Gli attentati in Pakistan rallentano un progetto minerario americano

Il 31 gennaio una serie di attacchi coordinati ha colpito la provincia del Balochistan, dove Washington punta sulla miniera di rame e oro di Reko Diq. Il gruppo separatista Bla controlla porzioni crescenti del territorio.

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Gli attentati in Pakistan rallentano un progetto minerario americano

Il 31 gennaio una serie di attacchi coordinati ha colpito la provincia pakistana del Balochistan e ha messo a rischio uno dei principali investimenti minerari americani all'estero. Lo ricostruisce un'inchiesta del New York Times, basata su immagini verificate e su interviste a membri del governo provinciale e dei gruppi insurrezionali.

In un solo giorno, il Baluchistan Liberation Army, Bla, ha colpito la capitale Quetta e le strade che portano alla miniera di Reko Diq, una delle maggiori riserve non sfruttate di rame e oro al mondo. Nella zona della residenza del primo ministro del governo provinciale, un attentatore suicida ha fatto esplodere un'autobomba. Altri assalti hanno preso di mira banche e snodi viari della città. La strada principale verso Reko Diq è stata bloccata in più punti.

"Questo tipo di attacco richiede un certo grado di sostegno popolare, controllo territoriale e potenza di fuoco", ha dichiarato al New York Times Abdul Basit, esperto di militanza nell'Asia meridionale con sede a Singapore. "Realizzarlo in pieno giorno senza queste componenti non è possibile".

Un investimento strategico per Stati Uniti e Pakistan

Reko Diq è destinata a diventare il principale asset della partnership mineraria tra Stati Uniti e Pakistan. L’investimento americano è stato approvato dall’Export-Import Bank, ma ora lo sviluppo del progetto subirà un rallentamento. La canadese Barrick Mining Corporation, che ne possiede il 50%, ha annunciato uno slittamento fino alla metà del 2027, motivato dai problemi di sicurezza in Pakistan.

Il quadro è reso ancora più instabile dal conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran. I funzionari pakistani temono che un vuoto di potere nell'Iran orientale consenta a gruppi come il Bla di rifornirsi più facilmente, muoversi più liberamente lungo il confine poroso e attaccare i convogli che trasportano minerali e operatori. Nel Balochistan hanno guadagnato terreno anche altri due gruppi armati: Tehreek-e-Taliban Pakistan, noto come Taliban pakistani, e la filiale regionale dello Stato islamico.

Le radici dell'insurrezione e la risposta del governo

Il Balochistan è la più grande delle 4 province pakistane, estesa quanto la Germania, ma è anche la più povera. L'insurrezione dei baluci è nata nel 1948, un anno dopo l'indipendenza del Pakistan, quando il nuovo Stato annetté la regione nonostante le richieste di autogoverno. Da allora il movimento si alimenta del senso di sovranità perduta e della convinzione, diffusa tra i baluci, che l'élite pakistana e le aziende straniere saccheggino le risorse locali, offrendo lavori sottopagati nelle miniere, trattenendo i ricavi e senza investire in infrastrutture, scuole o sanità.

Dal 2021 al 2025 gli attacchi terroristici e le vittime nella provincia sono più che triplicati, secondo il Pak Institute for Peace Studies, centro di ricerca con sede a Islamabad. Solo nel luglio 2025 ne sono stati registrati 150. Il governo ha risposto con una repressione manu militari che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, colpisce anche gli attivisti politici. Le autorità ammettono che 195 persone sono scomparse nella provincia nell'estate scorsa, mentre le associazioni dei diritti umani denunciano numeri molto più alti.

"La situazione è fuori controllo", ha ammesso al New York Times Abdul Malik Baloch, ex primo ministro della provincia. "Il governo provoca invece di cercare di placare gli animi". Il primo ministro in carica Sarfraz Bugti ha però escluso il dialogo con i militanti: "La violenza ci ha portato solo sangue e sottosviluppo. Non possiamo negoziare con la canna del fucile".

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