Retroscena: panico della Casa Bianca sui file Epstein, riunioni e duri scontri nel team di Trump
Un nuovo libro in uscita, il cui estratto è stato pubblicato in esclusiva dal New York Times svela mesi di crisi interna, finora nascosta al grande pubblico, alla Casa Bianca sui file Epstein: lo scontro Bongino-Bondi, i timori di Vance e i tentativi di Trump di fermare le rivelazioni.
Lo scandalo dei file Epstein ha paralizzato la Casa Bianca molto più di quanto finora si sapesse. Lo rivela in esclusiva un estratto pubblicato del New York Times firmato da Maggie Haberman e Jonathan Swan, tratto dal loro libro in uscita Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump. Nell'estate del 2025 i più stretti consiglieri di Donald Trump si riunirono più volte nella Situation Room, il bunker riservato alle crisi di sicurezza nazionale, per contenere lo scandalo che rischiava di minacciare il presidente in persona.
La riunione nel bunker
La prima riunione raccontata nell'estratto del nuovo esplosivo libro dei due giornalisti americani risale al 17 luglio 2025. Dieci giorni prima, il Dipartimento di Giustizia e l'Fbi avevano pubblicato un memo in cui affermavano che non esisteva alcuna "lista di clienti" di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per crimini sessuali e morto in carcere nel 2019. Il documento doveva chiudere il caso, ma ottenne invece l'effetto opposto: scatenò infatti la rivolta di una parte della base MAGA, convinta da anni che quella lista nascondesse una cospirazione ai vertici del potere. A peggiorare le cose, il video di sorveglianza del carcere dove era rinchiuso Epstein diffuso insieme al memo presentava un minuto mancante, un salto nel contatore orario che per molti sostenitori di Trump divenne la prova di un insabbiamento.
Al tavolo, senza la presenza di Trump, sedevano tra gli altri il vicepresidente JD Vance, il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles e l'allora vice Procuratore Generale, ed oggi Procuratore Generale ad interim, Todd Blanche. Vance, apparso ai presenti in preda al panico per le divisioni nella coalizione MAGA, spingeva per pubblicare tutti i file, comprese le accuse non verificate contro il presidente: il Congresso, sosteneva il vicepresidente, avrebbe comunque forzato la mano alla Casa Bianca. Per questo punto proponeva anche di far intervistare in carcere (da Tucker Carlson) Ghislaine Maxwell, la ex compagna e complice di Epstein, nella speranza che potesse scagionare Trump. Alla fine è prevalsa però l'opzione di Blanche: chiedere ai tribunali di desecretare le testimonianze del gran giurì. Una richiesta destinata quasi certamente a essere respinta, così che fossero i giudici, e non la Casa Bianca, a prendersi la responsabilità di negare i documenti.
Ironicamente, a fine luglio è stato lo stesso Blanche a interrogare Maxwell per due giorni, per alcuni interrogatori nel corso dei quali la donna gli ha detto di non aver mai assistito a comportamenti scorretti da parte di Trump. Poco dopo Maxwell è stata trasferita senza spiegazioni in un carcere federale di minima sicurezza in Texas, una mossa che ha alimentato ulteriormente l'indignazione pubblica. In una riunione successiva, tenutasi ad agosto, Vance ha proposto di andare di persona a farsi intervistare da Joe Rogan per difendere la linea dell'Amministrazione, dopo che Rogan aveva rifiutato di ospitare Blanche. Quell'intervista, però, non si è fatta mai.
Proprio durante la riunione del 17 luglio il Wall Street Journal aveva pubblicato l'articolo esplosivo sul biglietto di auguri attribuito a Trump per il compleanno di Epstein nel 2003, con il disegno di una donna nuda e un dialogo immaginario su un "meraviglioso segreto" tra i due uomini. Nei giorni precedenti il presidente aveva telefonato a Rupert Murdoch e alla direttrice del giornale Emma Tucker per bloccare il pezzo, arrivando a dirle che così facendo dimostrava di "odiare l'America", ma senza alcun successo.
Esclusiva NYT · Estratto di "Regime Change"
File Epstein, la crisi che la Casa Bianca ha gestito dal bunker
Nell'estate del 2025 i più stretti consiglieri di Trump si riunirono più volte nella Situation Room per cercare di contenere lo scandalo. Le rivelazioni del nuovo esplosivo libro di Maggie Haberman e Jonathan Swan.
"Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump"In uscita il 23 giugno 2026
Lo scandalo in un numero
0+
Le volte in cui Trump, la sua famiglia e i luoghi che frequenta compaiono nei file pubblicati, secondo un'analisi del New York Times
8 voli
Di Trump sul jet privato di Epstein tra il 1993 e il 1996
1 minuto
Mancante nel video del carcere diffuso con il memo
2+ riunioni
Nella Situation Room per contenere lo scandalo, estate 2025
Esplora la ricostruzione
La riunione decisiva
Le tre opzioni discusse nella Situation Room, senza il presidente
Dieci giorni dopo il memo che negava l'esistenza di una "lista di clienti" di Epstein, i vertici dell'Amministrazione Trump si chiusero nel bunker della Situation Room per decidere come placare la rivolta della base MAGA.
