Donald Trump avrebbe confidato in privato ai principali donatori repubblicani di voler vedere il suo vicepresidente, JD Vance, alla Casa Bianca nel 2028. “Alla fine dei conti, dobbiamo eleggere JD”, avrebbe detto durante un incontro nello Studio Ovale circa due settimane fa, secondo due persone a conoscenza del colloquio citate dal Washington Post. Una fonte vicina alla vicenda ha poi confermato la ricostruzione anche a Fox News Digital.
In pubblico, però, il presidente continua a mantenere un atteggiamento più ambiguo. Da oltre un anno alimenta la competizione tra JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio, arrivando più volte a ipotizzare un ticket formato da entrambi ed evitando di indicare con chiarezza chi preferirebbe come candidato alla presidenza. A marzo, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano chi fosse l’erede del movimento MAGA, si era limitato a dire che era “molto probabilmente” il vicepresidente.
Trump continua a sondare i collaboratori
Anche dopo l’incontro con i donatori, Trump avrebbe continuato a raccogliere opinioni. Un funzionario della Casa Bianca racconta che, alla fine del mese scorso, a bordo del Marine One, l’elicottero presidenziale, il presidente avrebbe chiesto ai collaboratori quale tra Vance e Rubio fosse il candidato migliore.
Secondo un consigliere a conoscenza diretta della conversazione, Trump avrebbe però ormai deciso in privato di considerare JD Vance il futuro leader del Partito Repubblicano, ma riterrebbe “troppo presto” stabilire quando il vicepresidente annuncerà la candidatura e quando arriverà un eventuale endorsement del presidente. Altri sei consiglieri e alleati del presidente, però, invitano alla prudenza: Trump tende a dare risposte diverse a interlocutori diversi e potrebbe ancora cambiare idea.
“Chi dà la cosa per fatta corre troppo, oppure non conosce bene il presidente”, ha osservato il funzionario presente alla conversazione sul Marine One. Sul rinvio dell’investitura, invece, all’interno della Casa Bianca ci sarebbe un consenso molto più ampio: un annuncio troppo anticipato trasformerebbe Trump in un presidente di fine mandato, riducendone l’influenza sul partito.
Trump ha scelto Vance, ma non vuole ancora dirlo
Ai grandi donatori il presidente ha indicato il vicepresidente come erede. In pubblico però alimenta la sfida con Marco Rubio e rinvia ogni investitura a dopo le elezioni di metà mandato.
Alla fine dei conti, dobbiamo eleggere JD
«Molto probabilmente» il vicepresidente
Eppure a fine luglio, a bordo del Marine One, il presidente chiedeva ancora ai collaboratori chi fosse il candidato migliore tra Vance e Rubio.
Che cosa spinge Vance, che cosa frena Rubio
Tocca ogni voce per leggere il dettaglio.
Due elettori su tre bocciano la gestione della guerra
Giudizio sulla gestione del conflitto con l’Iran da parte di Trump. Due sondaggi condotti negli stessi giorni, 23–27 luglio 2026.
Tutto passa dalle elezioni di metà mandato
Vance dice che deciderà sulla candidatura con la moglie solo dopo il voto di novembre, sicuro del sostegno di Trump.
Alla Casa Bianca frenano: un’investitura anticipata trasformerebbe Trump in un presidente di fine mandato.
Un risultato deludente dei repubblicani rafforzerebbe chi vuole contestare il candidato scelto da Trump.
Vance cresce nei favori del presidente, Rubio resta in corsa
Da parte sua, JD Vance continua a non confermare i propri piani. A giugno ha dichiarato alla CBS News che discuterà dell’eventuale candidatura alla presidenza con la moglie dopo le elezioni di metà mandato e di non avere “alcun dubbio” sul sostegno di Trump, qualunque decisione prenda. Ribadisce inoltre di essere concentrato sul proprio incarico e di avere ottimi rapporti con Rubio.
