Il Texas potrebbe davvero diventare blu alle midterm di novembre
Secondo Nate Cohn del New York Times, la vittoria alla nomination repubblicana del controverso Ken Paxton e il ritorno degli elettori ispanici verso i democratici aprono uno scenario inedito da trent'anni: la possibile vittoria di un democratico in una elezione a livello statale.
Il Texas, lo stato che Donald Trump ha vinto a novembre 2024 con quasi 14 punti di vantaggio, potrebbe diventare una delle sorprese delle elezioni di midterm di novembre. A sostenerlo è Nate Cohn, capo analista politico del New York Times. Secondo lui, due fattori apparsi di recente offrono concretamente ai democratici una possibilità che il partito non vede da trent'anni: vincere una corsa a livello statale in Texas.
Il primo è la nomination repubblicana al Senato di Ken Paxton, procuratore generale del Texas e figura molto controversa. Il secondo è il possibile ritorno di una parte consistente dell'elettorato ispanico verso i democratici, dopo l'avanzata repubblicana registrata negli ultimi anni.
Paxton, il candidato vulnerabile che spaventa i repubblicani
Martedì 26 maggio Paxton ha sconfitto il senatore uscente John Cornyn nel ballottaggio delle primarie repubblicane, conquistando così la candidatura per il seggio in palio. Secondo Cohn, però, Paxton presenta "vulnerabilità politiche precise": è stato oggetto di indagini, di un'incriminazione penale e di una procedura di impeachment, oltre ad aver attraversato un divorzio molto esposto mediaticamente.
Nel tentativo di salvare Cornyn, il senatore uscente e i suoi alleati hanno speso decine di milioni di dollari in spot negativi contro Paxton. Per i repubblicani preoccupati dalla sua candidatura, il risultato è stato doppiamente negativo: Paxton ha comunque conquistato la nomination, ma arriva alle elezioni generali più esposto e già indebolito. I sondaggi più recenti mostrano infatti che, in Texas, gli elettori che hanno un'opinione negativa di lui sono più numerosi di quelli che ne hanno una positiva.
Il suo rivale democratico sarà James Talarico, alla sua prima corsa per una carica statale. Cohn lo descrive come un profilo che ha sia punti di forza che fragilità. La sua campagna ha forti radici nella fede cristiana, un elemento potenzialmente utile in uno Stato conservatore, ma Talarico è stato anche attaccato per aver detto che Dio è non binario e che esistono sei sessi biologici. Rispetto ai candidati democratici in altri Stati repubblicani contendibili, come Ohio e Alaska, ha però un vantaggio importante: non dovrà affrontare un senatore uscente, perché Cornyn è stato eliminato nelle primarie del suo stesso partito.
Il Texas torna contendibile: perché i democratici iniziano a crederci sul serio
A novembre 2024, Trump aveva vinto lo Stato con quasi 14 punti di vantaggio. Ora un candidato repubblicano indebolito e il ritorno del voto ispanico aprono ai democratici una porta ormai chiusa da trent'anni.
Talarico è avanti o alla pari in quasi tutte le rilevazioni da gennaio
Per mesi Paxton non è mai risultato in vantaggio nei sondaggi sulle elezioni generali. La prima rilevazione che lo dà avanti, di 2 punti ed entro il margine di errore, è arrivata solo a giugno.
Nel 2018 Beto O'Rourke perse di misura contro Ted Cruz senza essere mai stato in testa in un sondaggio. Nel 2026 il quadro è rovesciato: Talarico è stato avanti o alla pari per tutta la primavera, e Paxton è apparso in vantaggio per la prima volta solo a giugno.
Paxton ha vinto la nomination repubblicana, ma arriva a novembre già indebolito
Tocca ogni voce per i dettagli. Il procuratore generale del Texas ha travolto il senatore uscente Cornyn al ballottaggio, ma porta nel suo passago un bagaglio di indagini a suo carico, un'incriminazione, un impeachment e milioni di dollari di spot negativi.
Spinto dall'endorsement di Trump arrivato una settimana prima del voto, Paxton ha battuto il senatore uscente in carica da quattro mandati. Cornyn è il primo senatore texano a perdere la nomination per la sua ricandidatura dal 1970.
Secondo il sondaggio TPOR, il 57% degli elettori texani ha un'opinione negativa di Paxton e solo il 38% positiva. Indagini, un'incriminazione penale, un impeachment e un divorzio molto esposto sui media pesano sulla sua immagine. Talarico ha invece un gradimento netto positivo.
Tra chi ha votato Cornyn al ballottaggio repubblicano, solo il 44% dice che a novembre sceglierà Paxton. Il 30% intende votare Talarico e il 23% è indeciso o non andrà a votare. Più della metà di chi intende votare per il candidato democratico cita la storia giudiziaria di Paxton come motivo principale.