17
Luglio 2025
Situation Room, Casa Bianca
Al tavolo, tra gli altri: il vicepresidente JD Vance, il capo dello staff Susie Wiles e il vice Procuratore Generale Todd Blanche. Trump è assente.
Le opzioni discusse
Proposta di VanceScartata
Pubblicare tutti i file
Comprese le accuse non verificate contro il presidente. Il Congresso, sostiene il vicepresidente, forzerà comunque la mano alla Casa Bianca.
Proposta di VanceScartata
Far intervistare Maxwell in carcere da Tucker Carlson
Nella speranza che la ex complice di Epstein scagioni Trump davanti al pubblico conservatore.
Proposta di BlancheLa linea scelta
Chiedere ai tribunali di desecretare gli atti dei grand jury
Una richiesta destinata quasi certamente al rifiuto: così sarebbero stati i giudici, e non la Casa Bianca, a prendersi la responsabilità di negare i documenti.
Intanto
Lo stesso giorno il Wall Street Journal ha pubblicato l'articolo sul biglietto di auguri attribuito a Trump per il compleanno di Epstein nel 2003. Nei giorni precedenti il presidente aveva telefonato a Rupert Murdoch e alla direttrice Emma Tucker per bloccare il pezzo, senza successo.
Dentro la Casa Bianca
Chi ha gestito la crisi, e come: tocca un nome per i dettagli
JD
JD Vance
Vicepresidente
Appare ai presenti in preda al panico per le divisioni nella coalizione MAGA. Spinge per pubblicare tutto e propone le interviste a Maxwell (con Carlson) e a sé stesso (con Joe Rogan, che aveva rifiutato di ospitare Blanche). Nessuna delle due si farà mai.
TB
Todd Blanche
Allora vice Procuratore Generale, oggi Procuratore Generale ad interim
La sua linea prevale: chiedere ai giudici un desecretamento destinato al rifiuto. A fine luglio è lui a interrogare Maxwell per 2 giorni: la donna gli dice di non aver mai assistito a comportamenti scorretti di Trump. Poco dopo viene trasferita senza spiegazioni in un carcere di minima sicurezza in Texas.
DB
Dan Bongino
Ex vicedirettore dell'Fbi
Esplode contro Bondi il giorno del memo: "Hai rovinato tutto fin dall'inizio". Accusato da Wiles di una fuga di notizie ad ABC News, offre 100mila dollari in contanti a chi dimostri che è stato lui, poi abbandona la riunione. Predice che il caso diventerà "lo scandalo Iran-Contra di Trump".
PB
Pam Bondi
Ex Procuratrice Generale
Aveva promesso in tv la pubblicazione della lista ("è sulla mia scrivania") e distribuito agli influencer di destra raccoglitori presentati come "i file Epstein", rivelatisi in realtà pieni di materiale già noto. Bongino e il direttore dell'Fbi Kash Patel ne hanno chiesto ripetutamente le dimissioni.
DT
Donald Trump
Presidente — assente dal bunker
Non vuole alcuna trasparenza sui file. Telefona a Murdoch per bloccare l'articolo del WSJ, rimprovera Charlie Kirk dopo un evento ostile a Bondi e definisce "deboli" ed "ex sostenitori MAGA" chi chiede la pubblicazione. A novembre 2025 sarà però costretto a firmare la legge che la impone.
Il bilancio dello scandalo
Quanto pesa il caso Epstein sulla presidenza, in sei dati
38.000+
Riferimenti a Trump, famiglia e luoghi nei file (analisi NYT)
8+
Voli di Trump sul jet di Epstein nel 1993-96, sempre negati
1 min
Il salto nel video del carcere che riaccende i sospetti
2 giorni
L'interrogatorio di Maxwell condotto da Blanche a fine luglio
100mila $
Offerti in contanti da Bongino a chi provi che la talpa è stata lui
6°
Tema più citato dagli elettori indecisi nei focus group (memo Fabrizio, marzo 2026)
Hai rovinato tutto fin dall'inizio.
Dan Bongino a Pam Bondi, il giorno della pubblicazione del memo, secondo la ricostruzione di Haberman e Swan
Un anno di crisi
Dal memo che doveva chiudere il caso alla legge che lo ha riaperto
Tocca un evento per i dettagli.
7 luglio 2025
Il memo Dip. Giustizia-Fbi: "Non esiste una lista di clienti"
Il documento doveva chiudere il caso, ma scatena la rivolta di una parte della base MAGA. Il video di sorveglianza del carcere, diffuso insieme al memo, presenta un minuto mancante.
