La guerra con l'Iran sta danneggiando la posizione degli Stati Uniti nel mondo

I documenti ottenuti da Politico mostrano come Washington stia perdendo terreno in Bahrain, Indonesia e Azerbaijan, incapace di contrastare la propaganda filo-iraniana sui social media.

La guerra con l'Iran sta danneggiando la posizione degli Stati Uniti nel mondo
U.S. Central Command Public Affairs

La guerra con l'Iran sta erodendo le alleanze di sicurezza degli Stati Uniti e deteriorando la loro reputazione nel mondo, soprattutto tra i musulmani. Lo rivela un insieme di cablogrammi del Dipartimento di Stato ottenuti in esclusiva da Politico e datati mercoledì, che descrivono le ricadute del conflitto in tre Paesi molto diversi tra loro: Bahrain, Azerbaijan e Indonesia.

I diplomatici americani nelle tre capitali tratteggiano un quadro allarmante. Gli Stati Uniti appaiono sotto assedio mediatico da parte di attori filo-iraniani che si muovono con grande agilità nello spazio digitale, mentre Washington fatica a tenere il passo. Nei tre Paesi presi in esame, la fiducia della popolazione e in prospettiva anche quella dei governi rischia di venire compromessa.

In Azerbaijan il rapporto bilaterale, che stava migliorando in modo significativo, si è arenato e mostra segnali di peggioramento. In Bahrain il governo deve rispondere ai sospetti di essere stato abbandonato dagli Stati Uniti di fronte a droni e missili iraniani. In Indonesia il presidente potrebbe subire crescenti pressioni per ridurre la cooperazione militare con Washington.

I cablogrammi contengono richieste velate affinché l'amministrazione Trump conceda alle ambasciate maggiore autonomia per contrastare le narrazioni negative online e sui media tradizionali. Secondo quanto riferito da un diplomatico americano a Politico, alle sedi diplomatiche è stato vietato produrre contenuti originali sulla guerra con l'Iran: possono soltanto ricondividere i messaggi approvati dalla Casa Bianca o dalla sede centrale del Dipartimento di Stato. L'ambasciata di Jakarta chiede espressamente la libertà di agire in modo rapido e proattivo sui social, per competere in uno spazio digitale sovraffollato.

Il semplice fatto che questi cablogrammi siano stati inviati segnala una situazione critica. Molti diplomatici, riferiscono due funzionari a Politico sotto anonimato per timore di ritorsioni, sono diventati riluttanti a esprimersi dopo che l'amministrazione Trump li ha emarginati dalle decisioni chiave di politica estera, ha licenziato numerosi membri del servizio diplomatico e ha preteso "fedeltà" da chi è rimasto in servizio. Di conseguenza, ha spiegato uno dei diplomatici, le sedi all'estero selezionano con estrema cautela gli argomenti da trattare e il modo di esprimerli.

La leadership islamista iraniana, al contrario, utilizza bot, meme e strumenti digitali su una vasta gamma di piattaforme per screditare gli Stati Uniti. I suoi diplomatici coltivano inoltre contatti in ambienti religiosi, culturali e sociali per costruire simpatia verso Teheran.

Interpellato da Politico, il portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott ha difeso l'operato dell'amministrazione, sostenendo che le azioni del presidente Trump rendono gli Stati Uniti e il mondo più sicuri impedendo al regime iraniano di ottenere un'arma nucleare.

Il caso del Bahrain è particolarmente delicato. Il Paese ospita la base della Quinta Flotta della marina statunitense ed è considerato un alleato storico. Tuttavia, secondo il cablogramma inviato da Manama, si è diffusa la percezione che gli Stati Uniti abbiano abbandonato il Bahrain per concentrarsi sulla difesa di Israele. Alcuni account filo-iraniani sui social hanno sostenuto che la presenza militare americana abbia trasformato il Bahrain in un bersaglio e che le forze statunitensi dovrebbero lasciare il Paese. Un tweet molto diffuso chiedeva perché i soldati americani fossero alloggiati in hotel tra i civili. I media tradizionali del Bahrain, il cui lavoro è strettamente controllato dal governo, hanno enfatizzato l'azione dell'esercito locale nell'intercettare droni e missili iraniani, omettendo il sostegno statunitense. Anche le dichiarazioni ufficiali del governo bahreinita hanno taciuto sul contributo americano in termini di equipaggiamento e addestramento, una scelta che secondo il cablogramma potrebbe essere dettata dalla volontà di proteggere la sicurezza operativa del personale e dei materiali statunitensi. Il cablogramma osserva inoltre che l'ambasciata britannica, grazie a una presenza social molto attiva, ha creato l'impressione distorta che Londra stesse colmando il vuoto lasciato da Washington.

