La Casa Bianca ha lanciato lunedì sera “Trump TV: The Essentials Station”, un nuovo canale in streaming che trasmette 24 ore su 24 i momenti salienti dell’amministrazione. L’iniziativa arriva pochi giorni dopo la decisione del presidente Donald Trump di vietare l’accesso alla Casa Bianca a CNN, MS NOW e Politico.
Le trasmissioni sono iniziate alle 19 di Washington, l’una di notte di martedì in Italia, con la replica del discorso tenuto da Trump al monte Rushmore il 3 luglio. Kaelan Dorr, assistente aggiunto del presidente e responsabile della strategia digitale della Casa Bianca, ha presentato il nuovo canale come una raccolta dei “migliori successi dell’Amministrazione, senza filtri”, accusando la stampa di averne raccontato in modo inesatto, o ignorato, i suoi risultati. Il lancio ha suscitato critiche e paragoni con i mezzi d’informazione controllati dai governi autoritari.
Trump ha giustificato il bando, annunciato venerdì 18 settembre, accusando le tre testate di diffondere “finzione e bugie”. Sabato i loro corrispondenti si sono visti negare l’ingresso dopo la disattivazione dei badge. Lunedì CNN, MS NOW e Politico hanno fatto causa all’Amministrazione Trump, sostenendo che il provvedimento violi le garanzie costituzionali sulla libertà di stampa. Le tre organizzazioni hanno chiesto al tribunale di sospendere il divieto.
Il caso è stato assegnato al giudice federale Timothy Kelly, nominato da Trump durante il primo mandato, che ha fissato un’udienza per mercoledì 23 settembre. Nel 2018 Kelly aveva già ordinato alla Casa Bianca di ripristinare l’accredito del corrispondente della CNN Jim Acosta.
Anche le altre reti televisive hanno preso posizione. Lunedì spettava alla CNN effettuare le riprese per il pool televisivo durante il viaggio di Trump a New York per l’Assemblea Generale dell’ONU. Il pool è il gruppo ristretto di giornalisti e operatori che segue il presidente e condivide il materiale con le altre redazioni. Anziché sostituire la CNN, ABC, CBS, NBC e Fox News hanno sospeso la copertura condivisa degli eventi presidenziali. La decisione riguarda solo il pool, non l’intera attività giornalistica delle emittenti sul presidente.
Trump ha inoltre valutato più volte di trasferire fuori dalla Casa Bianca le postazioni della stampa, secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, che cita funzionari ed ex funzionari dell’Amministrazione. Il presidente avrebbe riproposto l’idea il mese scorso, mentre cresceva la sua insofferenza per la copertura del secondo mandato. Alcuni consiglieri glielo avrebbero sconsigliato. Un alto funzionario ha però negato che Trump abbia piani per trasferire i giornalisti.
La svolta dopo l’omicidio di Charlie Kirk
La stretta sulla stampa si inserisce nel più ampio scontro dell’Amministrazione con le organizzazioni considerate ostili, al centro anche della ricostruzione del New York Times. Nei giorni successivi all’omicidio di Charlie Kirk, il fondatore di Turning Point USA ucciso nel settembre 2025, Stephen Miller, vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, affermò che l’ultimo messaggio ricevuto dall’attivista era un invito a “smantellare” le organizzazioni della sinistra radicale che, secondo Miller, “fomentano la violenza”.
Il 22 settembre 2025 Trump ha così firmato un ordine esecutivo che designava antifa, il movimento antifascista della sinistra radicale, come organizzazione terroristica interna. La designazione riguardava però un movimento decentralizzato, privo di una struttura nazionale unitaria: l’FBI lo aveva in precedenza descritto come un’ideologia, più che come un’organizzazione. La legislazione federale, inoltre, non prevede un reato autonomo generale collegato a questa fattispecie. I singoli atti di reato possono essere perseguiti attraverso solo altre fattispecie penali.
Il 25 settembre Trump ha firmato il National Security Presidential Memorandum 7, che dispone di contrastare il terrorismo interno e le reti accusate di alimentare la violenza politica. Tra gli orientamenti associati dal documento a questa violenza figurano l’antiamericanismo, l’anticapitalismo e l’anticristianesimo, “l’estremismo” in materia di immigrazione, etnia e genere e “l’ostilità” verso chi sostiene una visione tradizionale della famiglia, della religione e della morale.
