Il discorso di Re Carlo III al Congresso americano tra alleanza e critica velata

Il monarca britannico ha parlato al Congresso degli Stati Uniti per la prima volta in 35 anni. Tra battute e riferimenti storici, ha lanciato messaggi indiretti sulla guerra in Iran, la NATO e l'ambiente.

Share
Il discorso di Re Carlo III al Congresso americano tra alleanza e critica velata
JD Vance

Re Carlo III è diventato il secondo monarca britannico nella storia a rivolgersi a una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, dopo la madre Elisabetta II nel 1991. Il discorso del 28 aprile, pronunciato durante la visita di Stato a Washington in occasione del 250° anniversario dell'indipendenza americana, ha celebrato l'alleanza tra Regno Unito e Stati Uniti ma ha anche contenuto rimproveri sottili al presidente Donald Trump su diversi dossier che hanno incrinato i rapporti tra i due Paesi.

La visita arriva in un momento delicato. Trump ha attaccato ripetutamente il primo ministro britannico Keir Starmer per il rifiuto di Londra di partecipare alla guerra contro l'Iran, definendolo un codardo e arrivando a paragonarlo a Winston Churchill in modo sfavorevole. Il presidente ha anche deriso le navi britanniche definendole toys, giocattoli, sostenendo che le portaerei della Royal Navy non funzionano. La diplomazia britannica spera che il fascino della monarchia possa ammorbidire i toni della Casa Bianca, dato il dichiarato affetto di Trump per la famiglia reale.

Nel suo intervento, Carlo ha aperto con una battuta di Oscar Wilde, secondo cui Stati Uniti e Inghilterra hanno tutto in comune, eccetto naturalmente la lingua. Ha poi affrontato i temi politicamente sensibili con tocco leggero ma riconoscibile. Ha rivendicato il proprio servizio nella Royal Navy, in cui ha prestato servizio per cinque anni seguendo il padre Filippo, il nonno Giorgio VI e altri antenati, una risposta implicita agli attacchi di Trump alla marina britannica. Ha ricordato che dopo l'11 settembre la NATO invocò per la prima volta l'articolo 5 e che britannici e americani hanno combattuto fianco a fianco in due guerre mondiali, nella Guerra fredda e in Afghanistan, sostenendo che la stessa risolutezza serve oggi per difendere l'Ucraina.

JD Vance

Il passaggio che ha generato la reazione più rumorosa ha riguardato i contrappesi al potere esecutivo. Carlo ha citato la Magna Carta, ricordando che secondo la U.S. Supreme Court Historical Society il documento del 1215 è stato citato in almeno 160 sentenze della Corte Suprema dal 1789, anche come fondamento del principio per cui il potere esecutivo è soggetto a controlli e contrappesi. Secondo le ricostruzioni dei media, l'applauso è partito dai banchi democratici prima di estendersi al resto dell'aula. I critici di Trump hanno spesso accusato il presidente di abusare dei propri poteri, e nei mesi scorsi le manifestazioni No Kings hanno richiamato centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese.

Sul fronte ambientale, il re ha parlato della responsabilità condivisa di proteggere la natura, citando Theodore Roosevelt e definendo gli ecosistemi naturali la base della prosperità e della sicurezza nazionale. Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sul clima. Carlo ha anche fatto un riferimento obliquo al caso Jeffrey Epstein, parlando della necessità di sostenere le vittime di alcuni dei mali che esistono in entrambe le società. Il re non ha incontrato le vittime di Epstein durante il viaggio, nonostante la richiesta del deputato democratico Ro Khanna. I legali del sovrano hanno motivato il diniego con le indagini di polizia in corso. La famiglia di Virginia Giuffre, vittima di Epstein morta lo scorso anno, ha definito una occasione mancata l'assenza di un incontro pubblico. Il fratello del re, Andrew Mountbatten-Windsor, è stato privato dei titoli reali per i suoi legami con Epstein ed è stato arrestato quest'anno con l'accusa di condotta inappropriata in carica pubblica, accusa che ha respinto.

