Nove ex collaboratori di Mary Peltola, la candidata democratica che potrebbe strappare ai repubblicani il seggio dell'Alaska al Senato, raccontano anni di scatti d'ira e sfuriate volgari, a volte contro lo staff e a volte contro chi l'aveva delusa. Tra gli episodi ci sono una spinta a un assistente, l'uso di un insulto omofobo che la campagna nega e l'allontanamento di alcuni collaboratori storici pochi giorni prima delle primarie di agosto. Lo ha rivelato un'inchiesta esclusiva del New York Times, che ha sentito anche più di venti persone dell'ambiente politico della candidata e ha esaminato più di cento screenshot di messaggi e altre immagini.
Peltola, 53 anni, sfida il senatore repubblicano Dan Sullivan in una delle poche corse da cui probabilmente dipenderà il controllo del Senato. Conosciuta e apprezzata in tutto lo stato, anche dai repubblicani, nel 2022 ha vinto a sorpresa l'elezione speciale per il seggio alla Camera rimasto vuoto dopo la morte di Don Young, storico deputato repubblicano, ed è diventata la prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso. Nel 2024 ha perso la rielezione. Quest'anno ha raccolto milioni di dollari e il 18 agosto è arrivata prima alle primarie, davanti a Sullivan (in Alaska le primarie sono aperte e i candidati di tutti i partiti compaiono su un'unica scheda).
Nel febbraio 2024, nel suo ufficio al Congresso, Peltola ha spinto un collaboratore colpendolo al petto con una mano e facendolo indietreggiare barcollando, perché non trovava un appunto per una riunione. Lo raccontano una persona presente, altre due che lo hanno saputo subito dopo e i messaggi scambiati in quei giorni. Poco dopo il collaboratore ha lasciato la squadra. Secondo la campagna non si è trattato di una spinta: Peltola era distratta e ha urtato l'assistente per sbaglio, nel giorno in cui il marito, morto in un incidente aereo pochi mesi prima, avrebbe compiuto gli anni.
Quattro ex membri dello staff dicono di averla sentita usare più volte un insulto omofobo, in alcuni casi rivolto ai suoi stessi collaboratori, ma la campagna lo nega. Secondo gli ex collaboratori e i messaggi visionati dal giornale, Peltola usava anche la parola "ritardato". Quest'anno l'ha scritta per definire un dirigente della pesca commerciale che aveva pubblicato un selfie con lei, un problema politico per una candidata contraria alla pesca a strascico su larga scala. La campagna ha detto che Peltola riconosce che quella parola era inappropriata e si è pentita di averla usata.
Peltola, che si presenta come una democratica moderata favorevole al diritto all'aborto, se l'è presa anche con Planned Parenthood, la principale rete americana di cliniche per la salute riproduttiva. Mentre si preparava alla rielezione alla Camera, era irritata perché l'organizzazione seguiva da vicino i suoi dubbi su come votare una legge sulla difesa con misure contro l'aborto. "Spero che Planned Parenthood sappia che se non vinciamo ci perdono più loro che noi", ha scritto allo staff nel gennaio 2024, aggiungendo un insulto volgare. Più avanti nello stesso anno, riferendosi a quanto pare a una donna del consiglio direttivo della sezione locale, ha scritto: "Spero che muoia per un aborto finito male". Il braccio politico di Planned Parenthood, che aveva sostenuto le precedenti campagne di Peltola, quest'anno non l'ha appoggiata.
La campagna nega qualsiasi comportamento vessatorio ricorrente, ma riconosce che la morte della madre e del marito, a pochi mesi di distanza nel 2023, ha messo Peltola a dura prova. "Come chiunque abbia vissuto più tragedie personali nell'arco di pochi mesi, Mary a volte ha faticato a gestire il suo dolore", ha detto al New York Times il portavoce Harry Child. "Esagerare e mentire apertamente su momenti del periodo più difficile della sua vita, presentandoli falsamente come un comportamento ricorrente, è sbagliato". Peltola non ha accettato di essere intervistata.
