Gli Stati Uniti sospendono la vendita di armi a Taiwan

Il segretario aggiunto della Marina americana Hung Cao ha confermato in un'audizione al Senato lo stop a un pacchetto da 14 miliardi di dollari. Pechino segue da vicino il dossier.

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Gli Stati Uniti sospendono la vendita di armi a Taiwan
Official White House Photo by Daniel Torok

Gli Stati Uniti hanno congelato una vendita di armi a Taiwan del valore di 14 miliardi di dollari per garantire scorte sufficienti di munizioni all'operazione militare in corso contro l'Iran. L'annuncio è arrivato giovedì 21 maggio dal segretario aggiunto ad interim della Marina americana, Hung Cao, durante un'audizione davanti alla sottocommissione Difesa per gli stanziamenti del Senato.

"In questo momento facciamo una pausa per assicurarci di avere le munizioni necessarie per l'operazione Epic Fury", ha dichiarato Cao rispondendo alle domande del senatore repubblicano del Kentucky Mitch McConnell. Cao ha sostenuto che le riserve sono "abbondanti" e ha aggiunto che "le vendite militari all'estero riprenderanno quando l'amministrazione lo riterrà necessario". Interpellato sulla possibilità di un'approvazione futura, Cao ha rinviato la decisione al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al segretario di Stato Marco Rubio. "È proprio questo che preoccupa", ha replicato McConnell.

L'operazione Epic Fury è stata lanciata il 28 febbraio contro l'Iran. Dall'inizio del conflitto le forze armate americane avrebbero consumato migliaia di missili, esaurendo quasi del tutto le scorte di missili da crociera stealth a lungo raggio e riducendo in misura significativa quelle di Tomahawk, intercettori Patriot, missili Precision Strike e ATACMS. La Casa Bianca si prepara a chiedere al Congresso un finanziamento supplementare compreso tra 80 e 100 miliardi di dollari per la guerra in Iran, una parte rilevante dei quali servirà a ricostituire gli arsenali svuotati nelle dodici settimane di conflitto, entrato in una tregua tesa dall'inizio di aprile.

Le dichiarazioni del segretario aggiunto della Marina sembrano contraddire la versione fornita dal presidente Donald Trump. La scorsa settimana il presidente aveva spiegato di voler tenere in sospeso la vendita per usarla come "carta negoziale" con la Cina. "Non l'ho ancora approvata. Vedremo cosa succede", aveva detto Trump a Fox News, aggiungendo: "Potrei farlo, potrei non farlo". Parlando con i giornalisti dopo un viaggio a Pechino, il presidente aveva riferito di aver discusso "in grande dettaglio" della questione con il presidente cinese Xi Jinping.

Il segretario alla Difesa Hegseth ha minimizzato le preoccupazioni sullo stato delle scorte, accusando stampa e parlamentari di ingigantire il problema. "La questione delle munizioni è stata sciaguratamente e inutilmente esagerata", ha dichiarato Hegseth davanti ai membri della commissione bilancio della Camera la scorsa settimana. "Sappiamo esattamente cosa abbiamo. Abbiamo a sufficienza di ciò che ci serve".

La trattativa bloccata sulla scrivania del presidente da mesi riguarda il secondo pacchetto di armi destinato a Taipei dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Alla fine del 2025 Washington aveva approvato una prima vendita da circa 11 miliardi di dollari, definita un record. Il nuovo accordo da 14 miliardi resta invece in attesa di una decisione.

La Cina considera Taiwan una propria provincia e non ha mai rinunciato all'uso della forza per riportarla sotto il proprio controllo, pur dichiarando di preferire una soluzione pacifica. Gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente solo Pechino, ma in base al Taiwan Relations Act, una legge approvata dal Congresso nel 1979 dopo il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese, sono tenuti a fornire armi difensive all'isola a condizione che questa non dichiari l'indipendenza. Washington ha inoltre osservato per decenni le cosiddette Sei Assicurazioni, un insieme di principi politici non vincolanti introdotti nel 1982 sotto l'amministrazione Reagan, la seconda delle quali stabilisce che gli Stati Uniti non consultino la Cina sulle vendite di armi a Taiwan.

La rottura di questo protocollo si è già manifestata. Trump ha ammesso che Xi gli ha sollevato la questione delle armi durante il vertice in Cina e ha dichiarato di non aver assunto "alcun impegno in nessuna direzione", rifiutandosi anche di chiarire pubblicamente se gli Stati Uniti difenderebbero Taiwan in caso di attacco cinese. Il presidente ha inoltre annunciato l'intenzione di parlare direttamente con il leader taiwanese Lai Ching-te, in particolare delle vendite di armi, una conversazione che interromperebbe quattro decenni di prassi diplomatica e che Pechino ha già condannato in anticipo.

Sul fronte politico interno, la richiesta di continuare le forniture militari a Taiwan è arrivata da parlamentari di entrambi gli schieramenti. Il deputato repubblicano del Texas Michael McCaul, ex presidente della commissione Esteri della Camera, ha sostenuto che gli Stati Uniti devono "armare Taiwan affinché possa difendersi come deterrente nei confronti del presidente Xi".

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