Lo stretto di Hormuz resta bloccato nonostante gli annunci di Trump e Teheran
Il presidente americano ha celebrato la riapertura del passaggio marittimo come una vittoria diplomatica, ma i dati di tracciamento mostrano che pochissime navi sono riuscite a transitare e le autorità iraniane smentiscono gran parte delle sue affermazioni.
Lo stretto di Hormuz non è davvero aperto, nonostante gli annunci trionfali arrivati venerdì da Washington e Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato su X che il passaggio per tutte le navi commerciali è stato dichiarato "completamente aperto" per il periodo residuo del cessate il fuoco, ma i dati di tracciamento marittimo raccontano una storia molto diversa. Il presidente Trump ha subito celebrato la notizia sul social Truth, parlando di una giornata "grande e brillante per il mondo", mentre il blocco navale americano dei porti iraniani resta in vigore e le imbarcazioni che tentano il transito sono costrette a tornare indietro.
Lo stretto è il punto di passaggio di circa un quinto del petrolio e del gas mondiali ed è stato di fatto chiuso dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l'Iran. La notizia della riapertura ha provocato una reazione immediata sui mercati, con il prezzo del Brent, il riferimento globale per il greggio, sceso di quasi il 10 per cento sotto gli 89 dollari al barile. Ma il quadro sul campo resta confuso. Secondo MarineTraffic, venerdì sera circa venti navi hanno iniziato a muoversi verso lo stretto, per poi fermarsi o invertire la rotta poco dopo. Un filmato di Kpler, ripreso da CNBC, mostra diverse petroliere e navi cargo che hanno tentato il transito per poi tornare indietro.
Il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha smentito punto per punto le dichiarazioni di Trump. In un post su X ha scritto che il presidente americano "ha fatto sette affermazioni in un'ora, tutte false" e ha avvertito che, con la continuazione del blocco statunitense, lo stretto "non resterà aperto". Ha aggiunto che il passaggio si baserà sulla "rotta designata" e richiederà "l'autorizzazione iraniana", ribadendo che le regole del transito saranno decise "sul campo, non sui social media". Il ministero degli Esteri di Teheran, citato dall'emittente statale IRIB, ha respinto le ricostruzioni americane: "Gli americani parlano troppo e creano rumore intorno alla situazione. Non lasciatevi ingannare: non c'è nessun nuovo accordo".
Trump ha sostenuto, in una serie di interviste a CBS, Reuters, Bloomberg, Axios, AFP e NewsNation, che l'Iran avrebbe "accettato tutto", inclusa la rimozione dell'uranio arricchito dal territorio nazionale e la sospensione "illimitata" del programma nucleare. Ha affermato che Stati Uniti e Iran lavoreranno insieme per recuperare il materiale, descritto dal presidente come "polvere nucleare", senza l'impiego di truppe di terra americane, e che verrà trasportato negli Stati Uniti. Ha anche escluso il rilascio di fondi iraniani congelati in cambio. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha smentito categoricamente alla TV di Stato: "Il trasferimento dell'uranio negli Stati Uniti non è stato presentato come opzione. L'uranio arricchito iraniano è sacro come il suolo iraniano e in nessun caso sarà trasferito altrove".
Un funzionario iraniano di alto livello ha dichiarato a Reuters, in forma anonima, che restano "differenze significative" tra le due parti e che "non è stato raggiunto alcun accordo sui dettagli delle questioni nucleari". Secondo quanto riportato da Axios, sul tavolo ci sarebbe un memorandum di intesa di tre pagine che fissa una finestra di 60 giorni per negoziare un'intesa duratura. Lo schema prevederebbe lo sblocco di 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati in cambio della consegna delle scorte di uranio arricchito. Il New York Times, citando tre funzionari iraniani anonimi, riferisce che Teheran avrebbe proposto una sospensione dell'arricchimento per dieci anni, seguita da altri dieci anni di arricchimento minimo per ricerca di laboratorio, con la diluizione graduale delle scorte collegata alla rimozione delle sanzioni americane. Gli asset iraniani congelati all'estero ammonterebbero a circa 27 miliardi di dollari, detenuti principalmente in Iraq, Qatar, Giappone, Germania e Cina.
Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, a metà 2025 l'Iran possedeva oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento, un passo tecnico breve dal livello necessario per un'arma nucleare, pari al 90 per cento. Il Washington Post parla di circa 940 libbre, il New York Times di 970, di materiale altamente arricchito sepolto sotto le macerie delle basi colpite dalla campagna di bombardamenti statunitense e israeliano dell'estate scorsa.
