Texas, anche la crescita demografica mantiene aperta la corsa per il Senato
Ken Paxton resta favorito contro James Talarico, ma 2,6 milioni di nuovi residenti, la trasformazione delle periferie e il calo del sostegno ispanico a Trump rendono meno prevedibile il risultato del voto di novembre in uno Stato storicamente repubblicano.
Dal 2020 il Texas ha guadagnato oltre 2,6 milioni di residenti, quasi l'equivalente dell'intera popolazione del New Mexico. Un'ondata demografica che sta ridisegnando l'elettorato proprio mentre lo Stato si prepara a una delle corse al Senato più osservate dell'anno delle midterm. Sia chiaro: il candidato repubblicano Ken Paxton resta favorito contro il democratico James Talarico a novembre. Ma l'arrivo di nuovi residenti, il calo del sostegno ispanico a Donald Trump e la crescita rapidissima della popolazione nelle contee suburbane ìattorno alle grandi città stanno complicando i calcoli politici in uno Stato a lungo considerato saldamente repubblicano.
Secondo un'analisi di Axios sui dati del censimento statunitense elaborati dallo studio legale Mendoza Law Firm, la popolazione del Texas è aumentata di quasi 400 mila residenti nel 2025, più di qualsiasi altro Stato, arrivando a 31,7 milioni di abitanti. Dal 2020 ad oggi i nuovi residenti sono stati circa 2,6 milioni e oltre due terzi della crescita è dovuta a persone arrivate da altri Stati americani o dall'estero.
Un Texas più grande e più diverso rende la corsa al Senato meno scontata
Dal 2020 lo Stato ha guadagnato 2,6 milioni di residenti, mentre il sostegno ispanico a Trump continua a indebolirsi. Ken Paxton resta favorito contro James Talarico, ma i tre pilastri del predominio repubblicano in Texas cominciano a vacillare insieme.
Due nuovi residenti su tre arrivano da fuori
Oltre due terzi dell'aumento è dovuto a persone trasferite da altri Stati o dall'estero. Tra i 265 mila trasferimenti interstatali registrati tra giugno 2024 e maggio 2025, ecco gli Stati di partenza più frequenti.
Gli elettori ispanici si stanno sempre più allontanando da Trump, dopo averlo premiato nel 2024
In meno di due anni il voto ispanico texano sta cambiando fortemente direzione. Il confronto tra il voto presidenziale del 2024 e le intenzioni per la Camera nel 2026 misura due cose diverse, ma indica con chiarezza una traiettoria molto pericolosa per i repubblicani.
Talarico è avanti anche di 25 punti tra gli indipendenti. Nel 2024 Trump aveva conquistato il 55% degli ispanici texani: il ribaltamento misurato dai sondaggi erode uno dei pilastri chiave su cui i repubblicani contavano per continuare a vincere in Texas.
Paxton resta favorito, ma il suo margine non è più garantito
A novembre si sfidano il procuratore generale repubblicano e il deputato statale democratico. Entrambi arrivano alla corsa con un punto debole evidente.
I repubblicani dispongono ancora della macchina elettorale più efficace in grado di portare gli elettori alle urne, e nelle gradi città texane i democratici hanno spesso deluso le attese. Il Texas non è diventato democratico: è solo meno prevedibile.
Il Texas ha già tradito le speranze democratiche
Una cronologia dei momenti che pesano sulla corsa di novembre. Tocca ogni tappa per leggere i dettagli.
Nuovi residenti, vecchi equilibri in discussione
Il grande interrogativo è quale Partito sceglieranno i nuovi arrivati che andranno a votare alle elezioni. I segnali, per ora, sono contrastanti. Brandon Rottinghaus, professore di scienze politiche all'Università di Houston, ha spiegato ad Axios che i nuovi residenti tendono a essere meno legati ai tradizionali schemi politici del Texas. Per i democratici questo significa avere davanti un elettorato più persuadibile rispetto al passato, quando la composizione più stabile dello Stato favoriva la presa repubblicana.
Mark P. Jones, professore di scienze politiche alla Rice University, ha diviso i nuovi residenti in due grandi categorie: i migranti economici e i rifugiati politici. I primi si sono trasferiti per lavoro, per il costo della vita più basso o per ragioni familiari, e hanno orientamenti politici più eterogenei. I secondi hanno invece lasciato Stati a guida progressista in cerca di tasse più basse e di un clima politico più conservatore.
I dati della società di traslochi HireAHelper mostrano da dove arrivano molti nuovi texani. Su 265 mila trasferimenti da altri Stati registrati tra giugno 2024 e maggio 2025, il 14% proveniva dalla California, il 9% dalla Florida e il 4,5% dal Colorado. Ciò che rende il 2026 diverso dai cicli precedenti è la dimensione stessa del cambiamento. Cinque delle dieci città americane cresciute più rapidamente dal 2020 si trovano in Texas, tra cui Georgetown, Leander, Kyle e Hutto. Sono comunità piene di nuovi residenti, con un elettorato in larga parte inedito e più difficile da prevedere.
Paxton resta favorito, ma il margine non è più scontato
Per anni i repubblicani hanno governato il Texas grazie a margini molto ampi nelle aree rurali, a un solido sostegno nelle periferie e ai recenti progressi tra gli elettori ispanici. Oggi ciascuno di questi pilastri appare meno stabile del passato. Le aree in rapida espansione ai margini delle città stanno cancellando la vecchia divisione tra centri urbani, periferie e campagne, portando con sé elettori che non hanno il retroterra politico del vecchio Texas.
Il ricambio demografico pesa ancora di più perché gli elettori ispanici, un altro tassello chiave dell'elettorato texano, mostrano chiari segnali di allontanamento da Trump. In un sondaggio di metà aprile della Texas Public Opinion Research sulla sfida elettorale di novembre, Talarico era avanti su Paxton di 27 punti tra gli ispanici e di 25 punti tra gli indipendenti. Secondo un altro sondaggio di UnidosUS, BSP Research e Shaw & Co., la disapprovazione verso Trump tra gli elettori ispanici del Texas è salita al 67%. Tra gli stessi elettori, nelle intenzioni di voto per la Camera i democratici sono avanti con il 54% contro il 28% dei repubblicani. Per dare un termine di paragone, a novembre 2024, Trump aveva conquistato il 55% degli ispanici texani, secondo gli exit poll citati dal Texas Politics Project.
Il Texas, comunque, ha già deluso molte speranze democratiche in passato. Nessun democratico ha vinto un'elezione statale dal 1994 e Paxton ha già conquistato tre volte un incarico vincendo elezioni a livello statale. I repubblicani dispongono, inoltre, ancora della macchina da guerra più efficace per portare gli elettori alle urne, mentre i democratici hanno spesso deluso le aspettative proprio nelle città dove avrebbero bisogno di allargare i propri margini.
Nel 2018, in un altro ciclo elettorale segnato dalla forte opposizione a Trump, Beto O'Rourke arrivò a soli tre punti dal battere il senatore Ted Cruz. Paxton si porta dietro anni di guai legali ed etici, ma anche Talarico ha punti deboli in uno Stato che resta fortemente conservatore: alcune sue dichiarazioni passate sulla religione e il suo profilo progressista saranno quasi certamente usati dai repubblicani per attaccarlo da qui a novembre.
Il Texas, in ogni caso, non è diventato improvvisamente democratico. Ma è più grande, più nuovo e meno prevedibile. E questo basta a rendere la corsa di Paxton al Senato meno comoda di quanto i repubblicani vorrebbero.