I candidati democratici al Senato stanno surclassando i loro avversari repubblicani nella raccolta fondi in quasi tutte le competizioni decisive per il controllo della Camera alta. È quanto emerge dai rendiconti trimestrali depositati alla Federal Election Commission, pubblicati mercoledì e analizzati dal New York Times. Un vantaggio finanziario che potrebbe rivelarsi determinante per il partito di opposizione, deciso a riconquistare il Senato nelle elezioni di metà mandato di novembre.
Il caso più clamoroso è quello del Texas. Dall'inizio dell'anno James Talarico, candidato democratico al Senato, ha raccolto 54,5 milioni di dollari attraverso il suo principale comitato elettorale, contro i soli 3,9 milioni dell'avversario repubblicano, il procuratore generale Ken Paxton. Nel solo secondo trimestre il confronto è stato di 27,4 milioni contro 2,2: un rapporto superiore a 12 a 1 in uno Stato nel quale i democratici non vincono una corsa per il Senato dal 1988.
Lo stesso schema si ripete nelle altre due sfide che con ogni probabilità decideranno il controllo del Senato. In Georgia il senatore uscente Jon Ossoff, principale bersaglio del Partito Repubblicano in questo ciclo elettorale, ha raccolto 19,6 milioni di dollari tra aprile e giugno, portando il totale dall'inizio dell'anno a 33,4 milioni. Il suo sfidante, il deputato Mike Collins, reduce da primarie logoranti, si è fermato a 2,2 milioni nello stesso periodo. All'inizio di luglio Ossoff disponeva di una liquidità oltre 20 volte superiore a quella del rivale.
In Ohio l'ex senatore Sherrod Brown ha raccolto 13,9 milioni di dollari nel trimestre, più del triplo dei 4 milioni ottenuti dal senatore repubblicano in carica Jon Husted. Complessivamente, nei 3 Stati chiave delle midterm — Texas, Georgia e Ohio — i candidati democratici hanno raccolto oltre sette volte più denaro dei rispettivi avversari.
Il vantaggio si estende a quasi tutta la mappa elettorale: Mary Peltola in Alaska ha raccolto 15,5 milioni di dollari contro i 3,6 di Dan Sullivan, mentre Roy Cooper in North Carolina ha ottenuto 16,1 milioni contro i 5,8 di Michael Whatley. Risultati favorevoli ai democratici arrivano anche dal New Hampshire, con Chris Pappas. L'unica eccezione è l'Iowa, dove la repubblicana Ashley Hinson conserva un lieve vantaggio. In Maine, invece, il quadro resta incerto: il ritiro di Graham Platner a luglio ha costretto il partito a cercare un nuovo candidato da contrapporre a Susan Collins.
La corsa dei soldi per il Senato
I candidati democratici dominano le donazioni dirette in quasi tutte le corse chiave. Ma i repubblicani rispondono con i super PAC dei miliardari, che hanno le casse molto più piene.
Dove sono in corso le primarie è indicato il candidato con la raccolta più alta per ciascun partito. Nel Maine Graham Platner si è ritirato a luglio; l'Iowa è l'unico Stato in cui la raccolta repubblicana è in vantaggio.
Prima di ogni ambizione presidenziale, Ossoff dovrà però spendere buona parte dei fondi per difendere il seggio in Georgia a novembre.
La potenza di fuoco dei super PAC repubblicani
Il vantaggio dei candidati democratici racconta però soltanto metà della storia. Se il partito domina nelle donazioni dirette, anche grazie alla mobilitazione dei piccoli finanziatori, il Partito Repubblicano conserva una straordinaria potenza di fuoco attraverso i super PAC sostenuti da miliardari e grandi aziende.
Il Senate Leadership Fund, il principale super PAC repubblicano impegnato nelle elezioni per il Senato, è arrivato a luglio con circa 112 milioni di dollari in più in cassa rispetto al suo omologo democratico, il Senate Majority PAC. Il dato non comprende i super PAC creati per sostenere singoli candidati repubblicani. A queste risorse si aggiungono quelle di MAGA Inc., il super PAC di Donald Trump, che all'inizio di giugno disponeva di 382 milioni di dollari in cassa: un patrimonio al quale i candidati repubblicani sperano di poter attingere durante la campagna per le elezioni di metà mandato.
I rendiconti mostrano anche il crescente attivismo dei grandi donatori conservatori. Il magnate delle spedizioni Dick Uihlein ha versato quasi 19 milioni di dollari nel secondo trimestre al proprio super PAC, Restoration of America. Dall'inizio del ciclo elettorale, lui e la moglie Liz hanno donato complessivamente quasi 70 milioni. Il gestore di hedge fund Ken Griffin ha superato i 36 milioni di dollari in contributi federali, compreso un assegno da 10 milioni versato al Senate Leadership Fund. Elon Musk ha invece destinato 5 milioni a un super PAC che sostiene la candidatura di Vivek Ramaswamy a governatore dell'Ohio e altri 4,25 milioni a iniziative politiche in Texas.
Sul fronte democratico, al contrario, le grandi donazioni restano relativamente rari. L'eccezione più significativa è Reid Hoffman, che il 30 giugno, ultimo giorno del periodo di rendicontazione, ha donato 10 milioni di dollari al super PAC alleato di Talarico. Cresce intanto il peso del denaro proveniente dalle imprese: l'industria delle scommesse sportive ha già versato 72 milioni nel proprio super PAC, Win for America. Nel solo ultimo trimestre DraftKings e FanDuel hanno contribuito rispettivamente con 14,5 e 7,5 milioni.
A modificare ulteriormente gli equilibri potrebbe essere una recente sentenza della Corte Suprema, che ha cancellato i limiti federali alla spesa coordinata tra partiti e candidati. La decisione dovrebbe consentire ai comitati repubblicani, finanziariamente molto più solidi di quelli democratici, di destinare con maggiore facilità le proprie risorse alle singole campagne.
Le casse del 2026 e le ambizioni per il 2028
I rendiconti offrono anche alcuni indizi sulla prossima corsa alla Casa Bianca. La legge americana consente infatti ai membri del Congresso di trasferire i fondi dei propri comitati elettorali a un eventuale comitato presidenziale. Diversi potenziali candidati democratici per il 2028 potrebbero quindi presentarsi ai nastri di partenza con risorse considerevoli.
Il senatore dell'Arizona Mark Kelly, che starebbe valutando una candidatura, è arrivato a luglio con circa 24,3 milioni di dollari in cassa. Cory Booker ne dispone di circa 23 milioni, il deputato californiano Ro Khanna di 16,9 milioni e Alexandria Ocasio-Cortez, che una parte dell'elettorato progressista vorrebbe in corsa, di quasi 16 milioni. La deputata democratica di New York si conferma così una delle più efficaci raccoglitrici di fondi del Congresso.
Il caso più significativo resta però quello di Jon Ossoff: con 42,6 milioni di dollari in cassa, il senatore della Georgia dispone della somma più elevata tra i possibili candidati democratici alla presidenza. Prima di coltivare qualsiasi ambizione per il 2028, tuttavia, dovrà impiegarne una parte consistente nella battaglia di novembre: una sfida che, insieme a quelle del Texas e dell'Ohio, potrebbe decidere chi controllerà il Senato degli Stati Uniti nei prossimi 2 anni.