Uno dei principali casi giudiziari riguarda i fatti del 4 luglio 2025 davanti al centro di detenzione per migranti di Prairieland, vicino a Dallas. Durante gli scontri un agente fu ferito da colpi d’arma da fuoco. Benjamin Song, riconosciuto colpevole di aver sparato, è stato condannato a 100 anni di carcere anche per tentato omicidio. Nel procedimento sono state contestate ad altri imputati accuse di sostegno materiale al terrorismo.
Daniel Sanchez Estrada, che non aveva partecipato alla protesta, è stato invece condannato a 30 anni per occultamento di documenti e cospirazione finalizzata a occultarli. Le accuse riguardavano il trasferimento di una scatola di opuscoli politici che, secondo i procuratori, dovevano essere sottratti agli investigatori. Non è stato invece condannato per sostegno materiale al terrorismo. Il 23 giugno otto imputati, compreso Sanchez Estrada, hanno ricevuto pene per un totale di 450 anni; la sentenza per una nona imputata era stata rinviata.
La sorveglianza in Minnesota e il caso SPLC
In Minnesota, le indagini sulle proteste contro le operazioni federali sull’immigrazione hanno coinvolto anche attività politiche e associative. La documentazione processuale richiamata dalla Foundation for Individual Rights and Expression (FIRE) descrive agenti infiltrati in incontri, anche online, organizzati in chiese, biblioteche e scuole, il monitoraggio di chat su Signal, la registrazione delle targhe e l’acquisizione di anni di documentazione finanziaria di sindacati e organizzazioni non profit non accusati di reati.
Il 16 giugno i procuratori federali hanno annunciato l’incriminazione di 15 persone per cospirazione finalizzata a ostacolare o ferire funzionari federali. Ad alcuni imputati sono stati contestati anche stalking, danneggiamento di beni pubblici e aggressione a un agente. Secondo il procuratore federale Daniel Rosen, gli indagati erano legati a gruppi riconducibili all’antifa e avevano coordinato attività di sorveglianza e mobilitazione contro le operazioni dell’ICE, l’agenzia federale responsabile dei controlli sull’immigrazione.
Tra le condotte contestate figurano il lancio di blocchi di ghiaccio contro i veicoli degli agenti e l’organizzazione di blocchi attorno a edifici federali. Alla conferenza stampa Rosen non ha precisato se gli episodi avessero provocato feriti, sostenendo che l’assenza di lesioni non escluderebbe la commissione di un reato grave.
Le contestazioni alla portata delle indagini coinvolgono organizzazioni di orientamenti diversi. In una memoria depositata il 25 agosto nel procedimento United States v. Sant, FIRE, il centro studi libertario Cato Institute e la Society for the Rule of Law sostengono che la sorveglianza abbia colpito libertà di espressione, protesta e associazione in ragione delle opinioni politiche. Il documento, preparato da Protect Democracy con lo studio Ciresi Conlin, chiede al tribunale ulteriori acquisizioni documentali per verificare se l’indagine e l’azione penale siano state guidate da motivazioni politiche.
Un altro fronte riguarda il Southern Poverty Law Center (SPLC), l’organizzazione per i diritti civili nota per le indagini sui gruppi estremisti. Il 3 ottobre 2025 il direttore dell’FBI Kash Patel ha annunciato l’interruzione dei rapporti con il centro. Il giorno precedente Elon Musk aveva accusato l’SPLC, senza fornire prove, di aver istigato l’omicidio di Kirk.
Il 21 aprile 2026 il Dipartimento di Giustizia ha annunciato un’incriminazione nei confronti dell’organizzazione per frode, false dichiarazioni e cospirazione finalizzata al riciclaggio. Secondo l’accusa, il Centro avrebbe ingannato i donatori e utilizzato conti intestati a entità fittizie per nascondere pagamenti a persone legate a organizzazioni estremiste.
L’SPLC respinge tutte le accuse e sostiene che i pagamenti servissero a remunerare informatori infiltrati nei gruppi d’odio, le cui informazioni avrebbero aiutato anche le autorità a prevenire atti di violenza. Ad agosto la giudice federale Emily Marks ha respinto la richiesta di archiviazione fondata sul presunto carattere persecutorio del procedimento. La decisione consente al processo di proseguire, ma non accerta la fondatezza delle accuse né la colpevolezza dell’organizzazione.
