Senato Usa, primo via libera alla risoluzione per fermare la guerra in Iran
Quattro senatori repubblicani si sono uniti ai democratici per votare il provvedimento che obbligherebbe Trump a chiedere l'autorizzazione del Congresso per continuare le operazioni militari in Iran.
Il Senato degli Stati Uniti ha approvato ieri l'apertura del dibattito su una proposta di risoluzione che, se approvata dal Congresso, obbligherebbe il presidente Donald Trump a fermare la guerra in Iran o a chiedere l'autorizzazione del Congresso per poterla continuare. Il voto è passato con 50 a favore e 47 contrari. Per mesi i repubblicani erano riusciti a bloccare ogni iniziativa simile.
A spostare gli equilibri è stato Bill Cassidy, senatore repubblicano della Louisiana, che ha cambiato posizione e si è schierato con i democratici dopo aver perso le primarie nel fine settimana. Trump aveva sostenuto il suo sfidante. La defezione di Cassidy, unita all'assenza di altri tre senatori repubblicani, è bastata a far avanzare il provvedimento. Si tratta dell'ottavo tentativo di limitare i poteri di guerra del presidente da quando Trump ha avviato la campagna militare contro l'Iran, ormai entrata nel suo terzo mese. Secondo i sondaggi, la maggioranza degli americani ritiene che l'operazione militare non avrebbe mai dovuto essere lanciata.
Cassidy ha precisato di non rinnegare l'obiettivo strategico dell'intervento, ma di contestare il metodo seguito dalla Casa Bianca. "Pur sostenendo gli sforzi dell'amministrazione per smantellare il programma nucleare iraniano, la Casa Bianca e il Pentagono hanno lasciato il Congresso all'oscuro su Operation Epic Fury", ha dichiarato in una nota, usando il nome scelto dall'Amministrazione per identificare l'operazione. "Finché l'Amministrazione non fornirà chiarezza, nessuna autorizzazione o proroga del Congresso può essere giustificata".
Le crepe nel fronte repubblicano
Insieme a Cassidy hanno votato con i democratici anche le senatrici Lisa Murkowski dell'Alaska, Susan Collins del Maine e il senatore Rand Paul del Kentucky. Murkowski e Collins respingono la tesi dell'Amministrazione secondo cui il fragile cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran avrebbe sospeso il termine di 60 giorni previsto dalla legge per ottenere l'autorizzazione del Congresso. Paul, invece, è da tempo contrario agli interventi militari all'estero.
Sul fronte democratico, l'unico voto contrario è arrivato ancora una volta dal senatore della Pennsylvania John Fetterman. Tra i repubblicani erano assenti Tommy Tuberville dell'Alabama, Thom Tillis del North Carolina e John Cornyn del Texas. Il senatore democratico Tim Kaine della Virginia, che da settimane lavora per convincere alcuni repubblicani a sostenere il provvedimento, ha presentato il voto come un primo segnale di svolta politica. "Il vento sta lentamente cambiando a nostro favore", ha detto.
La tregua fragile e il peso dei prezzi dell'energia
Il voto arriva mentre la tregua tra Washington e Teheran appare sempre più precaria. Lunedì Trump ha annunciato che sospenderà nuovi attacchi su larga scala contro l'Iran per dare più tempo alla diplomazia, ma ha minacciato di ordinare un "assalto completo e su larga scala" se Teheran non accetterà le condizioni della Casa Bianca. I negoziati restano bloccati soprattutto sul futuro del programma nucleare iraniano e sul controllo dello Stretto di Hormuz. Fin dai primi giorni del conflitto, l'Iran ha ridotto gran parte del traffico marittimo nell'area, facendo salire i prezzi di petrolio e gas e alimentando negli Stati Uniti il malcontento per il rincaro dell'energia.
Il prossimo voto procedurale sulla risoluzione non si terrà prima della pausa per il Memorial Day. Kaine spera che, nel frattempo, i senatori repubblicani che continuano a votare contro subiscano pressioni dai loro elettori. "Quando torneranno a casa si sentiranno dire molte cose brutte sui prezzi della benzina", ha affermato. Ad ogni modo, anche se venisse approvata da entrambe le Camere, la risoluzione resterebbe comunque esposta a un veto presidenziale quasi certo. La Camera dei Rappresentanti dovrebbe, comunque, votare nei prossimi giorni una misura analoga, dopo che la settimana scorsa un provvedimento simile era stato respinto per un solo voto.