiunto che Cuba "non rappresenta una minaccia, né ha piani o intenzioni aggressive contro alcun paese". Il dipartimento di Stato ha anche offerto cento milioni di dollari in aiuti umanitari, che dovrebbero essere distribuiti da organizzazioni non statali, in primo luogo la Chiesa cattolica. Sul fronte sanitario, il dipartimento di Stato ha implementato un "Freedom Framework for Self-Sufficient Healthcare in the Americas" per spingere circa quattordici paesi dell'emisfero occidentale a espellere i medici cubani in cambio di assistenza americana. Honduras, Giamaica e Guyana hanno già ceduto a queste pressioni.
Il quotidiano americano Axios ha scritto il 17 maggio che Cuba avrebbe acquisito circa trecento droni militari da Russia e Iran negli ultimi tre anni, nascondendoli sull'isola, e starebbe discutendo piani per colpire la base americana di Guantanamo Bay e potenzialmente Key West, in Florida. Numerosi analisti di sicurezza nazionale hanno interpretato la notizia come una fuga di informazioni mirata a costruire il caso per un attacco militare statunitense. Diversi analisti ritengono inoltre che la nozione di una minaccia cubana agli Stati Uniti sia largamente esagerata.