Cina, Russia e Corea del Nord hanno usato la guerra in Iran per studiare le armi americane
Le tre potenze rivali stanno osservando in tempo reale capacità e limiti dell’arsenale statunitense, dai missili Tomahawk ai sistemi Patriot, mentre Washington consuma in poche settimane scorte che richiederanno anni per essere ricostituite.
Cina, Russia e Corea del Nord stanno sfruttando la guerra tra Stati Uniti e Iran come un’occasione rara: osservare in combattimento reale alcune delle armi americane più avanzate e individuarne i punti deboli. Lo scrive il Wall Street Journal in un’analisi sulle implicazioni del conflitto per i tre principali rivali strategici di Washington.
I tre Paesi hanno visto all’opera per la prima volta il missile di precisione PrSM, lanciato da piattaforme mobili, e il nuovo drone d’attacco a basso costo Lucas. Hanno inoltre assistito al rapido consumo di munizioni chiave dell’arsenale Usa, dai Tomahawk a lungo raggio agli intercettori Patriot. E hanno, soprattutto, osservato con piacere come i droni iraniani, economici e prodotti in serie, siano riusciti a colpire basi americane e alleati del Golfo pesantemente fortificati.
Interrogato dal Congresso su cosa stia imparando Pechino da questo conflitto, l’ammiraglio Samuel Paparo, comandante delle forze americane nel Pacifico, ha risposto: "Credo abbiano visto la potenza delle armi piccole e a basso costo". Una lezione che pesa anche in vista di un possibile scenario di guerra contro Taiwan.
Il laboratorio Iran:
cosa stanno imparando Cina, Russia e Corea del Nord dal conflitto
Per la prima volta i tre rivali strategici di Washington osservano in combattimento reale alcune delle armi americane più avanzate. E vedono il loro arsenale consumarsi a velocità record davanti a droni iraniani da poche decine di migliaia di dollari.
Quanto si sono svuotati i depositi americani
Stime del Center for Strategic and International Studies sui 7 sistemi d'arma più impiegati nella campagna contro l'Iran, rispetto alle scorte pre-belliche del Pentagono.
Il Pentagono sminuisce il rischio: gli Stati Uniti non rischiano di restare senza munizioni in questo conflitto. Ma per ricostituire l'arsenale potrebbero servire fino a sei anni, e la vera finestra di vulnerabilità si apre proprio nel Pacifico occidentale.
Cosa hanno imparato i tre rivali strategici di Washington
Il Wall Street Journal ricostruisce le diverse priorità con cui Pechino, Mosca e Pyongyang osservano la campagna americana. Tocca per esplorare ciascuna posizione.
Parte dell'arsenale militare iraniano nasce da reverse engineering su tecnologia cinese o usa componenti cinesi. Pechino punta ad ottenere il prima possibile i dati operativi del conflitto per testare le proprie armi contro la difesa americana avanzata, soprattutto in vista di un possibile scenario di guerra contro Taiwan.
«Credo vedano la potenza delle munizioni piccole e a basso costo».
Amm. Samuel Paparo, comandante forze USA nel PacificoMosca osserva come si comportano le armi USA contro i droni iraniani che condividono molta tecnologia con quelli russi. Dopo l'invasione dell'Ucraina, Mosca ha comprato migliaia di Shahed e avviato una propria produzione, già usata in sciami con missili ipersonici per saturare i Patriot forniti all'Ucraina.
«Molto di ciò che i russi stanno preparando per una guerra in Europa possono impararlo adesso in Medio Oriente».
Nicole Grajewski, Sciences PoPer Pyongyang la lezione è la più diretta: il conflitto rafforza l'idea che le armi nucleari siano l'unico vero deterrente contro un attacco esterno. Lo stesso parallelo arriva, capovolto, da Washington — dove il Segretario alla Difesa Hegseth indica la Corea del Nord come giustificazione dell'azione contro Teheran.
«La Corea del Nord è la lezione. Tutti pensavano che non dovesse avere un'arma nucleare».
Pete Hegseth, Segretario alla Difesa USAQuando un drone iraniano da poche migliaia di dollari abbatte un sistema da centinaia di milioni
È la lezione che Pechino, Mosca e Pyongyang stanno mettendo nero su bianco. Confronto tra il valore degli asset americani colpiti e quello dei sistemi iraniani impiegati.
Cina, Russia e Corea del Nord ora sanno con maggiore precisione cosa accumulare, sviluppare e proteggere per sopravvivere ai primi giorni di un eventuale conflitto con Washington. La lezione non è solo teorica: vale per Taiwan, per la NATO orientale, per la penisola coreana.