Secondo gli ex collaboratori, il clima non è migliorato nemmeno nella corsa al Senato e nei messaggi di quest'anno lo staff si diceva ansioso ed esausto. La tensione è esplosa ad agosto per quella che i collaboratori consideravano all'inizio una lamentela di poco conto: in messaggi scritti tutti in maiuscolo, Peltola protestava perché nel sud-est dello stato mancavano cartelli elettorali di grandi dimensioni. Esasperata, ha chiamato un alto dirigente del Democratic Senatorial Campaign Committee, il comitato che si occupa delle campagne dei democratici per il Senato. Insieme hanno deciso di affiancarle un nuovo consulente, Brad Elkins, che è volato subito ad Anchorage. Alcuni membri dello staff gli hanno raccontato i comportamenti della candidata e hanno detto di voler lasciare. In almeno una riunione Elkins li ha invitati a restare e si è offerto come intermediario per risollevare il morale.
Poco dopo lo studio legale della campagna, Elias Law Group, ha comunicato a diversi collaboratori di lunga data che sarebbero stati licenziati o spostati ad altri incarichi. Elisa Rios, la responsabile della campagna, è stata licenziata e Anton McParland, il capo dello staff, è stato retrocesso: i due avevano diretto l'attività politica di Peltola per tre cicli elettorali. All'epoca la campagna aveva minimizzato il cambio, ma secondo due ex collaboratori all'origine c'era una delle sfuriate della candidata.
Secondo il sito di ricerca LegiStorm, nei circa due anni alla Camera Peltola ha avuto uno dei tassi di ricambio del personale più alti del Congresso: nel 2023 solo quattro deputati hanno perso collaboratori a un ritmo più alto del suo. In quel periodo ha cambiato anche tre responsabili del suo ufficio in Alaska. Il suo staff lo attribuiva alla necessità di sostituire il personale del predecessore repubblicano, ma secondo LegiStorm solo cinque dei circa 24 collaboratori che se ne sono andati prima della fine del mandato avevano lavorato per Young. Per due ex membri dello staff hanno pesato molto anche gli sbalzi d'umore della deputata.
Gli ex collaboratori raccontano che Peltola poteva esplodere senza preavviso per questioni banali, come un collaboratore vestito in modo inadatto al freddo o un post sui social che non le piaceva. A volte saltava e pestava i piedi. Nel 2024, secondo due di loro, ha lanciato in aria le pile di fogli che aveva sulla scrivania, un gesto che entrambi hanno paragonato a una scena della serie satirica Veep (la campagna riconosce solo che li ha spinti via dalla scrivania per la frustrazione). In ufficio c'era chi finiva in lacrime e chi parlava spesso di andarsene. Alcuni dicono di aver perso peso per lo stress o di essersi rivolti a uno psicoterapeuta.
Per alcuni membri dello staff, il segno più chiaro del suo scarso riguardo per i dipendenti era nutrire Meatball, il camaleonte della figlia, con grilli vivi comprati in un negozio di animali. All'inizio i collaboratori andavano nell'appartamento di Peltola a Washington, poi la deputata ha portato il rettile nel suo ufficio al Congresso. Almeno una volta i grilli sono scappati e lo staff ha dovuto riacchiapparli con cartelline e bicchierini di carta, come mostra una foto visionata dal giornale.
Le campagne elettorali e gli uffici del Congresso sono spesso ambienti stressanti e in politica le donne al comando vengono descritte come emotive o aggressive più spesso degli uomini. Anche tenendo conto di questo, per gli ex collaboratori i comportamenti di Peltola erano eccessivi. Altre persone che hanno lavorato con lei ne hanno invece un ricordo solo positivo. "Mary Peltola è una delle persone migliori per cui abbia mai lavorato", ha detto al giornale Paul Horner, responsabile della raccolta fondi nella campagna del 2022.
Tyson Fick, suo assistente speciale al Congresso e uno degli ex collaboratori indicati dalla campagna per parlare del suo carattere, l'ha descritta come "fantastica ed esigente". Ha ammesso che a volte alzava la voce con lo staff, ma lo ha attribuito al lutto e ha detto che chi non è abituato ad ambienti di lavoro manuale come un peschereccio potrebbe esagerare gli episodi. "Alcune cose si potevano comunicare meglio, ma non credo che sia mai stato un ambiente vessatorio", ha detto.