In Azerbaijan la guerra rischia di vanificare i progressi compiuti dopo il vertice di pace tra Baku ed Erevan promosso dal presidente Trump ad agosto. Dopo quell'incontro i media azeri, dominati da testate filogovernative, avevano adottato toni più positivi verso gli Stati Uniti. Nel primo mese successivo all'attacco congiunto statunitense e israeliano all'Iran del 28 febbraio, la copertura era rimasta sostanzialmente neutrale. Un presunto attacco con drone iraniano contro l'Azerbaijan il 5 marzo aveva persino scatenato commenti nazionalisti che accusavano Teheran di terrorismo. Ad aprile il clima è cambiato. La maggior parte delle testate locali attribuisce ora agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità del conflitto e rimprovera loro l'assenza di una strategia chiara per chiuderlo. Alcuni giornali hanno ripreso articoli internazionali critici verso Trump e la sua famiglia, una mossa che secondo il cablogramma funziona spesso come "pallone di prova" prima che il governo adotti un linguaggio simile. Il cessate il fuoco in scadenza il 22 aprile ha in parte attenuato le tensioni, mentre cresce nella popolazione la speranza che il conflitto si concluda, anche a causa dell'aumento dei prezzi e delle difficoltà negli spostamenti regionali. Il cablogramma segnala però che l'ostilità verso gli Stati Uniti non si traduce in simpatia per Teheran, poiché gran parte della popolazione azera è laica e diffida del regime islamista iraniano.

Il caso indonesiano è forse quello di maggiore impatto strategico. L'Iran sta conducendo una vasta operazione di influenza nel Paese musulmano più popoloso del mondo. Sui media tradizionali e su piattaforme come Telegram e Facebook, Teheran punta sulla solidarietà islamica e fa leva sul sentimento anticoloniale indonesiano, dipingendo Israele e gli Stati Uniti come potenze imperialiste. Alcune iniziative sono particolarmente creative e utilizzano persino il codice Morse per veicolare messaggi filo-iraniani e stimolare l'interazione degli utenti. I post dell'ambasciata iraniana ottengono oggi migliaia di visualizzazioni in più rispetto al passato, mentre l'ambasciatore ha intensificato gli incontri con esponenti politici e religiosi indonesiani.

Secondo il cablogramma il rischio più immediato non è che la propaganda iraniana venga creduta in blocco, ma che amplifichi il sentimento antiamericano al punto da restringere lo spazio di manovra politica del presidente Prabowo Subianto sulla cooperazione regionale in materia di sicurezza. L'Indonesia ha compiuto diverse mosse per ingraziarsi il presidente Trump, tra cui l'offerta di inviare truppe a Gaza, l'adesione al Board of Peace voluto dal presidente americano e la firma, lunedì scorso, di un importante accordo di cooperazione in materia di difesa con gli Stati Uniti. Dall'inizio della guerra l'ambasciatore iraniano ha chiesto pubblicamente a Jakarta di uscire dal Board of Peace. Non ci sono segnali di una disponibilità indonesiana ad arrivare a tanto, ma il governo avrebbe sospeso i colloqui con Washington relativi a quell'organismo.

Nel complesso i cablogrammi mostrano un'amministrazione americana che perde la battaglia delle narrazioni in aree strategiche del mondo musulmano, con ambasciate che chiedono strumenti più agili per rispondere a un avversario, l'Iran, capace di muoversi molto più velocemente nello spazio informativo globale.

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