I gruppi alleati di Cornyn hanno speso circa 60 milioni di dollari, in gran parte per spot negativi contro Paxton. Il risultato per i repubblicani è doppiamente negativo: Paxton ha vinto comunque, ma arriva alle elezioni generali già logorato dal fuoco amico. Dopo la sua vittoria alle primarie, il Cook Political Report ha declassato il seggio da "probabile repubblicano" a "tendente repubblicano".
Gli elettori ispanici tornano verso i democratici, e in Texas pesano più che altrove
La lunga serie di vittorie repubblicane nello Stato dipende dal sostegno degli elettori ispanici conquistato da Trump. Secondo Cohn, quel sostegno sta crollando.
Con i numeri di oggi il Texas penderebbe verso i democratici, Ohio e Alaska no
Cohn applica le stime dell'ultimo sondaggio NYT/Siena College per gruppo etnico ai risultati delle ultime elezioni presidenziali. Il motivo di questo shift è puramente demografico: in Texas quasi un elettorale avente diritto su tre è ispanico, in Ohio e Alaska invece è una frazione minima. Il recupero democratico tra gli elettori ispanici sposta molti più voti in Texas.
Il ritorno degli ispanici può cambiare la mappa del Texas
Il cambiamento più importante, però, è strutturale. Il Texas è uno degli Stati più etnicamente diversi degli Stati Uniti dal punto di vista etnico e, secondo Cohn, la lunga scia di vittorie repubblicane "dipende ormai da livelli elevati di sostegno tra gli elettori ispanici". Quel sostegno, scrive, sta ora crollando.
L'ultimo sondaggio New York Times/Siena College, indicato da Cohn come rappresentativo del clima politico attuale, mostra i democratici avanti di 30 punti tra gli elettori ispanici registrati negli Stati Uniti: 54% contro il 24% dei repubblicani. È un margine superiore a quello ottenuto da Joe Biden nel 2020 e vicino a quello di Hillary Clinton nel 2016. Il dato non emerge solo dai sondaggi: dal 2024 i democratici hanno ottenuto risultati migliori di Kamala Harris nelle elezioni speciali tenute in aree a forte presenza ispanica anche in Texas, oltre che nelle elezioni del 2025 in Virginia e New Jersey.
Per mostrare quanto il voto ispanico possa incidere, Cohn propone un calcolo controfattuale: se nel 2024 Harris avesse ottenuto tra gli elettori ispanici lo stesso risultato di Clinton nel 2016, "il Texas sarebbe stato sostanzialmente in pareggio". Applicando ai dati del 2024 la distribuzione del voto per etnia rilevata dagli exit poll del 2016, il vantaggio repubblicano nello Stato si sarebbe ridotto a un solo punto.
Guardando oltre il dato presidenziale, i democratici hanno fatto progressi anche tra gli elettori bianchi del Texas. Secondo Cohn, questi avanzamenti sono "sostanzialmente equivalenti" a quelli registrati tra gli elettori bianchi in Georgia, lo Stato che nello stesso periodo si è spostato verso sinistra fino a diventare contendibile. In Texas, finora, quei guadagni erano stati più che compensati dall'avanzata di Trump tra gli elettori non bianchi, in particolare gli ispanici. Ora, scrive Cohn, quei guadagni ottenuti da Trump nel 2024 "sono stati cancellati".
Perché il Texas può pesare più di Ohio e Alaska
Cohn propone anche un secondo esercizio: adattando i risultati delle ultime presidenziali alle stime dell'attuale sondaggio New York Times/Siena College per gruppo etnico, "ci si aspetterebbe che il Texas pendesse a favore dei democratici". Lo stesso calcolo, applicato ad altri Stati repubblicani su cui i democratici puntano per conquistare il Senato, come Ohio e Alaska, "li lascerebbe nelle mani dei repubblicani", anche se nel 2024 avevano votato più a sinistra del Texas.
La ragione è semplice: in uno Stato molto più diverso dal punto di vista etnico, il recupero democratico tra gli elettori non bianchi pesa di più che altrove. Tuttavia, va detto che in Ohio e Alaska i democratici hanno reclutato candidati forti e già collaudati, come l'ex senatore Sherrod Brown e l'ex deputata Mary Peltola. Talarico non ha lo stesso curriculum. La sua chance, secondo Cohn, non dipende tanto dal suo profilo personale quanto dalla trasformazione dello Stato: il Texas è oggi abbastanza etnicamente diverso da poter premiare anche un esordiente, se il clima nazionale resta favorevole ai democratici.
Infine, va detto anche che le condizioni del 2026 sembrano già diverse da quelle di altre elezioni texane poi finite in modo competitivo. Nel 2018 Beto O'Rourke perse di misura contro Ted Cruz, ma non fu mai in testa in alcun sondaggio raccolto da RealClearPolitics. Nel 2026, invece, è Paxton che è risultato mai avanti in un sondaggio sulle elezioni generali contro Talarico da gennaio a oggi, ad eccezione dell'ultimo sondaggio di Quantus Insight che risale ad inizio giugno, dove comunque il margine riportato di vantaggio di Paxton (+2) è all'interno del margine di errore del sondaggio (±3,5%).