Il Late Show di Stephen Colbert chiude dopo 10 anni, finisce un'era

Il conduttore lascia la CBS dopo 10 anni e dopo essere stato il più visto della sua fascia oraria. Con lui si chiude anche il franchise nato nel 1993 con David Letterman.

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Il Late Show di Stephen Colbert chiude dopo 10 anni, finisce un'era

Il "Late Show" della CBS va in onda questa notte con la sua ultima puntata. Con la chiusura del programma si conclude anche la lunga stagione di Stephen Colbert come volto simbolo della seconda serata di una grande rete generalista americana. La cancellazione del suo show segna la fine di un'epoca: il franchise era nato nel 1993 con David Letterman e si chiude ora con il suo ultimo conduttore.

La decisione non arriva certo dopo un crollo degli ascolti. Per gran parte della sua conduzione, Colbert è stato anzi il volto più visto della seconda serata americana. Il precedente più evocato è quello degli Smothers Brothers, il cui programma di satira politica fu cancellato dalla stessa CBS nel 1969 nonostante il successo di pubblico, per essere sostituito dal varietà "Hee Haw". Ma a chiudersi questa sera, più che uno show, potrebbe essere un'intera stagione della televisione americana.

Dalla parodia conservatrice all'establishment televisivo

La carriera di Colbert si è divisa in due fasi, coincise con i suoi due programmi più importanti. La prima cominciò nell'ottobre 2005, quando su Comedy Central debuttò "The Colbert Report". Il conduttore interpretava una versione caricaturale di sé stesso: un commentatore conservatore arrogante e ignorante, parodia dei pundit televisivi dell'America di George W. Bush. Nel monologo d'apertura introdusse il termine "truthiness", un neologismo che indicava l'idea che qualcosa potesse contare più per la sua apparenza di verità che per la sua effettiva aderenza ai fatti.

In quegli anni Colbert costruì una satira fatta di grandi gag dal valore quasi pedagogico, un modello che John Oliver avrebbe poi ripreso con "Last Week Tonight". Chiese ai telespettatori di modificare le voci di Wikipedia sugli elefanti per illustrare la "wikiality", cioè l'idea che il consenso attorno a una bugia potesse prevalere sui fatti. Creò un vero SuperPAC per mostrare il peso del denaro nella politica americana.

Nel 2010 arrivò persino a testimoniare davanti al Congresso restando nel personaggio che aveva costruito. Nel 2014, però, fu annunciata la sua scelta come successore di David Letterman al "Late Show" della CBS. Sembrò il passaggio dal cavo all'establishment televisivo, dalla satira di nicchia alla grande rete generalista. E, almeno in parte, anche una normalizzazione del suo personaggio.

Trump cambia per sempre il Late Show

Proprio mentre Colbert stava per passare da un programma all'altro, Donald Trump scese la scala mobile della Trump Tower per annunciare la sua candidatura alla presidenza e conquistò il centro della scena nazionale. Quando il suo "Late Show" debuttò nel settembre 2015, il conduttore provò ancora a tenere la politica a distanza.

La prudenza nasceva da una vecchia regola aurea della televisione americana: sulle reti generaliste, prendere posizione politica era considerato un rischio quasi mortale. Conduttori come Johnny Carson e Jay Leno avevano costruito il loro successo colpendo entrambi gli schieramenti, senza schierarsi davvero né da una parte né dall'altra. Per tutto il primo anno, anche il "Late Show" di Colbert sembrò cercare una direzione senza riuscire a trovarla.

Fu proprio Trump a ispirargliela. Nel 2017, alla Casa Bianca per il suo primo mandato, il presidente diventò il bersaglio principale dei monologhi notturni. Ma tra Colbert e il suo concorrente Jimmy Fallon, alla guida del "Tonight Show" della NBC, emerse una differenza sostanziale. Fallon sembrava sperare che si potesse ridere tutti insieme del look del presidente e poi voltare pagina. Colbert, invece, aggiungeva alle battute una critica morale esplicita. Da quel momento il "Late Show" superò il "Tonight Show" negli ascolti.

L'idea che la politica fosse veleno per la prima serata apparteneva alla televisione precedente al cavo e a Internet. Nel suo primo mandato Trump aveva polarizzato l'opinione pubblica americana, ma era diventato anche l'ultima monocultura americana: il riferimento comune più condiviso del Paese, più dello sport, della musica o del cinema.

Una chiusura nel pieno dello scontro politico

La cancellazione del programma stata annunciata nel luglio 2025, pochi mesi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca e pochi giorni dopo un monologo in cui Colbert aveva attaccato la sua stessa casa madre. Paramount Global, proprietaria della CBS, aveva infatti appena chiuso una causa intentata da Trump contro la trasmissione 60 Minutes per il presunto montaggio scorretto di un'intervista a Kamala Harris durante la campagna elettorale del 2024. L'accordo prevedeva un pagamento di 16 milioni di dollari al presidente.

Colbert definì la transazione una "grossa tangente", sostenendo che Paramount stesse pagando per ottenere dall'Amministrazione Trump l'approvazione della fusione con Skydance Media, operazione che richiedeva il via libera della Federal Communications Commission controllata da un fedelissimo di Donald Trump, Brendan Carr. Tre giorni dopo quel monologo la CBS annunciò la chiusura del Late Show.

Da quando è stato annunciato l'addio, il secondo mandato di Trump ha offerto al "Late Show" materiale abbondante per una satira sempre più pungente e un'energia combattiva vicina a quella dei primi anni del "Colbert Report". Il programma è tornato a mordere proprio mentre si avvicinava sempre di più alla sua chiusura. Trump, da parte sua, ha celebrato la cancellazione del Late Show su Truth Social, scrivendo di "adorare assolutamente" il licenziamento di Colbert da parte della CBS.

Il prossimo progetto immediato del conduttore sarà la sceneggiatura di un film di Peter Jackson tratto dal "Signore degli Anelli". Un approdo coerente per quello che il New York Times definisce il più grande appassionato di Tolkien della televisione americana. Ma la sua uscita dalla CBS resta soprattutto il simbolo di una trasformazione più ampia: nell'epoca di Trump, la seconda serata smette di essere lo spazio centrale della satira politica americana.

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