Trump estende la tregua tra Israele e Libano di tre settimane e minaccia di nuovo Teheran

Alla Casa Bianca annunciata l’intesa con gli ambasciatori dei due Paesi per l'estensione della tregua. Intanto il presidente ordina alla Marina statunitense di affondare le navi iraniane che posano mine nello Stretto di Hormuz.

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Trump estende la tregua tra Israele e Libano di tre settimane e minaccia di nuovo Teheran

Il cessate il fuoco tra Israele e Libano durerà altre tre settimane. Lo ha annunciato ieri il presidente Donald Trump dopo un incontro alla Casa Bianca con gli ambasciatori dei due Paesi. Nelle stesse ore il presidente ha minacciato nuovamente Teheran, ordinando alla Marina statunitense di “aprire il fuoco e uccidere senza esitazione” le imbarcazioni iraniane impegnate a posare nuove mine nello Stretto di Hormuz.

L’incontro alla Casa Bianca

La riunione, secondo round di colloqui tra Israele e Libano, avrebbe dovuto inizialmente tenersi al Dipartimento di Stato sotto la guida del Segretario di Stato Marco Rubio. Tre ore prima dell’inizio è stata però spostata alla Casa Bianca, e alle due delegazioni è stato comunicato che avrebbe partecipato anche il presidente Trump, come riporta Axios. All’incontro sono stati presenti anche il vicepresidente JD Vance, l’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee e quello in Libano Michel Issa.

“L’incontro è andato molto bene. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano sarà esteso di tre settimane”, ha poi annunciato Trump su Truth Social. Parlando con i giornalisti, il presidente ha poi detto di sperare di ospitare alla Casa Bianca, proprio in questa finestra di tre settimane, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun.

Ma, nonostante l'ottimismo del presidente, un incontro trilaterale resta difficile. Fonti libanesi citate da Axios ritengono improbabile tale possibilità finché Israele continua a occupare il 6% del territorio libanese e ad attaccare postazioni in territorio libanese nonostante la tregua. Poche ore prima dell’incontro, Hezbollah aveva lanciato diversi razzi contro villaggi israeliani lungo il confine e le Forze Armate israeliane avevano colpito le postazioni di lancio. Trump ha detto che Israele ha il diritto di difendersi, ma deve farlo “con attenzione” e in modo “chirurgico”.

Quando i cronisti hanno ricordato a Trump l'esistenza di una legge libanese che vieta qualsiasi contatto con Israele, il presidente è sembrato sorpreso e ha risposto: “Dobbiamo lavorare per cancellarla”. Ha quindi chiesto a Rubio e ai funzionari presenti di muoversi in questo senso, un passaggio che, però, a Beirut resta politicamente esplosivo.

