Trump fa indagare la California per frodi elettorali nelle primarie
Il presidente accusa senza prove i democratici di "provare a rubare" le primarie, mentre lo spoglio erode il vantaggio repubblicano. Il procuratore Essayli annuncia indagini coordinate con l'Fbi.
L'Amministrazione Trump ha annunciato venerdì 5 giugno di aver aperto "molteplici indagini per frode elettorale" sulle primarie della California, due giorni dopo la chiusura delle urne e con lo spoglio ancora in corso. L'annuncio è arrivato dal procuratore federale per il distretto centrale della California, Bill Essayli, nominato dal presidente nel 2025, che ha parlato di indagini coordinate con l'FBI e di un "audit completo delle liste elettorali" dello Stato.
Il giorno prima Donald Trump aveva accusato su Truth Social i democratici di "provare a rubare" le primarie per la carica di governatore e di sindaco di Los Angeles. "I democratici ci riprovano! Stanno cercando di rubare le primarie per il governatore della California e per il sindaco di Los Angeles a due grandi candidati repubblicani", ha scritto il presidente. Venerdì, intervenendo a un evento pubblico in Wisconsin, è tornato sull'argomento: "Guardate cosa sta succedendo, il margine si restringe sempre di più. Uno Stato corrotto".
Le primarie californiane, che si sono tenute martedì 2 giugno, vedono al momento in vantaggio due candidati repubblicani appoggiati da Trump: Steve Hilton per la corsa a governatore contro il democratico Xavier Becerra, e Spencer Pratt per la sfida a sindaco di Los Angeles contro la democratica uscente Karen Bass. Con il progredire dello spoglio delle schede postali, però, il loro margine si sta progressivamente riducendo, un fenomeno del tutto fisiologico in California.
La California è lo Stato più popoloso del paese e ha uno dei sistemi di voto più permissivi verso il voto per corrispondenza: le schede vengono inviate automaticamente a tutti gli elettori registrati e restano valide se spedite entro il giorno delle elezioni e ricevute entro sette giorni. Il processo di conteggio può durare fino a trenta giorni e la certificazione definitiva è prevista per il 2 luglio, con il risultato ufficiale otto giorni dopo. Shirley Weber, segretaria di Stato della California, ha ricordato che "la precisione viene prima della velocità" e che lo Stato deve processare "milioni di schede".
Non tutti i repubblicani californiani hanno avallato la tesi dei brogli. Roxanne Beckford Hoge, leader locale del partito a Los Angeles, ha pubblicato sui social un comunicato in cui spiega ai suoi sostenitori che il ritardo è previsto dalla legge elettorale statale: tutte le schede spedite entro il giorno del voto, con timbro postale a fare fede, vengono conteggiate se ricevute entro il 9 giugno. Lo stesso Steve Hilton ha ammesso di non aver visto "nulla che giustifichi un'azione legale". Hilton ha chiesto una riforma delle norme sul voto postale, proponendo di limitare le schede a chi ne fa richiesta e di eliminare il periodo di grazia di sette giorni. Ha anche proposto di inviare un contingente di dipendenti statali nelle 58 contee per accelerare il conteggio. Jesse Salinas, presidente dell'associazione dei funzionari elettorali californiani, ha però risposto che l'idea sarebbe "più dannosa che utile": chiunque tocchi una scheda o un macchinario deve ricevere una formazione specifica e i centri di spoglio sono già al completo.
Sul piano concreto, venerdì mattina un procuratore federale aggiunto si è presentato al centro di spoglio della contea di Los Angeles, come riporta l'Associated Press. Gli è stato illustrato il programma e ha potuto assistere alle operazioni. L'ufficio elettorale della contea ha precisato che i funzionari "ospitano regolarmente osservatori in rappresentanza di un'ampia gamma di interessi". Non è la prima volta che il Dipartimento di Giustizia di Trump si interessa alle elezioni californiane: lo scorso autunno aveva inviato osservatori in cinque contee durante un'elezione speciale sulla mappa dei distretti elettorali.
La California è uno Stato a solida maggioranza democratica, dove non si è mai registrata una frode di dimensioni tali da influenzare un risultato elettorale. Trump sostiene da anni, senza prove, che milioni di immigrati irregolari votino a ogni scrutinio con l'assenso della sinistra. La novità è che ora, con le elezioni di metà mandato di novembre alle porte e i sondaggi che lo danno in difficoltà a causa della guerra in Iran e del caro-benzina, il presidente sembra voler costruire una narrazione preventiva per contestare eventuali sconfitte del suo partito. La sinistra vede in queste mosse le premesse di un nuovo tentativo di contestare i risultati del voto in caso di sconfitta.
L'ufficio stampa del governatore Gavin Newsom ha risposto con sarcasmo: "Trump mente di nuovo sulla California, è ora di togliere il telefono al nonno e metterlo a dormire". Dietro l'ironia c'è la preoccupazione che il presidente stia gettando le basi per non riconoscere la legittimità del voto di novembre, proprio come fece dopo la sconfitta del 2020 contro Joe Biden.