17 luglio 2025
Prima riunione di emergenza nella Situation Room, assente Trump
Prevale la linea Blanche: chiedere ai tribunali il desecretamento degli atti dei grand jury, richiesta destinata al rifiuto. Lo stesso giorno, però, il WSJ pubblica l'articolo sul biglietto di auguri di Trump ad Epstein del 2003.
Fine luglio 2025
Blanche interroga Maxwell per 2 giorni
La donna dice di non aver mai assistito a comportamenti scorretti di Trump. Poco dopo viene trasferita senza spiegazioni in un carcere federale di minima sicurezza in Texas.
Agosto 2025
Seconda riunione: Vance si propone per il podcast di Rogan
Rogan aveva rifiutato di ospitare Blanche. L'intervista del vicepresidente in difesa dell'Amministrazione Trump non si terrà mai.
Novembre 2025
Trump costretto a firmare l'Epstein Files Transparency Act
La pressione bipartisan al Congresso diventa inarrestabile. La legge approvata a larga maggioranza impone all'Amministrazione Trump la pubblicazione di migliaia di pagine fino ad allora riservate.
Dic 2025 — Feb 2026
I file escono: oltre 38mila riferimenti a Trump
Secondo una analisi del New York Times. Tra i documenti, i registri di volo con almeno 8 viaggi del presidente sul jet privato di Epstein tra il 1993 e il 1996, fino a quel momento sempre negati.
Marzo 2026
Il memo di Tony Fabrizio: lo scandalo pesa ancora sugli indecisi
Il sondaggista preferito del presidente indica i file Epstein come sesto tema più citato nei focus group con gli elettori indecisi: "un reale elemento negativo" per il presidente.
FonteM. Haberman, J. Swan, "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump" (Simon & Schuster, 23 giugno 2026), estratto pubblicato dal New York Times · Analisi NYT sui file pubblicati dal Dipartimento di Giustizia · Giugno 2026
La furia di Bongino
L'estratto del libro documenta anche la rabbia di Dan Bongino, allora vicedirettore dell'Fbi. Il giorno della pubblicazione del memo Bongino ha urlato davanti ai colleghi prendendosela con l'allora Procuratrice Generale Pam Bondi: "Hai rovinato tutto fin dall'inizio", le ha detto, accusandola per le promesse fatte in tv sulla pubblicazione della lista che si trova "sulla mia scrivania". Mesi prima, Bondi aveva anche distribuito a un gruppo di influencer di destra dei raccoglitori presentati come "i file Epstein", che si rivelarono invece pieni di materiale già noto: un fiasco che aveva trasformato persino i sostenitori più fedeli dell'Amministrazione in feroci critici.
Due giorni dopo lo scontro sul memo, accusato da Wiles di aver passato notizie riservate ad ABC News, Bongino aveva offerto centomila dollari in contanti a chiunque fosse in grado di dimostrare che fosse stato lui responsabile della fuga di notizie e poi aveva abbandonato la riunione. Proprio in quel periodo aveva predetto che il caso Epstein sarebbe diventato "lo scandalo Iran-Contra di Trump" e sia lui sia il direttore dell'Fbi Kash Patel avevano chiesto le dimissioni di Bondi.
Da parte sua, il presidente Trump non voleva alcuna trasparenza sui file di Epstein. Aveva persino rimproverato al telefono Charlie Kirk dopo un evento di Turning Point USA trasformatosi in un processo pubblico a Bondi per la mancata pubblicazione dei file di Epstein e ha definito più volte "deboli" ed "ex sostenitori MAGA" coloro che chiedevano la pubblicazione di questi documenti.
La legge che Trump non voleva firmare
Con l'andare del tempo, però, la pressione bipartisan al Congresso è diventata inarrestabile. A novembre 2025 il presidente è stato così costretto a firmare l'Epstein Files Transparency Act, la legge che ha imposto la pubblicazione di migliaia di pagine dei file Epstein fino a quel momento riservati. Secondo un'analisi del New York Times, Trump, la sua famiglia e luoghi da lui frequentati spesso come il suo club a Mar-a-Lago vi compaiono più di 38mila volte. Tra i documenti ci sono i registri di volo che mostrano almeno otto viaggi dell'attuale presidente sul jet privato di Epstein tra il 1993 e il 1996, nonostante Trump avesse più volte dichiarato di non esserci mai salito.
Lo scandalo pesa ancora oggi. In un memo interno risalente a marzo 2026, il sondaggista preferito del presidente Tony Fabrizio ha indicato i file Epstein come sesto tema più citato nei focus group con gli elettori indecisi, definendoli "un reale elemento negativo". La Casa Bianca, interpellata dal New York Times, ha replicato che Trump "ha fatto per le vittime di Epstein più di chiunque altro prima di lui".
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