Iran, gli americani bocciano Trump: il 60% contrario, due terzi la considerano una guerra evitabile

Due sondaggi nazionali mostrano un'opinione pubblica contraria sul conflitto e preoccupata per l'economia. Il petrolio resta sopra i 100 dollari al barile, la benzina sfiora i 4 dollari al gallone. Teheran minaccia ritorsioni sulle infrastrutture regionali se Washington colpirà le centrali iraniane.

Iran, gli americani bocciano Trump: il 60% contrario, due terzi la considerano una guerra evitabile

Due americani su tre giudicano la guerra in Iran come evitabile. Sei su dieci bocciano senza appello la gestione del presidente Donald Trump. E il 92%, senza distinzioni di partito, chiede una sola cosa: che la guerra finisca al più presto. A un mese dall’inizio delle operazioni militari contro l’Iran, l’opinione pubblica statunitense offre un quadro netto e difficilmente equivocabile. Lo confermano due rilevazioni indipendenti — CBS News/YouGov (17-20 marzo, 3.335 adulti) e American Research Group (20-21 marzo) — che convergono sia nei numeri sia nel giudizio complessivo.

Il 60% degli intervistati da CBS News disapprova l'operato di Trump come presidente, una quota che sale al 62% quando il giudizio si concentra sulla crisi iraniana. Ancora più severo il verdetto rilevato dall’American Research Group: il 63% esprime un giudizio negativo, a fronte di appena il 34% di opinioni favorevoli sul presidente. Ma il dato che più di ogni altro fotografa il clima politico è un altro: per il 66% degli americani quella contro l’Iran è una guerra di scelta, non una necessità. La frattura partitica resta profondissima — il 93% dei democratici la pensa così, contro circa un terzo dei repubblicani — e tuttavia emerge anche un punto di convergenza: quasi sette intervistati su dieci, trasversalmente, ritengono che l’Amministrazione Trump non abbia ancora chiarito in modo convincente le ragioni del conflitto.

Benzina, inflazione e il costo della guerra

Se nei sondaggi il malcontento resta ancora astratto, alla pompa di benzina diventa immediatamente tangibile. L’85% degli intervistati da CBS News parla di rincari della benzina nella propria zona e quasi nove su dieci si aspettano ulteriori aumenti. Il 67% afferma, allo stesso tempo, di non essere disposto a pagare di più a causa del conflitto — ma, nei fatti, sta già pagando di più: secondo AAA, il prezzo medio nazionale ha toccato i 3,94 dollari al gallone, mentre il 72% degli americani registra un aumento generalizzato del costo della vita nelle ultime settimane.

Anche per questo motivo, sull’inflazione il giudizio nei confronti della Casa Bianca di Trump è particolarmente severo: il 67% ne boccia la gestione e il 63% ritiene che la guerra finirà per indebolire ulteriormente l’economia nel breve periodo. I mercati raccontano la stessa storia con altri numeri. Alla riapertura domenicale il greggio Brent — benchmark globale — si muoveva attorno ai 111 dollari al barile, dopo aver sfiorato i 113: un balzo di circa il 55% rispetto ai livelli precedenti l’inizio dei bombardamenti. Il WTI statunitense si attesta poco sotto i 99 dollari.

L’ex Segretario all’Energia Dan Brouillette ha dichiarato ad Axios di aspettarsi un rapido calo dei prezzi una volta concluso il conflitto — ma solo se questo dovesse chiudersi nel giro di poche settimane, un’ipotesi che appare sempre meno plausibile. Più ampia la lettura di Michael McCarthy, amministratore delegato della piattaforma di trading Moomoo: il conflitto sta alimentando due timori convergenti, l’impatto diretto sui mercati energetici e il rischio che l’aumento dei costi di energia e fertilizzanti si trasmetta lungo l’intera catena produttiva, spingendo l’inflazione a livello globale. Tassi in aumento e rallentamento economico, ha sintetizzato, rappresentano un "doppio colpo" per le imprese.