Tre debutti sotto gli occhi dei rivali
Il conflitto ha portato in combattimento per la prima volta sistemi pensati per scenari ben diversi da quello iraniano, in particolare il Pacifico occidentale e la guerra a basso costo.
Missile balistico di precisione lanciato da sistemi lanciamissile HIMARS. Sviluppato per contrastare le capacità A2/AD cinesi nel Pacifico, è stato impiegato per la prima volta contro obiettivi iraniani — un test che la Cina ha potuto osservare in tempo reale.
Drone d'attacco monouso ricavato dal reverse engineering dello Shahed-136 iraniano. La risposta americana — economica e scalabile — alla logica della guerra a basso costo che gli avversari stanno perfezionando.
Un caccia iraniano F-5, vecchio di decenni, ha eluso a bassa quota il sistema antimissile Patriot e bombardato una base USA in Kuwait. La dimostrazione che improvvisazione e tempismo possono ancora battere sistemi integrati di alto livello.
Parte dell'armamento militare iraniano nasce da reverse engineering su tecnologia cinese o utilizza componenti cinesi. Per questo Pechino punta ad accedere il prima possibile ai dati operativi del conflitto, ha spiegato al Wall Street Journal Nadia Helmy, esperta di Cina all’Università egiziana di Beni Suef. "L’arena iraniana funziona come un laboratorio vivente per testare l’efficacia della tecnologia cinese contro armi occidentali avanzate", ha detto.
Anche Mosca sta ricavando dal conflitto insegnamenti preziosi. La Russia osserva come le armi americane si comportano contro i droni iraniani che condividono molta tecnologia con quelli russi: informazioni utili sia per la guerra in Ucraina sia per un eventuale futuro scontro militare con i Paesi NATO. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, Mosca ha comprato migliaia di droni Shahed iraniani e ha poi avviato una propria produzione di questi droni. In Ucraina ha già usato sciami di droni combinati con missili ipersonici per saturare e distruggere unità Patriot.
Nel conflitto in corso, i droni iraniani sarebbero riusciti a colpire anche il sistema di difesa Thaad, un altro intercettore statunitense di fascia alta. Secondo due fonti citate dal Wall Street Journal, avrebbero già distrutto radar Thaad in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. “Molto di ciò su cui i russi si stanno preparando per una guerra in Europa possono impararlo adesso in Medio Oriente”, ha dichiarato al quotidiano americano Nicole Grajewski, esperta di relazioni tra Russia e Iran a Sciences Po.
Per Pyongyang la lezione è ancora più diretta: il conflitto rafforza l’idea che le armi nucleari siano l’unico vero deterrente contro un attacco esterno. In un discorso pronunciato a marzo, Kim Jong Un ha ribadito che la scelta di non rinunciare all’arsenale atomico si è dimostrata “giusta”. La Corea del Nord non tiene colloqui formali sul disarmo nucleare con Washington dal 2019. Lo stesso parallelo, ma in senso opposto, è stato tracciato dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha indicato Pyongyang come argomento a sostegno dell’azione militare contro Teheran: “La Corea del Nord è la lezione. Tutti pensavano che non dovesse avere un’arma nucleare”.
Dall’inizio dell’operazione Epic Fury, il 28 febbraio, gli Stati Uniti hanno colpito oltre 13.000 obiettivi in Iran, eliminando i vertici di Teheran, infrastrutture militari chiave e più di 150 mezzi navali, secondo il Central Command. Ma il costo per le scorte americane è stato molto alto. Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies, per quattro delle sette munizioni chiave, il consumo ha già superato il 50% delle scorte prebelliche.. Tra queste ci sarebbero più di 1.000 missili Tomahawk e tra 190 e 370 intercettori Patriot. Ricostituire del tutto l’arsenale offensivo e difensivo americano potrebbe richiedere fino a sei anni.
Il Pentagono nega però che ci siano problemi. Il portavoce Sean Parnell ha dichiarato che le Forze Armate americane "hanno tutto ciò che serve per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente". Anche il rapporto del CSIS conferma che gli Stati Uniti non rischiano di restare senza munizioni se il cessate il fuoco dell’8 aprile dovesse finire improvvisamente. Il problema riguarda piuttosto le guerre future: grazie all'Iran, ora Cina, Russia e Corea del Nord ora sanno con maggiore precisione cosa accumulare, sviluppare e proteggere per sopravvivere ai primi giorni di un eventuale conflitto con Washington.