Il corrispondente della BBC Anthony Zurcher ha scritto che il discorso ha unito momenti di umorismo e messaggi politici sostanziali, mentre il New York Times ha descritto i passaggi più pungenti come una replica indiretta alle posizioni di Trump. Secondo Politico, dietro la cortesia del linguaggio diplomatico si leggevano messaggi precisi, dall'invito a non tornare indietro sull'articolo 5 della NATO alla difesa della Royal Navy, fino al richiamo a non lasciarsi tentare dall'isolazionismo dell'America First.

In serata, alla cena di Stato alla Casa Bianca, prima cena formale in white tie dal 2007, il re ha mantenuto un registro più leggero ma ha ribadito i suoi punti. Ha richiamato la visita della madre nel 1957, pensata per ricucire i rapporti dopo la crisi di Suez, aggiungendo che oggi è difficile immaginare qualcosa di simile, una battuta accolta da risate. Ha scherzato sulle modifiche all'East Wing, dove Trump sta facendo costruire una sala da ballo con la demolizione dell'ala est, ricordando che anche i britannici provarono una piccola riqualificazione immobiliare della Casa Bianca nel 1814, riferimento all'incendio appiccato dalle truppe inglesi. Ha donato a Trump la campana originale dell'HMS Trump, sottomarino britannico varato nel 1944 e attivo nel Pacifico durante la seconda guerra mondiale, accompagnando il regalo con la battuta che se gli Stati Uniti dovessero aver bisogno del Regno Unito, basta dare un colpo di telefono.

Trump da parte sua ha elogiato il rapporto tra i due Paesi parlando di un legame eterno e di una storia di straordinario eroismo. Ha però introdotto un momento imbarazzante quando, parlando della guerra in Iran, ha sostenuto che Carlo è d'accordo con lui anche più di lui stesso sul fatto che Teheran non debba ottenere armi nucleari. L'analista Max Foster di CNN ha sottolineato che il re, in quanto monarca costituzionale, deve restare al di sopra delle questioni politiche e che attribuirgli pubblicamente posizioni su un dossier di politica estera lo mette in una posizione delicata. Trump aveva già diffuso in passato contenuti di conversazioni private con Carlo e con la regina Elisabetta.

Sullo sfondo della visita, il Financial Times ha pubblicato una registrazione di febbraio in cui l'ambasciatore britannico a Washington Christian Turner ha messo in dubbio quanto il Regno Unito possa ancora contare sugli Stati Uniti, sostenendo che l'unico Paese ad avere oggi una relazione davvero speciale con Washington è probabilmente Israele. Il governo britannico ha precisato che si trattava di commenti privati informali a un gruppo di studenti delle scuole superiori e non riflettono la posizione ufficiale.

La lista degli invitati alla cena ha riflesso l'universo politico e mediatico vicino a Trump, con i sei giudici conservatori della Corte Suprema, dirigenti tecnologici come Jeff Bezos, Tim Cook, Jensen Huang e Marc Benioff, dirigenti di Fox News e Newsmax, il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. La Casa Bianca ha pubblicato sui social una foto del presidente e del re con la didascalia TWO KINGS, in apparente sfottò ai manifestanti delle proteste No Kings.

Secondo i sondaggi citati dal New York Times, l'opinione pubblica britannica si è mostrata fredda verso la visita, con più contrari che favorevoli, e alcuni politici di Westminster avevano chiesto di annullarla. Lo storico Ed Owens ha dichiarato al New York Times che la diplomazia reale resta uno strumento utile perché i sovrani mettono da parte i propri gusti personali per servire il Paese. Philippe Dickinson, vicedirettore del programma sulla sicurezza transatlantica dell'Atlantic Council, ha dichiarato sempre al quotidiano americano che la famiglia reale è una carta diplomatica preziosa per il governo britannico, non una bacchetta magica ma un aiuto. La coppia reale proseguirà il viaggio a New York e in Virginia, con tappe al memoriale dell'11 settembre e al cimitero nazionale di Arlington.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.