Lo Stretto di Hormuz, tra ultimatum e ritorsioni

Al centro della crisi energetica continua ad esserci la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, il corridoio attraverso cui transitava circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas naturale liquefatto prima dell'inizio della guerra. Gli attacchi iraniani hanno ridotto il traffico marittimo a una frazione dei livelli prebellici — circa il 5% — consentendo il passaggio solo alle navi dei Paesi considerati amici da Teheran, come Cina, India e Pakistan, e comunque sotto stretto coordinamento con le autorità iraniane. Si tratta ormai della crisi petrolifera più grave dagli anni Settanta.

In questo contesto, sabato Donald Trump ha alzato nuovamente la posta, lanciando un ultimatum di 48 ore: se lo Stretto non verrà riaperto entro la mezzanotte di oggi, gli Stati Uniti inizieranno a colpire le centrali elettriche iraniane, a partire dalla più grande, presumibilmente la centrale nucleare di Bushehr. L’Ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Mike Waltz, ha confermato ieri la linea senza indicare obiettivi specifici, ma parlando esplicitamente di "centrali termoelettriche a gas e altri impianti".

La risposta di Teheran è stata immediata e durissima. Lo Speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha minacciato la distruzione "irreversibile" di tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione dei Paesi alleati di Stati Uniti e Israele nella regione in caso di attacco. Amnesty International ha subito avvertito che colpire infrastrutture essenziali come elettricità e acqua potrebbe violare il diritto internazionale e, in alcuni casi, configurarsi come crimine di guerra.

Il comando operativo Khatam al-Anbiya ha però rincarato la dose: in caso di attacco alle infrastrutture energetiche iraniane, il passaggio nello Stretto di Hormuz verrebbe chiuso completamente e non riaperto fino alla ricostruzione delle centrali colpite. In questo contesto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha denunciato un clima di "minacce e terrore" che, a suo dire, "rafforza soltanto l’unità iraniana", liquidando l’idea di cancellare l’Iran dalla mappa come "un’illusione dettata dalla disperazione".

Sul piano diplomatico, intanto, si cerca di creare un’ampia coalizione per sbloccare la situazione. Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha riferito che 22 Paesi — in gran parte membri dell'Alleanza Atlantica, insieme a Giappone, Australia, Emirati Arabi Uniti e altri — stanno lavorando a un’iniziativa guidata dal Regno Unito per garantire la sicurezza del transito nello Stretto. Downing Street ha confermato che il primo ministro britannico Keir Starmer ha discusso la questione con Trump nella serata di ieri, ma senza fornire ulteriori dettagli.

Un pessimismo che va ben oltre il conflitto

Lo scetticismo degli americani, però, non si ferma alle conseguenze economiche della guerra. Il 58% ritiene, infatti, che il conflitto finirà per rendere gli Stati Uniti meno sicuri o non produrrà effetti sul piano della sicurezza; il 49% è convinto che l’azione militare stia indebolendo la posizione degli Stati Uniti nel mondo. Quanto alla durata, il 37% prevede che la guerra si protrarrà per mesi, il 14% per anni. E quasi la metà degli intervistati — il 47% — considera probabile, prima o poi, l’invio di truppe di terra.

Il malessere, però, precede e supera la crisi iraniana. Due americani su tre giudicano negativamente la situazione del Paese, mentre il 58% ritiene che l’economia fosse in rallentamento o già in recessione, persino prima dell'inizio delle operazioni militari. Particolarmente significativo il dato dell’American Research Group: anche tra chi approva il presidente, il pessimismo sulla situazione economica è cresciuto sensibilmente — il 52% prevede un peggioramento entro un anno, contro il 30% del febbraio 2025. Di conseguenza, anche le priorità degli elettori cambiano: il 58% degli americani vorrebbe un maggiore focus sulla politica interna e il 60% chiede più attenzione ai problemi del Paese. Questo dato, più di ogni altro, mostra il paradosso di una presidenza in guerra che fatica sempre di più a persuadere la propria opinione pubblica della necessità stessa del conflitto.

