Perché gli Stati Uniti non riescono a costruire droni senza bisogno della Cina
Pechino domina la filiera dei piccoli velivoli senza pilota, dai motori alle batterie. Secondo gli analisti citati dal Wall Street Journal, sostituire i componenti cinesi potrebbe far quadruplicare i costi.
Gli Stati Uniti vogliono ridurre la dipendenza dalla Cina nella produzione di droni, ma la filiera è così radicata nell’industria cinese che ricostruire una capacità autonoma richiederà anni e comporterà un forte aumento dei costi. Il Wall Street Journal ha scomposto un drone tipo nei suoi componenti principali per stimare quanto costerebbe sostituire ogni pezzo cinese con un equivalente americano. Secondo gli analisti consultati dal quotidiano, il rincaro potrebbe arrivare fino al 400%.
Il nodo più complesso riguarda le batterie, definite “estremamente difficili” da sostituire. I droni usano batterie ai polimeri di litio, capaci di rilasciare energia molto rapidamente, e la Cina controlla l’intera catena di approvvigionamento di questo tipo di batterie. Passare a prodotti interamente americani farebbe salire il prezzo di circa il 400%, il dato più alto tra tutti i componenti analizzati.
Batterie, motori e telecamere: i punti più critici
Anche i motori che generano la spinta e regolano la direzione di volo, rappresentano un ostacolo rilevante. I modelli ad alte prestazioni richiedono magneti alle terre rare, un settore in cui Pechino controlla almeno il 90% della produzione mondiale, mentre la capacità statunitense è descritta come trascurabile. In questo caso, il rincaro stimato è del 200%.
Per le telecamere, che trasmettono al pilota il flusso video in tempo reale, la loro sostituzione è considerata “difficile”. Giappone e Stati Uniti restano produttori solidi di sensori d’immagine, ma l’assemblaggio finale avviene quasi interamente in Cina e la produzione su larga scala di lenti di precisione resta un nodo industriale. Anche qui il prezzo aumenterebbe del 200%.
Il problema non è un solo componente
Anche l'antenna, che invia e riceve i segnali wireless, è classificata come “moderatamente difficile” da sostituire. Alternative non cinesi esistono, ma costano di più, e i protocolli di comunicazione dei droni sono progettati per funzionare con elettronica cinese a basso costo. Il rincaro stimato in questo caso è del 300%. Nella stessa categoria rientra il flight stack, ovvero il “cervello” del drone, che gestisce stabilità, navigazione e potenza dei motori: le barriere tecniche sono più basse, ma i fornitori americani non hanno volumi sufficienti per competere sui prezzi. In questo caso, l’aumento sarebbe del 200%.
Il quadro tracciato dal Wall Street Journal mostra, dunque, una dipendenza estesa lungo tutta la filiera, non concentrata su un singolo componente critico. Anche i pezzi tecnologicamente meno sofisticati restano di produzione quasi esclusivamente cinese per ragioni di scala industriale e di prezzo, due variabili su cui l’industria americana, ad oggi, non riesce ancora a competere.