L'economia americana ha creato 162mila posti di lavoro ad agosto, molto più delle attese degli economisti, che a seconda dei sondaggi indicavano un aumento compreso tra 53mila e 65mila unità. Il tasso di disoccupazione è invece rimasto stabile al 4,1%, secondo i dati diffusi oggi dal Dipartimento del Lavoro.
Si tratta dell'incremento mensile più consistente da maggio e di un dato superiore di oltre cinque volte alla media dei dodici mesi precedenti, pari a circa 31mila nuovi posti al mese. Il Dipartimento del Lavoro ha inoltre rivisto al rialzo i dati dei due mesi precedenti, aggiungendo complessivamente 55mila posti rispetto alle stime iniziali. Luglio, che un mese fa risultava essersi chiuso con una perdita di 23mila posti, mostra ora un aumento di 21mila. La crescita di giugno è stata invece rivista da 20mila a 31mila posti.
Tra i settori che hanno contribuito maggiormente all'aumento dell'occupazione ci sono ristoranti e bar, con 59mila nuovi posti, e l'istruzione pubblica locale, con 42mila, recuperando gran parte delle perdite registrate il mese precedente. È aumentato anche il tasso di partecipazione alla forza lavoro, cioè la quota della popolazione che lavora o cerca attivamente un impiego: dal 61,4% di luglio al 61,6% di agosto. Rimane comunque mezzo punto percentuale sotto il livello di gennaio.
La Fed torna a concentrarsi sull'inflazione
Il rapporto sul lavoro arriva a pochi giorni dalla riunione della Federal Reserve del 15 e 16 settembre, quando la banca centrale dovrà decidere se modificare i tassi di interesse. Prima delle dichiarazioni rilasciate ieri dal governatore Christopher Waller, i mercati attribuivano circa due probabilità su tre a un rialzo dei tassi a settembre. L'inflazione resta infatti elevata: a luglio i prezzi al consumo erano aumentati del 3,4% rispetto a un anno prima, ancora molto al di sopra dell'obiettivo del 2% della Fed.
Il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, in carica da maggio, la settimana scorsa a Jackson Hole, durante il simposio annuale dei banchieri centrali, ha descritto il mercato del lavoro come compatibile con una situazione di “piena occupazione”, indicando invece nell'inflazione il principale problema per la politica monetaria. Una crescita dell'occupazione più contenuta, ha osservato, è naturale in una fase in cui anche l'offerta di nuovi lavoratori aumenta poco.
Waller ha adottato una posizione più prudente. Ieri ha definito il mercato del lavoro “stabile” e l'occupazione vicina al suo massimo sostenibile, condizioni che, a suo giudizio, riducono il peso del mercato del lavoro nelle decisioni sui tassi. Ha inoltre detto che sarebbe disposto a sostenere il mantenimento dei tassi ai livelli attuali se il dato sull'inflazione della prossima settimana confermasse un rallentamento dei prezzi.
Dopo le sue dichiarazioni, la probabilità di un rialzo a settembre stimata dai mercati era scesa intorno al 55%. Il dato sull'occupazione pubblicato oggi, molto più forte delle attese, l'ha però riportata intorno al 65%. Nel frattempo, i salari continuano a crescere meno dei prezzi. Le retribuzioni orarie medie sono aumentate del 3,1% rispetto a un anno fa, contro un'inflazione del 3,4%.
A pesare sui bilanci delle famiglie è soprattutto il rincaro della benzina. Ad agosto il prezzo medio nazionale si è attestato intorno a 4,07 dollari al gallone, circa 3,8 litri, contro i 3,95 dollari di luglio. Oggi è salito fino a circa 4,15 dollari. L'aumento è legato soprattutto al prezzo del petrolio, tornato sopra i 90 dollari al barile in seguito alle nuove tensioni nello Stretto di Hormuz.
Un mercato del lavoro più piccolo e meno dinamico
Il dato di agosto è particolarmente forte se confrontato con il ritmo di crescita dell'occupazione oggi necessario per mantenere stabile il tasso di disoccupazione. Gli economisti di Bank of America stimano che possano bastare circa 20mila nuovi posti al mese per evitare un aumento della disoccupazione, una delle valutazioni più basse tra quelle disponibili. La Federal Reserve di St. Louis colloca invece la soglia in un intervallo compreso tra 15mila e 87mila posti, mentre altre stime si attestano intorno ai 60mila.
Nel quarto di secolo precedente alla pandemia, la crescita necessaria era molto più elevata e si aggirava in media intorno ai 120mila posti al mese. La soglia si è abbassata soprattutto per ragioni demografiche. La popolazione americana sta invecchiando e quest'anno i più giovani tra i baby boomer raggiungeranno i 62 anni, l'età minima alla quale è possibile iniziare a ricevere la pensione della Social Security, seppure con un assegno ridotto.
Allo stesso tempo, la stretta sull'immigrazione introdotta dall'Amministrazione sta limitando l'ingresso di nuovi lavoratori. Il risultato è un mercato del lavoro che può mantenere stabile la disoccupazione anche creando molti meno posti rispetto al passato. Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione restano vicine ai minimi degli ultimi decenni, segnale che i licenziamenti sono ancora contenuti. Ma i dati diffusi questa settimana mostrano anche che le nuove assunzioni rimangono deboli.
Ne emerge un mercato nel quale le aziende licenziano poco, ma assumono altrettanto poco: una situazione relativamente favorevole per chi ha già un impiego, molto meno per i neolaureati e per chi cerca di cambiare lavoro.
Non sorprende quindi che, in un recente sondaggio Gallup, soltanto il 34% degli intervistati abbia dichiarato di considerare questo un buon momento per trovare un lavoro di qualità.
