Ocasio-Cortez dice che ha grandi ambizioni per il 2028

La deputata di New York risponde alle domande di David Axelrod a Chicago e rilancia: la sua ambizione è cambiare il paese, non ottenere una poltrona

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Ocasio-Cortez dice che ha grandi ambizioni per il 2028
Screenshot da UChicago Institute of Politics

La deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha lasciato aperta la possibilità di una candidatura alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028. Lo ha fatto durante un evento all'Institute of Politics dell'Università di Chicago, in una conversazione con lo stratega democratico David Axelrod, ex consigliere di Barack Obama. Axelrod le ha chiesto direttamente cosa pensasse delle ipotesi che la danno candidata alla Casa Bianca o pronta a sfidare il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer per il suo seggio nel 2028.

Ocasio-Cortez, al quarto mandato alla Camera per il quattordicesimo distretto di New York, ha respinto la lettura secondo cui la sua ambizione sarebbe legata a una carica specifica. "Pensano che la mia ambizione sia un titolo o una poltrona, ma la mia ambizione è molto più grande di così. La mia ambizione è cambiare questo paese", ha detto rivolta ad Axelrod. "I presidenti vanno e vengono, i parlamentari vanno e vengono, ma il sistema sanitario a pagatore unico è per sempre". Ha spiegato di prendere decisioni guardando le condizioni del paese ogni mattina, senza lavorare a ritroso da un titolo desiderato. "Mi sveglio la mattina, guardo fuori dalla finestra, osservo le condizioni di questo paese e mi chiedo: quale mossa o quale decisione posso prendere oggi che ci avvicini a quel futuro più velocemente, meglio di ieri?", ha aggiunto.

La deputata ha collegato la domanda di Axelrod a un editoriale apparso sul Washington Post, di proprietà di Jeff Bezos, che la descriveva come potenziale contendente del 2028. Ocasio-Cortez ha letto quel riferimento come una minaccia velata, un messaggio dell'élite economica a chi mette in discussione la concentrazione di ricchezza e potere. "Era l'élite che diceva: se vuoi questo posto, hai appena oltrepassato il limite. E vogliamo che tu sappia dove sta il vero potere", ha detto, individuandolo nei "baroni dei tempi moderni che possiedono il Post e possiedono gli algoritmi". Ha accusato Bezos di aver licenziato giornalisti del Washington Post per trasformarlo in un megafono delle proprie posizioni. Ha precisato che la sua critica non riguarda i singoli miliardari ma il sistema che permette una concentrazione estrema di ricchezza. "Negli ultimi cinque anni la ricchezza dei miliardari è raddoppiata. Chiedetevi se la qualità della vostra vita è raddoppiata negli ultimi cinque anni", ha detto al pubblico di Chicago.

Sul piano elettorale Ocasio-Cortez è inserita in una rosa ampia di democratici considerati potenziali candidati per il 2028. Tra questi ci sono il governatore della California Gavin Newsom, l'ex vicepresidente Kamala Harris, la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, l'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e il governatore del Kentucky Andy Beshear. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker, interpellato di recente sulla possibilità di una propria candidatura, ha parlato di una buona panchina democratica. "Abbiamo una panchina piuttosto buona", ha detto Pritzker, promettendo di battersi per eleggere un democratico nel 2028.

I sondaggi più recenti mostrano un quadro in movimento. Una rilevazione di YouGov dello scorso aprile ha chiesto agli elettori democratici per chi sarebbero disposti a votare alle primarie del 2028: Harris ha raccolto il 52 per cento, Newsom il 40, Buttigieg il 39, Ocasio-Cortez il 38 e il senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders il 37. Quando la domanda è stata ristretta alla preferenza ideale, Harris si è attestata al 24 per cento, Newsom al 12, mentre Ocasio-Cortez e Buttigieg sono apparsi appaiati al 9. Il sondaggio ha coinvolto 2.189 adulti tra l'8 e il 13 aprile con un margine di errore di 2,8 punti. Una rilevazione di Echelon Insights nello stesso periodo dà Harris al 22 per cento, Newsom al 21, Buttigieg al 12 e Ocasio-Cortez al 10, con il 10 per cento di indecisi. Un sondaggio Harvard/Harris condotto tra il 23 e il 26 aprile assegna a Harris il 50 per cento dei consensi tra i democratici, seguita da Newsom al 22, Shapiro al 9, Ocasio-Cortez all'8 e Pritzker al 6.

Sul fronte repubblicano il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio sono considerati i candidati più probabili a succedere al presidente Donald Trump. "Non sono sicuro che qualcuno se la sentirebbe di correre contro questi due", ha detto Trump ai giornalisti a ottobre. "Penso che se si presentassero come ticket sarebbero inarrestabili". Lo stesso presidente non ha però escluso del tutto l'ipotesi di un terzo mandato, una mossa che violerebbe il ventiduesimo emendamento. La Trump Organization ha lanciato cappellini con la scritta "Trump 2028" lo scorso aprile e il presidente ha detto a ottobre che gli piacerebbe correre di nuovo.

Nel corso del dialogo con Axelrod, Ocasio-Cortez ha toccato anche altri temi. Sull'immigrazione ha criticato i 45 miliardi di dollari destinati all'applicazione delle norme migratorie. "Mille miliardi sono stati sottratti al nostro sistema sanitario per pagare una forza extragiudiziale che sta costruendo una banca dati di sorveglianza di massa di americani comuni", ha detto, accusando l'amministrazione di scansionare volti e di entrare nelle case delle persone senza un mandato giudiziario. Ha chiesto l'abolizione dell'agenzia di controllo dell'immigrazione e ha ricordato il ruolo dei lavoratori immigrati nei sistemi sanitario, alimentare e immobiliare statunitensi. Sul ridisegno dei collegi elettorali ha definito un colpo durissimo la sentenza della Corte Suprema della Virginia che ha annullato la nuova mappa approvata da tre milioni di elettori. "Questa corte non ha annullato una mappa, ha annullato un'elezione", ha detto, accusando i tribunali conservatori di non aver invece toccato le mappe approvate dai parlamenti statali in Tennessee, North Carolina, Texas, Florida e Missouri. Si è detta favorevole a un nuovo ridisegno dei collegi anche a New York. Si è espressa a favore dell'abolizione dell'ostruzionismo al Senato, sostenendo che obbligherebbe i singoli senatori ad assumersi la responsabilità dei propri voti. Ha invocato infine una riforma del sistema fiscale, un'azione antitrust contro i monopoli e tutele rafforzate per la ricerca universitaria, dopo i tagli che hanno colpito atenei come quello di Chicago.

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