Sondaggi — CBS News/YouGov e American Research Group, marzo 2026
Nuovi sondaggi su Iran, economia e popolarità presidenziale
CBS News/YouGov e American Research Group, marzo 2026: approvazione di Trump ai minimi da inizio mandato, il 60% boccia l'azione militare
Approvazione del Presidente Trump
CBS News / YouGov
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti statunitensi
Disapprova
60%
Approva
40%

Intensità del giudizio
% tra tutti gli adulti statunitensi
Disapprova fortemente
49%
Approva fortemente
24%
Approva abbastanza
16%
Disapprova abbastanza
11%

Per partito
% che approva tra gli intervistati di ciascun partito
Repubblicani
88%
Indipendenti
31%
Democratici
5%

American Research Group
Tutti gli americani
% tra tutti gli americani — approvazione in calo dal 36% di febbraio
Disapprova
63%
Approva
34%
Approva o disapprova l'azione militare USA contro l'Iran?
CBS News / YouGov
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti statunitensi
Disapprova
60%
Approva
40%

Per partito
% che approva l'azione militare
Repubblicani
84%
Indipendenti
31%
Democratici
8%
Valutazione della gestione della guerra in Iran da parte di Trump
CBS News / YouGov
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti statunitensi
Disapprova
62%
Approva
38%

Fiducia sulle decisioni di Trump riguardo all'Iran
% tra tutti gli adulti statunitensi
Nessuna fiducia
40%
Molta fiducia
24%
Un po'
18%
Poca fiducia
18%
Il conflitto con l'Iran è una guerra di necessità o di scelta?
CBS News / YouGov
Tutti gli adulti
% tra tutti gli adulti statunitensi
Guerra di scelta
66%
Guerra di necessità
34%

Obiettivi chiaramente spiegati dall'Amministrazione Trump?
% tra tutti gli adulti statunitensi
Non ancora
68%
Sì, chiaramente
32%

Sull'Iran, Trump sta facendo ciò che aveva promesso in campagna elettorale?
% tra tutti gli adulti statunitensi
Cose diverse
63%
Le stesse cose
37%
Situazione economica e impatto della guerra
CBS News / YouGov
Gestione dell'economia da parte di Trump
% tra tutti gli adulti statunitensi
Disapprova
64%
Approva
36%

American Research Group
Gestione dell'economia da parte di Trump
% tra tutti gli americani — approvazione in calo dal 35% di febbraio
Disapprova
64%
Approva
33%

CBS News / YouGov
Come vanno le cose in America oggi?
% tra tutti gli adulti statunitensi
Molto male
41%
Abbastanza male
25%
Abbastanza bene
25%
Molto bene
9%

Impatto della guerra sull'economia nel breve termine
% tra tutti gli adulti statunitensi
Più debole
63%
Nessuna differenza
22%
Più forte
15%
Prezzi della benzina e disponibilità a pagare di più
CBS News / YouGov
Nelle ultime settimane, i prezzi della benzina nella tua zona…
% tra tutti gli adulti statunitensi
Stanno salendo
85%
Restano uguali
6%
Stanno scendendo
2%

Gli americani dovrebbero accettare di pagare di più la benzina durante il conflitto?
% tra tutti gli adulti statunitensi
Non disposti
67%
Disposti
33%
Che cosa è importante fare riguardo all'Iran?
CBS News / YouGov
% che ritiene "importante" ciascun obiettivo
% tra tutti gli adulti statunitensi
Finire il conflitto al più presto
92%
Garantire la sicurezza del popolo iraniano
80%
Fermare il programma nucleare iraniano
73%
Impedire minacce iraniane ad altri Paesi
68%
Un cambiamento di regime in Iran a favore di un nuovo regime filo-USA
49%

Metodologie:
1) CBS News / YouGov | 17–20 marzo 2026 | Campione: 3.335 adulti USA | Margine di errore: ±2,1 pp | Metodo: sondaggio online YouGov, ponderato per genere, età, etnia, istruzione e voto 2024 | Fonte: CBS News Poll
2) American Research Group | 21 marzo 2026 | Campione: 1.110 adulti USA (sondaggio mensile nazionale) | Margine di errore: ±3 pp | Metodo: sondaggio nazionale | Fonte: American Research Group, Inc.
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