Il blocco navale americano, in vigore dal 13 aprile, coinvolge 10.000 militari, oltre una dozzina di navi della Marina e una flotta di caccia e droni, secondo l'US Central Command. Il generale Dan Caine, capo degli Stati Maggiori Riuniti, ha presentato giovedì una mappa con una "linea di blocco" che si estende nel Golfo dell'Oman, dal confine Iran-Pakistan a nord fino alla penisola di Ras al Hadd in Oman a sud. Finora 21 navi sono state respinte e costrette a tornare verso l'Iran. L'ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando Centrale, ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti hanno "gli occhi su ogni porto iraniano per osservare ogni movimento".
Le compagnie di navigazione restano caute. Il colosso Maersk ha fatto sapere in una nota che "qualsiasi decisione di attraversare lo stretto si baserà su valutazioni del rischio e sul monitoraggio costante della situazione di sicurezza". Arsenio Dominguez, segretario generale dell'Organizzazione Marittima Internazionale, ha dichiarato alla BBC di aver bisogno di "ulteriori chiarimenti per l'industria del trasporto marittimo" sul fatto che la navigazione non comporti rischi e sia conforme al diritto internazionale. Ha aggiunto che esiste un arretrato di circa 1.600 navi bloccate nel Golfo Persico. Brett Erickson di Obsidian Risk Advisors ha dichiarato al Washington Post che "un singolo corridoio designato con obblighi di autorizzazione iraniana non può replicare" il volume normale di oltre 100 transiti giornalieri.
Eric Brewer della Nuclear Threat Initiative ha sottolineato, parlando con Intelligencer, che una delle grandi differenze rispetto ai negoziati passati è che l'attuale amministrazione americana e il presidente in particolare sono "narratori inaffidabili". Ali Vaez, esperto di Iran del Crisis Group, ha dichiarato al New York Times che "siamo ancora lontani miglia da un accordo complessivo". Kelsey Davenport ha espresso dubbi sul fatto che l'Iran abbia accettato una sospensione "illimitata" del programma nucleare, definendola una rinuncia che Teheran ha sempre descritto come un diritto sovrano. Danny Citrinowicz dell'INSS ha osservato che l'Iran "non entra nel prossimo round da una posizione di debolezza" e che la "carta di Hormuz può essere giocata di nuovo".
Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato una missione congiunta, multinazionale e "strettamente difensiva" per proteggere le navi mercantili nello stretto, che comprenderà anche operazioni di sminamento quando le condizioni lo consentiranno. In una conferenza stampa con Starmer, Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, Starmer ha dichiarato: "Accogliamo con favore l'annuncio fatto durante il nostro incontro, ma dobbiamo assicurarci che sia duraturo e concretamente praticabile". Un diplomatico citato dal Washington Post ha raccontato che gli alleati europei sono stati colti di sorpresa: "Stavamo tenendo una riunione sullo stretto e non avevamo idea che questo sarebbe stato annunciato nel mezzo. È stato imbarazzante".
Il quadro economico per l'Iran resta pesante. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha dichiarato che Teheran avrebbe subito almeno 270 miliardi di dollari di danni dalla guerra, secondo le prime stime. Il principale quotidiano economico iraniano, Donyaye Eghtesad, ha calcolato che la ricostruzione richiederà almeno 12 anni e che ogni mese di combattimenti equivale a un arretramento economico di cinque anni, con perdite pari al triplo del bilancio annuale del governo. Heather Exner-Pirot del Macdonald-Laurier Institute ha stimato, in un'intervista a CBC, che circa un miliardo di barili di petrolio sia rimasto bloccato dietro lo stretto e che ci vorranno anni per ricostituire le scorte perdute. Nel frattempo, il Dipartimento del Tesoro americano ha prorogato fino al 16 maggio l'esenzione dalle sanzioni sulla vendita di petrolio russo già caricato sulle navi al 17 aprile, due giorni dopo che il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva dichiarato il contrario in una conferenza alla Casa Bianca.
Un segnale concreto è arrivato dalla nave da crociera Celestyal Discovery, battente bandiera maltese, che secondo MarineTraffic è riuscita ad attraversare lo stretto dopo essere rimasta bloccata a Dubai per 47 giorni, pur viaggiando senza passeggeri a bordo e diretta a Muscat, in Oman. Ma si tratta di un caso isolato. Il bilancio della giornata è che poco o nulla è cambiato: l'Iran continua a controllare di fatto il passaggio, il blocco americano resta in piedi, i negoziati proseguono attraverso la mediazione pakistana e un nuovo round di colloqui diretti è atteso lunedì a Islamabad. Le parole di Trump, come nota il giornalista del Wall Street Journal Yaroslav Trofimov, non hanno cambiato la realtà sul campo: lo stretto resta chiuso a meno che le navi non paghino il pedaggio iraniano, il blocco statunitense continua e il calo del prezzo del petrolio riflette più le aspettative del mercato che la situazione effettiva nel Golfo.