Negli ultimi mesi il vicepresidente ha rafforzato la propria posizione agli occhi del presidente. Ha negoziato personalmente il Memorandum d’Intesa in 14 punti firmato a giugno da Stati Uniti e Iran, che formalizzava la tregua raggiunta ad aprile, ha guidato la task force contro le frodi nei sussidi federali e ha sostenuto il tour promozionale del suo libro con numerose interviste.
Sebbene l’intesa con Teheran sia poi saltata a luglio, i suoi collaboratori ritengono che l’episodio gli abbia comunque portato benefici politici: l’accordo era popolare, mentre la gestione della guerra viene giudicata negativamente dalla maggioranza degli elettori. Nel sondaggio Quinnipiac condotto tra il 23 e il 27 luglio su 963 elettori registrati, con un margine di errore del 4,1%, il 66% disapprova la gestione del conflitto con l’Iran da parte del presidente. Un sondaggio AP-NORC realizzato negli stessi giorni colloca invece al 28% il tasso di approvazione della politica di Trump sull’Iran.
Rubio, dal canto suo, continua a guidare il Dipartimento di Stato e ricopre anche il ruolo di Consigliere ad interim per la Sicurezza Nazionale dal 1° maggio 2025, incarichi che gli lasciano poco spazio per un’attività politica. Secondo il Washington Post, inoltre, ragioni legali e organizzative renderebbero difficile una candidatura senza lasciare l’incarico. Per questo evita di parlare del 2028 e, riferisce una persona a lui vicina, ha ridotto le apparizioni pubbliche per non alimentare ulteriormente le speculazioni.
All’inizio dell’anno il suo staff aveva invece favorito questa narrazione diffondendo un video, diventato virale, in cui il Segretario di Stato teneva un intervento dai toni quasi elettorali durante un briefing con la stampa. In conversazioni private, tuttavia, Rubio avrebbe lasciato intendere di voler semplicemente completare il proprio mandato e, al momento, non dispone di una struttura politica pronta a trasformarsi in una campagna presidenziale.
Rubio continua inoltre a raccogliere il sostegno di gran parte dei grandi donatori repubblicani dell’era pre-Trump, come era già avvenuto nel 2024 durante la selezione del candidato vicepresidente. JD Vance, invece, è considerato il punto di riferimento della nuova generazione della coalizione MAGA che ha riportato Trump alla Casa Bianca e, durante la vicepresidenza, ha lavorato intensamente per consolidare i rapporti con i principali finanziatori del partito. “Vance ha fatto molto lavoro politico nell’ultimo anno e mezzo”, osserva un consigliere del presidente.
La corsa alla successione ha già prodotto le dinamiche tipiche di una primaria competitiva, con donatori, attivisti e dirigenti che si schierano apertamente a favore o contro il vicepresidente. Molto dipenderà dall’esito delle elezioni di metà mandato: una performance deludente dei repubblicani rafforzerebbe chi intende contestare il candidato sostenuto da Trump e criticare l’operato dell’Amministrazione.
Vance e Rubio, inoltre, sono già esposti ad attacchi interni che nessuno rivolgerebbe direttamente al presidente, una dinamica evidente anche sui social, dove diversi influencer conservatori hanno preso di mira il vicepresidente per la gestione della guerra con l’Iran.
Trump, nel frattempo, continua a godersi il ruolo di arbitro della successione ed è poco incline a cedere il centro della scena. Secondo i suoi consiglieri, si diverte ad alimentare la suspense, proprio come fece nel 2024 quando doveva scegliere il proprio compagno di corsa tra gli stessi Vance e Rubio. Parallelamente continua a rilanciare, almeno per scherzo, l’ipotesi di un terzo mandato attraverso le grafiche “Trump 2028” pubblicate sui social e le battute durante i comizi, mentre chi gli è vicino assicura che non intende realmente perseguire quella strada.