I due fronti di Trump: Libano e Hormuz
Medio Oriente · Il doppio fronte
I due tavoli di Trump: tregua in LIbano, nuove minacce a Teheran
Dall'incontro alla Casa Bianca alle mine nello Stretto di Hormuz
Diplomazia
Israele–Libano
Cessate il fuoco esteso di 3 settimane
Mine
Stretto di Hormuz
Ordine di aprire il fuoco sulle imbarcazioni iraniane
3 settimane
L'estensione del cessate il fuoco tra Israele e Libano
Annuncio di Trump dopo l'incontro alla Casa Bianca
I nodi che restano sul tavolo
6%
Territorio libanese occupato da Israele
Ostacolo centrale al negoziato: fonti libanesi citate da Axios ritengono improbabile un vertice a tre finché Israele mantiene la sua presenza militare nel Paese.
Round di colloqui Israele–Libano
Previsto inizialmente al Dipartimento di Stato sotto Rubio, poi spostato alla Casa Bianca tre ore prima dell'inizio con la partecipazione a sorpresa di Trump.
Vertice a 3
Ipotizzato con Trump, Netanyahu e Aoun
Trump ha detto di sperare di ospitare alla Casa Bianca i leader dei due Paesi nei prossimi 21 giorni, durante la finestra di tregua appena estesa.
Libano
Una legge libanese vieta però contatti con Israele
Trump, sorpreso dalla norma, ha chiesto a Rubio di lavorare alla sua cancellazione. A Beirut il passaggio resta politicamente esplosivo.
"L'incontro è andato molto bene. Il cessate il fuoco sarà esteso di tre settimane".
Donald Trump, post su Truth Social
"Aprire il fuoco e uccidere senza esitazione."
Ordine di Trump alla Marina USA
Il collasso del traffico marittimo
Navi al giorno attraverso lo Stretto
In tempi normali vs. oggi — IEA parla dello shock energetico più grave di sempre
Prima
100+
navi/giorno
Oggi
<10
navi/giorno
Le mine iraniane
<100
Mine dispiegate prima della nuova ondata
Stima degli esperti citati da Axios prima della seconda operazione di posa di questa settimana. Il numero esatto dei nuovi ordigni è noto a Washington ma non è stato reso pubblico.
90%+
Navi posamine iraniane distrutte dagli USA
Stima del Pentagono sulle grandi navi posamine e sui depositi di mine neutralizzati all'inizio della guerra. Teheran conserva però ancora scorte di mine lungo la costa.
2–4
Mine per peschereccio classe Gashti
Piccole imbarcazioni iraniane usate per posare i nuovi ordigni. Teheran ne ha ancora decine operative lungo la costa.
Contromisure USA
Droni e cacciamine
La Marina statunitense usa droni subacquei per rimuovere le mine. Anche le navi cacciamine USS Chief e USS Pioneer operano nell'area.
Perché conta
In tempi normali
~20%
del petrolio mondiale via mare
Oggi
Crollo
shock più grave di sempre (IEA)
Peggiore degli shock petroliferi degli anni Settanta secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia.
La presenza navale USA
Portaerei nel Golfo
3
USS Abraham Lincoln
Mare Arabico
USS Gerald R. Ford
Mar Rosso
USS G.H.W. Bush
Oceano Indiano
Le tre parti in campo
Stati Uniti
Doppia postura: mediatore sul Libano, Trump ordina di aprire il fuoco contro le imbarcazioni che posano le mine nelo Stretto di Hormuz. Tre portaerei nel Golfo, droni subacquei per la bonifica, ordine di triplicare le operazioni anti-mina.
Libano
Accetta l'estensione della tregua ma pone condizioni per l'incontro trilaterale voluto da Trump: ritiro israeliano dal 6% del territorio attualmente occupato e stop ai nuovi attacchi. Una legge nazionale vieta però ogni contatto diretto con Israele.
Israele
Continua le sue operazioni contro Hezbollah, che rientrano — secondo Washington — in qualcosa di distinto dalla fragile tregua in corso con l'Iran. Trump invita Tel Aviv alla moderazione: attaccare "in modo chirurgico" per difendersi.
Iran
Seconda ondata di posatura di mine nello Stretto tramite imbarcazioni della Marina dei Guardiani della rivoluzione. Teheran sostiene anhce che i raid israeliani in Libano violino la tregua con Washington, una posizione respinta sia da Stati Uniti che Israele.
La giornata dei due fronti
Mattina · Diplomatico
Il secondo round di colloqui tra Israele e Libano è spostato alla Casa Bianca
Previsto inizialmente al Dipartimento di Stato sotto Rubio, l'incontro viene spostato tre ore prima dell'inizio. Alle delegazioni di Israele e Libano viene comunicato che parteciperà anche Trump.
In parallelo · Militare
L'Iran posa nuove mine nello Stretto di Hormuz
Seconda operazione di questo tipo dall'inizio della guerra. Non è chiaro se le mine della prima ondata siano già state tutte individuate e rimosse.
In giornata
La USS George H.W. Bush arriva nell'area di operazioni
È la terza portaerei americana presente nella regione. Rafforza ulteriormente il blocco navale e lascia a Trump più opzioni militari in caso di riapertura delle ostilità.
Casa Bianca
La tregua Israele–Libano estesa di tre settimane
Annuncio di Trump su Truth Social al termine dell'incontro con gli ambasciatori. All'incontro erano presenti anche Vance, Huckabee (ambasciatore USA in Israele) e Issa (ambasciatore USA in Libano).
Ordine operativo
"Aprire il fuoco senza esitazione" sulle imbarcazioni iraniane
Trump ordina alla Marina statunitense, con un post su Truth Social, di attaccare senza esitazione i pescherecci classe Gashti impegnati a posare mine.
Elaborazione FocusAmerica su fonti: Axios, account di Trump su Truth Social, CENTCOM, Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA)

Le nuove mine nello Stretto di Hormuz

Sull’altro fronte, la Marina dei Guardiani della rivoluzione iraniana ha continuato a posare nuove mine nello Stretto di Hormuz questa settimana. Anche in questo caso lo riferisce Axios: si tratta della seconda operazione di questo tipo dall’inizio della guerra e non è per niente chiaro se le mine della prima ondata siano già state tutte individuate e rimosse.

Dopo essere stato informato del nuovo sviluppo, Trump ha ordinato alla Marina statunitense, ancora una volta con un post su Truth Social, di colpire “senza esitazione” qualsiasi imbarcazione iraniana impegnata a posare mine. Secondo Axios, Washington conosce il numero esatto dei nuovi ordigni, ma ha scelto di non renderlo pubblico. Prima di questa nuova ondata, gli esperti stimavano che l’Iran ne avesse dispiegati meno di cento in totale.

All’inizio della guerra, secondo il Pentagono, gli Stati Uniti hanno distrutto oltre il 90% delle grandi navi posamine iraniane e dei depositi di mine. Teheran conserverebbe però altre scorte lungo la costa. A posare gli ordigni sono ora principalmente piccoli pescherecci iraniani della classe Gashti, capaci di trasportarne da due a quattro per volta. L’Iran ne avrebbe ancora decine a disposizione.

La Marina statunitense ha giò usato anche droni subacquei per rimuovere le mine e nell’area stanno già operando anche le due navi cacciamine USS Chief e USS Pioneer, insieme a elicotteri e velivoli di sorveglianza specializzati.

Tre portaerei americane nel Golfo

Lo Stretto di Hormuz resta al centro anche di una nuova possibile escalation militare. In tempi normali da questo corridoio passa circa il 20% del petrolio trasportato via mare nel mondo; oggi il traffico è crollato a meno di dieci navi al giorno, contro le oltre cento di prima. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha già definito l’interruzione delle forniture la più grave mai registrata sul mercato globale, persino peggiore degli shock petroliferi degli anni Settanta.

In questo contesto, ieri la portaerei USS George H.W. Bush e il suo gruppo d’attacco sono arrivati nell’area di competenza del comando centrale americano. È la terza portaerei statunitense nella regione: rafforza il blocco navale imposto contro l’Iran e offre a Trump nuove opzioni militari, nel caso decidesse di riaprire le ostilità. Una presenza che fa di Hormuz ancora una volta il punto più fragile della crisi: il luogo in cui la deterrenza americana può contenere Teheran e riaprire uno spiraglio diplomatico, oppure innescare una nuova escalation.

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