Le teorie del complotto sulla sparatoria dilagano sui social
Dopo l'attacco al Washington Hilton, accuse di messa in scena rimbalzano da destra a sinistra. Influencer e politici alimentano il sospetto che Trump abbia orchestrato l'episodio per ottenere consensi.
A poche ore dalla sparatoria avvenuta sabato sera durante la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca, i social network si sono riempiti di teorie del complotto secondo cui l'attacco sarebbe stato orchestrato dall'amministrazione Trump. Il sospetto, privo di fondamento, è circolato sia tra account di destra sia tra account di sinistra, alimentato da influencer e da alcuni politici. Le forze dell'ordine stanno ancora indagando, ma nessun elemento finora emerso suggerisce che la sparatoria fosse parte di un complotto.
L'episodio si è verificato poco dopo le 20:30 al Washington Hilton, quando un uomo ha forzato un controllo di sicurezza nel tentativo apparente di raggiungere la sala in cui era in corso la cena, alla quale partecipava per la prima volta da presidente Donald Trump. Il sospettato, identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, residente a Torrance in California, è stato fermato dalla polizia. Un alto funzionario dell'amministrazione ha riferito che il fratello del sospettato avrebbe consegnato agli inquirenti scritti in cui Allen esprimeva sentimenti ostili a Trump. Il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche ha dichiarato a Meet the Press della NBC che gli inquirenti ritengono che il sospettato agisse da solo e mirasse a colpire funzionari dell'Amministrazione.
- Allen ha viaggiato 5 giorni in treno da LA a DC
- Aveva prenotato l'hotel da 3 settimane
- Ha mandato il suo manifesto alla famiglia 10 minuti prima dell'attacco
- Ha attraversato di corsa il metal detector e ha aperto il fuoco
- Un agente colpito, protetto da giubbotto anti proiettile
- Tutto orchestrato per costruire la nuova sala da ballo
- Distrazione dalla guerra contro l'Iran
- Coinvolgimento di "viaggiatori nel tempo"
- Karoline Leavitt sapeva tutto in anticipo
- Coinvolgimento di servizi segreti israeliani
Secondo un'analisi del Washington Post, circa un quinto degli influencer e dei politici di sinistra che hanno commentato l'episodio ha utilizzato un linguaggio cospirazionista. Una delle prime voci è arrivata dalla deputata democratica del Texas Jasmine Crockett, che alle 2:51 di domenica ha pubblicato su Threads un messaggio in cui ipotizzava che l'attacco potesse essere falso, citando il numero elevato di presunti attentati a Trump. Su X il termine staged, ovvero messo in scena, è stato usato in oltre 300.000 post entro la metà di domenica, secondo dati della società di analisi TweetBinder citati dal New York Times. Sulla piattaforma Bluesky, di orientamento prevalentemente progressista, molti utenti hanno semplicemente ripetuto la parola staged, riproducendo lo schema già visto dopo il tentato omicidio di Trump a Butler, in Pennsylvania, nel 2024.
Una delle ipotesi più diffuse collega l'episodio alla volontà di Trump di costruire una nuova sala da ballo da 400 milioni di dollari nell'ala est della Casa Bianca, un progetto contestato perché aggira l'approvazione del Congresso. In una conferenza stampa subito dopo l'attacco, Trump ha affermato che la sala è necessaria e in un successivo post su Truth Social ha sostenuto che l'incidente non sarebbe avvenuto se la nuova struttura fosse già stata completata. Numerosi sostenitori del presidente, tra cui il podcaster Jack Posobiec, la creatrice di Libs of TikTok Chaya Raichik e l'attivista Tom Fitton, hanno rilanciato lo stesso messaggio nelle ore successive. Il Dipartimento di Giustizia ha inoltre richiamato l'episodio per sollecitare l'archiviazione di una causa intentata da gruppi di tutela del patrimonio contro il progetto.
L'ex influencer di destra Ashley St. Clair, oggi critica verso Trump, ha sostenuto in un video pubblicato su TikTok che il messaggio sulla sala da ballo sarebbe stato coordinato in anticipo all'interno di chat di gruppo tra influencer, pratica di cui ha detto di avere esperienza diretta. In una dichiarazione successiva al Washington Post, St. Clair ha aggiunto che l'opacità dell'amministrazione, dalla questione della sala da ballo a quella dei file su Epstein, contribuisce ad alimentare le teorie del complotto. La portavoce della Casa Bianca ha respinto le accuse: il portavoce Davis Ingle ha definito completi imbecilli quanti ritengono che Trump abbia inscenato i propri attentati.
Altre teorie hanno riguardato un servizio di Fox News, in cui la corrispondente Aishah Hasnie è stata interrotta durante una telefonata in diretta. Alcuni utenti hanno interpretato il fatto come un tentativo dell'emittente di insabbiare elementi compromettenti. Hasnie ha chiarito su X che la copertura telefonica nella sala era praticamente assente e che il marito della portavoce Karoline Leavitt, citato nella conversazione, le aveva semplicemente raccomandato prudenza. Anche una frase pronunciata da Leavitt prima della cena, in cui anticipava battute pungenti del discorso del presidente parlando di shots fired, è stata estrapolata dal contesto e usata come presunta prova di una conoscenza preventiva dell'attacco.
A diffondere ulteriore disinformazione hanno contribuito immagini false del sospettato, video di sicurezza ritoccati con strumenti di intelligenza artificiale e un filmato apparentemente generato con IA che mostrava il commentatore Tucker Carlson rilanciare la teoria della messa in scena. Un post su X che ipotizzava il coinvolgimento di viaggi nel tempo ha superato 1,2 milioni di visualizzazioni entro lunedì mattina, secondo NBC News. Il canale russo RT ha amplificato su X alcune affermazioni che attribuivano responsabilità a interessi israeliani, accuse non sostenute da prove e considerate dal New York Times un classico topos antisemita. Anche un video di propaganda filo-iraniana generato con IA ha sfruttato l'episodio.
Gli esperti interpellati dai principali quotidiani americani descrivono un meccanismo ricorrente. Whitney Phillips, docente all'Università dell'Oregon, ha spiegato al Washington Post che la costruzione collettiva di un significato è una delle prime reazioni davanti a una crisi e che l'attuale frammentazione dell'informazione produce ricostruzioni distorte. Joan Donovan, della Boston University, ha aggiunto sempre al Washington Post che le teorie del complotto sono particolarmente persistenti e tendono a riportare gli utenti sugli stessi contenuti. Cliff Lampe, professore all'Università del Michigan, ha dichiarato al New York Times che gli utenti non cercano informazioni affidabili ma conferme alle proprie convinzioni. Jen Golbeck, dell'Università del Maryland, ha detto a PBS News che la sfiducia nelle istituzioni e l'incapacità di distinguere il vero dal falso creano la ricetta perfetta per la diffusione di queste narrazioni. Michael Barkun, professore emerito di scienza politica alla Syracuse University, ha osservato a NBC News che la presenza di figure di alto profilo, incluso il presidente, che si dichiarano cospirazioniste contribuisce a legittimare questo tipo di pensiero. Mark Fenster, dell'Università della Florida, ha avvertito sempre NBC News che la diffidenza generalizzata rende più difficile il funzionamento delle istituzioni democratiche.
Lo stesso Trump, in un'intervista a 60 Minutes della CBS, ha commentato la rapidità con cui le teorie del complotto si sono diffuse, osservando che di solito occorrono mesi prima che simili narrazioni emergano. In questo caso sono bastate poche ore.