Trump è sempre più impopolare

Solo il 37% degli americani approva il presidente secondo il New York Times/Siena, con la guerra in Iran e il caro vita che spingono i democratici a un vantaggio di 11 punti per le elezioni di metà mandato.

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Trump è sempre più impopolare
Official White House Photo by Joyce N. Boghosian

Il consenso per Donald Trump è sceso al 37%, il livello più basso mai registrato dai sondaggi del New York Times in entrambi i suoi mandati. Il dato emerge dall'ultima rilevazione Times/Siena, condotta tra l'11 e il 15 maggio su 1.507 elettori registrati, e segna un calo di quattro punti rispetto a gennaio. La novità politica più rilevante è che il presidente entra in un territorio inedito: negli ultimi 17 anni nessun inquilino della Casa Bianca era rimasto sotto il 38% di approvazione per più di pochi giorni. Quello che è stato a lungo descritto come il "pavimento alto" del consenso di Trump, ovvero la soglia minima oltre la quale non scendeva mai, inizia ora a mostrare crepe.

A pesare sono due fattori principali, la guerra in Iran e il costo della vita. Solo il 28% degli intervistati approva la gestione presidenziale dell'inflazione e del potere d'acquisto, mentre il 31% giudica positivamente la conduzione del conflitto. Il 30% ritiene che attaccare l'Iran sia stata la "decisione giusta", contro il 64% che la considera sbagliata. Il 55% degli elettori pensa che la guerra non varrà i costi sostenuti, e il 52% si oppone alla ripresa di operazioni militari nel caso in cui non si raggiungesse un accordo per fermare il programma nucleare iraniano. Più in generale, il 70% degli intervistati ritiene ingiustificato l'uso della forza militare per rovesciare governi ostili che non rappresentino una minaccia imminente, e il 63% sostiene che il presidente non dovrebbe poter usare le forze armate senza l'approvazione del Congresso.

Approvazione di Trump - Sondaggio NYT/Siena
Sondaggio · NYT/Siena · 11-15 maggio 2026
Approvi o disapprovi come Donald Trump sta gestendo…
Sondaggio condotto su 1.507 elettori registrati a livello nazionale
Saldo netto
Il suo lavoro come presidente
37%
59%
−22 pt
Approvazione Disapprovazione
Immigrazione
41
56
−15 pt
L'economia
33
64
−31 pt
Il conflitto israelo-palestinese
31
62
−31 pt
La guerra in Iran
31
65
−34 pt
Il costo della vita
28
69
−42 pt
Fonte: New York Times/Siena Poll · Sondaggio su 1.507 elettori registrati condotto dall'11 al 15 maggio 2026 · Il segmento grigio rappresenta gli elettori che non hanno risposto o hanno dichiarato di non sapere

Sul fronte economico il quadro è altrettanto severo. Il 49% degli elettori definisce "scarse" le condizioni dell'economia americana, contro il 38% di gennaio. Solo il 22% le giudica eccellenti o buone, una caduta netta rispetto al 29% di quattro mesi fa. Alla domanda se le politiche di Trump abbiano avuto un effetto personale, il 44% risponde di essere stato danneggiato, mentre solo il 20% dice di averne tratto beneficio. Anche sull'immigrazione, tema su cui il presidente ha tradizionalmente goduto di sostegno più ampio, l'approvazione è scesa al 41% contro un 56% di disapprovazione.

La conseguenza politica immediata riguarda le elezioni di metà mandato di novembre. Il sondaggio mostra i democratici in vantaggio di undici punti sui repubblicani nelle intenzioni di voto per il Congresso, 50% contro 39%. Si tratta di uno spostamento significativo rispetto alle precedenti rilevazioni dello stesso ciclo elettorale, che davano i democratici avanti di due-cinque punti. Tra chi si dichiara "quasi certo" o "molto probabile" di andare a votare, il vantaggio sale a 14 punti. Un margine di questa entità supererebbe agevolmente il vantaggio repubblicano nella ridefinizione dei collegi della Camera e renderebbe i democratici competitivi anche al Senato.

I gruppi demografici che avevano sostenuto Trump nel 2024 si stanno allontanando. Tra gli elettori dai 18 ai 29 anni l'approvazione è ferma al 19%, mentre tra gli ispanici si attesta al 20%. Sia i giovani sia gli elettori non bianchi sono tornati verso i democratici, che hanno recuperato il vantaggio storico in queste fasce della popolazione, perso durante la presidenza di Joe Biden. Il malcontento attraversa comunque entrambi gli schieramenti: il 70% degli elettori si dichiara insoddisfatto del Partito democratico e il 64% di quello repubblicano.

L'analisi del giornalista Nate Cohn, autore della newsletter The Tilt del New York Times, paragona la situazione attuale a quella di George W. Bush nello stesso punto del suo secondo mandato. Anche allora la combinazione tra guerra in Iraq e prezzi alti della benzina aveva trascinato il consenso del presidente intorno ai livelli odierni di Trump. Il calo di Bush proseguì poi al ritmo di meno di un punto al mese fino a scendere sotto il 30%, lo stesso ritmo con cui Trump sta perdendo terreno negli ultimi mesi.

Le implicazioni di medio periodo possono essere pesanti. Nella storia dei sondaggi moderni, non ci sono casi in cui il partito del presidente uscente abbia mantenuto la Casa Bianca quando l'approvazione presidenziale era inferiore al 40%. Una sconfitta di metà mandato era prevedibile anche prima della guerra, dato che è il destino consueto dei partiti al governo, ma i partiti tendono a recuperare in vista delle presidenziali successive. Se l'approvazione di Trump restasse stabilmente sotto il 40%, quel recupero non sarebbe garantito e le elezioni del 2028 potrebbero trasformarsi in una sconfitta più ampia per i repubblicani.

Il New York Times ha annunciato anche un cambiamento metodologico per il sondaggio Times/Siena. Si tratta del primo di una serie di aggiustamenti, il più importante dal 2016. La novità riguarda l'introduzione del "voto passato sintetico", una misura usata per ponderare il campione, basata sul ricordo dell'elettore su chi ha votato alle ultime presidenziali. La nuova tecnica corregge alcune distorsioni emerse negli anni passati, quando i sondaggi tendevano a sottostimare il sostegno a Trump. Nel sondaggio attuale, comunque, la differenza tra le due metodologie è minima: il voto ricordato dà Trump in vantaggio di un punto.

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