Nelle prigioni per immigrati, l'uso della forza è aumentato con Trump
Documenti interni ottenuti dal Washington Post rivelano almeno 780 episodi di violenza nei centri per migranti. Spray al peperoncino, manganelli e sedie di contenzione usati anche contro chi chiedeva cibo, acqua o cure mediche.
Il personale dei centri di detenzione gestiti dall’Immigration and Customs Enforcement, ICE, ha usato la forza fisica o agenti chimici contro migranti detenuti almeno 780 volte nel primo anno della seconda Amministrazione Trump. È quanto emerge da un’inchiesta del Washington Post, basata sui Daily Detainee Assault Report, le comunicazioni quotidiane con cui l’agenzia registra gli episodi di uso della forza in 98 strutture detentive. I documenti, relativi al periodo compreso tra gennaio 2025 e febbraio 2026, sono stati ottenuti da un dipendente governativo che ha chiesto di restare anonimo e li ha forniti al quotidiano americano.
Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, il personale ha fatto ricorso alla forza il 37% di volte in più rispetto all'anno precedente. Le persone coinvolte sono salite a 1.330, con un aumento del 54%, perché gli interventi hanno colpito gruppi sempre più numerosi di detenuti. Nello stesso periodo, secondo le stime del centro di ricerca Relevant Research, la popolazione detenuta nei centri analizzati è cresciuta del 45%.
I report descrivono l’uso di pugni, calci, manovre di atterramento, prese di contenzione, sedie di immobilizzazione, Taser e spray al peperoncino. Dall’inizio del 2024 almeno 106 detenuti sono rimasti feriti, con conseguenze che includono convulsioni, spalle lussate, fratture alle braccia e lesioni alla testa e agli occhi. Il bilancio reale però potrebbe essere più alto, perché in molti casi i feriti non vengono registrati.
Spray al peperoncino contro proteste e richieste di cure
Gli standard interni dell'ICE prevedono che la forza sia usata solo come ultima risorsa, contro chi agisce in modo violento o sembra sul punto di farlo, e mai come punizione. Diverse testimonianze raccolte dal Washington Post raccontano invece interventi diretti contro detenuti che chiedevano cibo, acqua, cure mediche o la restituzione dei propri effetti personali.
Nell’aprile 2025, nel centro di Stewart, in Georgia, 35 detenuti si sono rifiutati di rientrare in cella per il conteggio, sostenendo di non essere stati visitati dal personale medico. Dopo aver allontanato chi non partecipava alla protesta, le guardie hanno spruzzato spray al peperoncino sui detenuti rimasti, secondo il rapporto, “per ottenere obbedienza e riprendere il controllo”.
A Torrance, in New Mexico, lo spray è stato usato su 65 persone durante uno sciopero della fame contro il cibo inadeguato e le interruzioni dell'acqua, che impedivano ai detenuti di lavarsi per giorni. Lo ha raccontato al Washington Post Gerald Angye, un migrante camerunese che dice di aver assistito alla scena dal settore vicino. La portavoce del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS), Lauren Bis, ha replicato che i detenuti "hanno rifiutato di obbedire a ordini legittimi e sono diventati aggressivi" e ha negato che l'episodio fosse legato al mancato accesso all'acqua.
Il caso Lunas Campos e la replica del DHS
Dopo il secondo insediamento di Trump, i rapporti interni dell’ICE sono diventati molto meno dettagliati. Nel 2025 le descrizioni degli episodi di uso della forza contavano in media 40 parole, circa un terzo rispetto all’anno precedente. Questo rende più difficile ricostruire che cosa sia davvero accaduto nei centri di detenzione e valutare la condotta delle guardie. La maggior parte delle strutture citate nei documenti è gestita da appaltatori privati, responsabili dell’assunzione e della formazione del personale di sicurezza. Per anni il governo si è opposto in tribunale alla pubblicazione di questi rapporti.
Il caso più grave riguarda indubbiamene la morte di Geraldo Lunas Campos, cittadino cubano di 55 anni, deceduto il 3 gennaio in un campo di detenzione in Texas dopo una colluttazione con le guardie. Il medico legale ha classificato il decesso come omicidio e il direttore facente funzioni dell'ICE ha testimoniato il 16 aprile che è in corso un'indagine dell'FBI su questo episodio che però non compare nei rapporti analizzati dal Washington Post.
La portavoce Lauren Bis sostiene invece che le guardie stessero in realtà cercando di impedire a Lunas Campos di togliersi la vita. Secondo Bis, "gli agenti dell'ICE sono addestrati a usare la quantità minima di forza necessaria", per poi aggiungere che l'agenzia mantiene "uno standard di cura più alto della maggior parte delle prigioni che ospitano cittadini statunitensi".