Meloni prende le distanze da Trump
La premier italiana ammette di non aver sentito il leader americano dopo settimane di tensioni. Il tycoon parteciperebbe in videocollegamento al vertice francese di giugno, primo caso per un presidente Usa.
I rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump non sono mai stati così freddi. La presidente del Consiglio italiana, a margine del vertice europeo informale di Cipro, ha confermato di non aver avuto contatti recenti con il presidente americano e ha smentito di essere al lavoro per ricucire lo strappo.
«Non l'ho sentito», ha detto Meloni ai cronisti nel Filoxenia Conference Center di Nicosia, sede del Consiglio europeo. «Non c'è niente di particolare che io stia facendo in questo momento. I rapporti tra Italia e Stati Uniti sono solidi». Una formula misurata, che però conferma una distanza politica diventata evidente nelle ultime settimane. Trump aveva attaccato Meloni in un'intervista al Corriere della Sera, accusandola di mancare di coraggio e dicendosi «scioccato» dal suo comportamento. Il riferimento era all'opposizione italiana alla guerra americana contro l'Iran e alla difesa che la premier ha fatto di Papa Leone XIV, criticato dal presidente americano per le sue posizioni sul conflitto.
La novità più rilevante emersa dai corridoi del vertice di Cipro riguarda il G7 in programma a Evian dal 15 al 17 giugno sotto la presidenza francese. Secondo quanto riferito a La Stampa dalle delegazioni dei capi di Stato e di governo riuniti a Nicosia, Trump sarebbe intenzionato a non partecipare di persona e a collegarsi solo in video. Sarebbe la prima volta che il leader del Paese economicamente più forte del gruppo dei Sette diserta il summit. Un gesto interpretato come affronto al presidente francese Emmanuel Macron, che aveva accettato di posticipare di un giorno l'avvio dei lavori per consentire a Trump di festeggiare il suo ottantesimo compleanno il 14 giugno. Il presidente americano in passato aveva già abbandonato in anticipo il vertice per due volte, l'ultima nel giugno 2025 in Canada, prima del primo attacco contro l'Iran.
Sul tavolo del Consiglio europeo informale è arrivata anche l'indiscrezione filtrata da Washington sulla possibile sospensione della Spagna dalla Nato, come ritorsione contro il premier Pedro Sanchez per aver negato all'aeronautica statunitense l'uso delle basi durante la guerra contro Teheran. Meloni ha definito la prospettiva non positiva e ha ribadito che l'Alleanza Atlantica deve restare unita. La premier ha sottolineato la necessità di rafforzare la colonna europea della Nato, che a suo avviso deve essere complementare al pilastro statunitense. Secondo i diplomatici citati da La Stampa, l'Italia non sarebbe nella lista dei Paesi che gli Stati Uniti vorrebbero punire, nonostante Roma abbia rifiutato l'uso della base di Sigonella per le operazioni di combattimento, come ricorda anche Bloomberg.
Sul fronte delle spese militari, Meloni ha precisato il senso delle dichiarazioni del giorno precedente, quando aveva indicato che la difesa non era più la priorità assoluta. «Io non ho detto che non sono più una priorità», ha spiegato la premier. «Certamente le spese di difesa, per noi, rimangono tali, ma se abbiamo il problema dell'energia, c'è una priorità che purtroppo viene prima». Una posizione che dovrà essere portata anche al vertice Nato di Ankara di luglio, dove il presidente americano si attende che gli alleati si adeguino all'obiettivo del 5 per cento del Pil per la difesa.
Capitolo Russia. Trump ha invitato Vladimir Putin al G20 di Miami in programma a dicembre e vorrebbe il suo ritorno al tavolo del summit. Meloni ha frenato senza rompere apertamente con Washington. «Siamo arrivati al momento in cui siamo noi a chiedere a Putin di fare qualche passo avanti e non noi a farlo nei suoi confronti», ha dichiarato la premier ai cronisti. «Noi e soprattutto gli americani abbiamo fatto diversi passi in avanti verso la Russia, ma dall'altra parte non ne abbiamo visti altrettanti».
Come spiega The Conversation, l'alleanza con Trump ha portato a Meloni un riconoscimento internazionale ma scarsi vantaggi materiali. L'Italia non è stata risparmiata dai dazi e non ha ottenuto sconti sull'aumento delle spese militari richiesto dal presidente americano. La studiosa indica che gli effetti indiretti delle politiche di Trump avrebbero contribuito alla sconfitta del governo nel referendum sulla riforma della giustizia. La guerra in Iran ha fatto salire i prezzi dell'energia in Europa e ha generato preoccupazioni per la sicurezza. Un sondaggio recente citato da The Conversation indica che il 79 per cento degli italiani ha un'opinione negativa di Trump. L'attacco del presidente americano a Papa Leone, secondo de Candia, ha offerto a Meloni l'occasione per segnalare agli elettori la propria distanza dalla Casa Bianca, considerata la sua autodefinizione come cristiana e l'elettorato cattolico del partito.
A margine del vertice di Cipro, la premier ha incontrato anche il presidente del Libano Joseph Aoun. La proroga della tregua con Israele consente di pianificare il futuro di Unifil, la cui missione scade alla fine dell'anno. Meloni ha dichiarato che una presenza internazionale al confine tra Libano e Israele resta necessaria e ha riferito che il governo italiano sta discutendo con i francesi una possibile soluzione, da definire in una cornice legale e con il confronto del Parlamento italiano.