Abdul El-Sayed, il democratico che a gennaio diventerà il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, ha battuto in Michigan l'ex deputato repubblicano Mike Rogers con circa 7 punti di vantaggio, secondo i risultati preliminari del voto. Durante la campagna elettorale i repubblicani avevano puntato soprattutto sugli attacchi alla sua religione. Secondo un'analisi del Washington Post sui dati di AdImpact, la società che monitora la pubblicità elettorale, i gruppi repubblicani hanno speso 46 milioni di dollari, oltre un terzo del loro investimento pubblicitario nella corsa, in spot che evocavano il terrorismo e l'11 settembre o facevano riferimento all'Islam e a organizzazioni musulmane.
Il solo Senate Leadership Fund, il principale comitato indipendente repubblicano impegnato nelle elezioni per il Senato, ha destinato a questi spot più di 16 milioni. Ma in Michigan, Stato dove vivono alcune delle più numerose comunità arabe e musulmane del Paese, questa strategia si è ritorta contro i repubblicani. A Dearborn, la prima città statunitense a maggioranza araba, nel 2024 Donald Trump aveva vinto con 6 punti di vantaggio. Martedì El-Sayed ha ottenuto l'82% dei voti contro il 17% di Rogers. Hanno votato oltre 45mila persone e i voti validi espressi per il Senato sono stati più di quelli per l'elezione del governatore.
Il recupero rispetto alle presidenziali del 2024 non si è limitato ai soli elettori arabi. Secondo un'indagine elettorale di NORC, il centro di ricerca dell'Università di Chicago, El-Sayed ha migliorato di 10 punti il margine ottenuto da Harris sul candidato repubblicano tra gli elettori delle contee a basso reddito, di 17 tra i bianchi senza laurea, da tempo uno dei pilastri della coalizione di Trump, e di 43 tra gli elettori con meno di 25 anni.
Da "jihadista violento" a "molto, molto malvagio"
Gli attacchi a El-Sayed non si sono limitati agli spot elettorali. Trump lo ha più volte definito un "jihadista violento", mentre il vicepresidente JD Vance lo ha descritto come "una persona molto, molto malvagia". Il senatore texano Ted Cruz ha invece evocato conseguenze potenzialmente letali, sostenendo che, se le accuse sui presunti legami del candidato con i Fratelli Musulmani fossero vere, ci sarebbe "un rischio molto concreto che degli americani muoiano".
Il candidato repubblicano Rogers non ha mai preso le distanze da queste dichiarazioni pronunciate ai suoi comizi e ha anzi insinuato più volte che El-Sayed avesse legami con organizzazioni terroristiche. Durante la campagna una portavoce di Rogers aveva dichiarato al Washington Post che il candidato condannava ogni forma di odio, compresa l'islamofobia, sostenendo però che le critiche alle frequentazioni e alle dichiarazioni di El-Sayed fossero fondate. Dopo il voto Rogers ha diffuso un comunicato in cui non nominava l'avversario né riconosceva la sconfitta: "Michigan, abbiamo uno Stato da salvare, ora più che mai".
"Mike Rogers ha condotto la campagna più islamofoba e piena d'odio che io abbia mai visto", ha detto giovedì Curtis Hertel, presidente del Partito Democratico del Michigan. Alcuni pastori afroamericani di Detroit, ha raccontato, gli avevano confidato che quei toni ricordavano il modo in cui i neri erano stati denigrati per generazioni.
Anche il presidente dei repubblicani dello Stato, Jim Runestad, ha riconosciuto che associare El-Sayed agli stereotipi sui musulmani era stato un errore in Michigan. Mercoledì, intervistato da MS NOW, la rete che fino all'anno scorso si chiamava MSNBC, ha detto che i repubblicani nazionali avrebbero dovuto mostrare maggiore "sensibilità per il contesto locale" e che l'etichetta di "jihadista" usata da Trump non aveva aiutato. "Per me la politica è un gioco di addizione, non di sottrazione", ha spiegato. "Bisogna stare molto attenti a non far sentire un'intera comunità sotto attacco con le proprie parole".
Da parte sua, El-Sayed si aspettava questi attacchi. Ospite giovedì di The View, ha spiegato che i repubblicani, non avendo nulla da dire sul prezzo della benzina e della spesa, avrebbero puntato sulla retorica antimusulmana per infiammare i propri sostenitori. Una scelta che, ha osservato, "diventa una dipendenza": "Una volta che hai tirato fuori questi argomenti, sei costretto a difenderli. E allora insisti, poi insisti ancora di più". Con un elettorato esasperato dal costo della vita e dalla guerra in Iran, la strategia non ha funzionato.
"JD, habibi": la risposta di El-Sayed
El-Sayed ha risposto a questi attacchi alternando ironia e contrattacco. Due settimane prima del voto ha diffuso uno spot in cui spiegava che il suo nome significa "servitore" e che prega ogni giorno. "A Washington c'è troppo poca fede", diceva. "Io sono un uomo di fede, ed è una cosa buona". Ai giornalisti che gli chiedevano della sharia, la legge islamica evocata dai suoi avversari, ha risposto di seguire la "legge dello shawarma": se il panino mediorientale contiene lattuga, "non è uno shawarma, è solo un panino". Poi ha aggiunto la "legge di Shakira", perché "questi fianchi non mentono", richiamando una celebre canzone della cantante.
Nel discorso della vittoria El-Sayed ha reso lode ad Allah e si è presentato con il nome completo, Abdulrahman Mohamed El-Sayed. Durante la campagna aveva scherzato sul fatto che contenesse suoni prodotti da parti della gola che le persone non sanno nemmeno di avere. A Rogers ha detto: "Tu hai scelto l'odio, il Michigan ha scelto la speranza", augurandogli di "godersi la pensione". Poi si è rivolto ironicamente a Vance, che aveva avvertito che El-Sayed avrebbe guidato dei rivoltosi a incendiare Detroit: "JD, habibi, c'è una deliziosa ironia nel fatto che tu sia costituzionalmente obbligato a farmi giurare a gennaio".
"Habibi" significa letteralmente "amato mio" e ricorre in moltissime canzoni pop arabe, ma nel linguaggio quotidiano si usa anche con il senso di "amico" o "fratello". Invece a Trump, che durante la campagna aveva storpiato deliberatamente il suo nome, El-Sayed ha detto: "Donald, so che hai avuto qualche difficoltà con il mio nome. Dopo che JD mi avrà fatto giurare, potrai chiamarmi semplicemente senatore".
La battuta rivolta a Vance è stata accolta con entusiasmo dal Michigan al Medio Oriente, con video musicali e meme tratti da film egiziani condivisi sui social. El-Sayed, figlio di immigrati egiziani, ha detto che la sua campagna aveva trasformato l'"inshallah", "se Dio vuole", in "hamdulillah", "grazie a Dio". L'accademico egiziano Khalil al-Anani ha definito "habibi" "la parola più dolce" e su X ha ringraziato il senatore eletto per aver regalato gioia agli egiziani.
