Il Pentagono vuole sospendere la Spagna dalla NATO, ma non può farlo
Una mail interna del Dipartimento della Difesa, rivelata da Reuters, ipotizza misure punitive contro gli alleati riluttanti, ma il trattato dell'Alleanza non prevede meccanismi di sospensione.
Il Pentagono ha esaminato l'ipotesi di sospendere la Spagna dalla NATO come ritorsione per il rifiuto di Madrid di sostenere le operazioni statunitensi nella guerra con l'Iran. La rivelazione arriva da una mail interna del Dipartimento della Difesa, ottenuta da Reuters, che ha aperto una crisi diplomatica con diversi alleati europei e ha riacceso il dibattito sul futuro dell'Alleanza Atlantica.
Secondo quanto riferito da un funzionario statunitense a Reuters, il documento è stato preparato da Elbridge Colby, principale consigliere del Pentagono per le politiche, ed è circolato ai vertici del dipartimento. La nota elenca una serie di opzioni per punire gli alleati che, secondo Washington, non hanno fornito un sostegno adeguato durante il conflitto. Tra queste ci sono la sospensione della Spagna dall'Alleanza, l'esclusione dei paesi considerati "difficili" da incarichi di prestigio nella struttura NATO e una revisione del sostegno diplomatico americano al controllo britannico delle isole Falkland.
Colby avrebbe scritto che l'accesso, l'uso delle basi e i diritti di sorvolo, noti con la sigla ABO, rappresentano "la base assoluta minima per la NATO". Le opzioni delineate, ha spiegato la fonte a Reuters, mirano a inviare un segnale forte agli alleati per ridurre quello che l'amministrazione percepisce come un "senso di diritto acquisito" da parte degli europei. La mail sostiene che la sospensione della Spagna avrebbe un effetto militare limitato ma un impatto simbolico significativo. Il documento non propone invece il ritiro degli Stati Uniti dalla NATO né la chiusura di basi in Europa.
Un funzionario della NATO contattato da Euractiv ha confermato che il trattato istitutivo dell'Alleanza non prevede alcuna disposizione per la sospensione di un membro. L'unica possibilità contemplata è il ritiro volontario, che richiede un preavviso di un anno. Oana Lungescu, ex portavoce della NATO e senior fellow al Royal United Services Institute, ha dichiarato a Politico che è difficile capire quanto seriamente vadano presi questi documenti, oltre il loro carattere provocatorio sul piano ideologico. Lungescu ha aggiunto che limitare l'accesso degli alleati a posizioni di comando militare sarebbe complicato, perché gli avvicendamenti sono stati appena rinegoziati e dureranno fino al 2029, e una riapertura dei negoziati richiederebbe l'unanimità.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha minimizzato la portata della mail durante un vertice dei leader europei a Cipro. Ha dichiarato a Politico che la Spagna sta rispettando i propri obblighi verso l'Alleanza e che il governo collabora pienamente con gli alleati nel quadro del diritto internazionale. Ai giornalisti ha precisato che l'esecutivo non commenta mail informali ma documenti ufficiali e posizioni assunte dagli Stati Uniti.
La Spagna è stata tra le voci più critiche del conflitto in Iran. Madrid ha negato l'uso del proprio spazio aereo e delle basi militari condivise di Rota e Morón per gli attacchi americani, definendo l'intervento ingiustificato e pericoloso. Restrizioni analoghe sono state imposte dall'Italia sulla base siciliana di Sigonella e dalla Francia su specifiche richieste operative. Il presidente Donald Trump ha mostrato particolare insofferenza verso Sánchez, anche per il rifiuto di portare la spesa militare dal 2,1% al 5% del PIL come concordato dagli altri alleati al vertice dell'Aia dello scorso anno. Madrid sostiene di poter raggiungere gli obiettivi di capacità militare con una spesa del 2%.
Il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson, interpellato da Reuters, ha affermato che gli alleati NATO non sono stati al fianco degli Stati Uniti e che il dipartimento garantirà al presidente opzioni credibili affinché gli alleati smettano di essere una "tigre di carta" e facciano la loro parte. Patrick Bury, ex capitano dell'esercito britannico e docente all'Università di Bath, ha dichiarato a Euronews che non è possibile espellere un paese dalla NATO senza una violazione sostanziale delle procedure, condizione che nel caso della Spagna non sussiste. Bury ha ricordato che nel 1986, durante l'azione americana contro la Libia, sia la Francia che la Spagna chiusero le proprie basi aeree agli Stati Uniti, creando un precedente. Ha inoltre sottolineato che non c'è stata alcuna consultazione con la NATO sulla guerra in Iran e che il territorio iraniano non rientra nell'area di competenza dell'Alleanza.
La mail prende di mira anche il Regno Unito. Il documento ipotizza una revisione del sostegno americano alla sovranità britannica sulle isole Falkland, l'arcipelago dell'Atlantico meridionale per cui Londra e Buenos Aires si scontrarono nella guerra del 1982, vinta dalla Gran Bretagna con il sostegno logistico statunitense. Trump si era già detto irritato dal rifiuto del primo ministro britannico Keir Starmer di partecipare alla guerra contro l'Iran e aveva minacciato di stracciare un importante accordo commerciale. Un portavoce di Downing Street ha ribadito a Politico che la sovranità sulle isole spetta al Regno Unito e che il diritto all'autodeterminazione degli abitanti è prioritario, posizione espressa con coerenza alle varie amministrazioni americane. Il presidente argentino Javier Milei, alleato di Trump, ha dichiarato in un'intervista radiofonica rilanciata sul suo profilo X che il governo sta facendo tutto il possibile affinché le isole tornino sotto il controllo argentino, sostenendo che ci sono progressi senza precedenti.
Trump ha minacciato più volte di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO. In un'intervista del primo aprile a Reuters ha risposto con una domanda retorica a chi gli chiedeva se considerasse l'uscita dall'Alleanza. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, parlando con i giornalisti al Pentagono, ha dichiarato che la guerra con l'Iran ha messo a nudo molte cose e che non si può parlare di alleanza se alcuni paesi non sono disposti a restare al fianco degli Stati Uniti nei momenti di necessità. Bury ha sollevato a Euronews un interrogativo sull'origine della fuga di notizie, chiedendosi se faccia parte di una strategia più ampia per indebolire la NATO o per spingere gli alleati a un'azione sullo Stretto di Hormuz, chiuso al traffico marittimo dall'inizio del conflitto e oggetto di un blocco statunitense dopo quello iniziale iraniano.