Perché negli Stati Uniti mandare un figlio all'asilo costa più di 13.000 dollari l'anno
Un'analisi pubblicata da The Daily Signal sostiene che l'aumento vertiginoso dei costi per i servizi di cura dei bambini dipende in larga parte dalla stratificazione di norme burocratiche imposte dai singoli Stati americani.
Negli Stati Uniti il costo medio dell'assistenza all'infanzia ha superato i 13.000 dollari l'anno per ogni bambino, una cifra che ha spinto diversi governi locali a intervenire con sussidi pubblici. Lo Stato di New York ha da poco approvato un programma di assistenza gratuita finanziato con fondi statali, una misura che segue una tendenza diffusa nel Paese. Eppure, secondo un commento pubblicato da The Daily Signal a firma del giornalista John Stossel, il vero nodo del problema non riguarda i finanziamenti mancanti ma l'eccesso di regolamentazione che grava sul settore.
L'analisi si basa in gran parte sulle dichiarazioni rilasciate da Carrie Lukas, esponente dell'Independent Women's Forum, intervistata da Stossel per un suo video. Lukas ha spiegato al giornalista che le regole governative producono conseguenze indesiderate, facendo lievitare i prezzi ben oltre quanto sarebbe necessario. Il caso più eclatante citato è quello di Washington D.C., dove gli insegnanti degli asili nido devono possedere una laurea in Early Childhood Education. Conseguire quel titolo richiede circa due anni di studio e una spesa stimata di 22.000 dollari. Lukas ha osservato che, quando si chiede agli operatori un investimento simile, è inevitabile che i costi finali ricadano sulle famiglie.
Il pezzo elenca poi una serie di norme considerate assurde. L'Illinois, ad esempio, impone ai gestori di tenere monete a disposizione per i telefoni pubblici, una prescrizione rimasta negli anni nonostante la scomparsa quasi totale di quegli apparecchi. Sempre in Illinois la normativa obbliga a fornire una culla con materasso, lenzuolo e coperta per ogni neonato, ma contemporaneamente vieta l'uso di biancheria morbida, generando una contraddizione evidente. Interpellati dai curatori del servizio, i funzionari statali hanno risposto che le regole sono in fase di aggiornamento.
Situazioni analoghe si registrano anche negli Stati a guida repubblicana. Il regolamento dell'Oklahoma, lungo 180 pagine, specifica nel dettaglio il numero esatto di giocattoli che ogni struttura deve possedere: due giocattoli a incastro ogni uno o due bambini, due martelletti per bambini piccoli, due cuscini di supporto, tre giochi sonori, due puzzle con pomelli, tre campanellini da polso o caviglia. Lukas ha dichiarato a Stossel che i decisori politici denunciano la mancanza di servizi accessibili mentre allo stesso tempo accumulano regole che rendono impossibile entrare nel settore, spingendo fuori dal mercato gli operatori più capaci.
La questione riguarda anche l'assistenza domiciliare, che in passato rappresentava la forma più diffusa di cura per i bambini negli Stati Uniti. Oggi, secondo Lukas, le norme scoraggiano chi vorrebbe accogliere in casa propria i figli di altre famiglie. Il Michigan richiede una licenza anche a chi si prende cura di un solo bambino oltre ai propri. Ottenere quella licenza può richiedere sei mesi e comporta un corso di rianimazione cardiopolmonare, una formazione sulle malattie infettive, un corso sugli abusi ai minori, un orientamento di sei ore e un'ispezione ambientale. Lukas, madre di cinque figli, ha ammesso che norme simili scoraggerebbero chiunque. Ha citato il caso del Delaware, dove il regolamento impone che tutti gli alimenti siano conservati in contenitori chiusi o sigillati, costringendo gli operatori a travasare persino i contenuti delle scatole di cereali.
Il commento sottolinea inoltre che la mole di regolamenti non garantisce la sicurezza dei bambini. The Daily Signal ricorda il caso dell'Adventure Learning Center nel Missouri, una struttura regolarmente autorizzata i cui insegnanti furono sorpresi mentre incitavano bambini di tre anni a picchiarsi tra loro. Il testo richiama anche lo scandalo degli asili nel Minnesota, dove operatori disonesti avrebbero ignorato completamente le norme incassando milioni di dollari pubblici senza fornire alcun servizio reale. Secondo Lukas, il paradosso è che la regolamentazione eccessiva espelle dal mercato gli operatori onesti mentre i controlli restano troppo deboli per intercettare le frodi.
Interrogata da Stossel sulla possibilità di eliminare ogni regola, Lukas ha risposto al giornalista che un controllo dei precedenti penali per chi lavora con i bambini resta una richiesta ragionevole, ma oltre quella soglia sarebbe opportuno affidarsi alle scelte dei genitori piuttosto che a quelle dello Stato. La sua tesi è che siano le famiglie, non le amministrazioni pubbliche, ad avere il massimo interesse per il benessere dei propri figli. L'articolo si chiude con una considerazione critica verso attivisti e politici che tendono a proporre nuove regole come soluzione automatica a ogni problema, una tendenza che secondo l'autore produce spesso l'effetto opposto a quello annunciato.