I democratici potrebbero chiudere le midterm del 3 novembre con circa 230 seggi alla Camera. In una serata molto buona potrebbero arrivare a 235. È la stima di Kyle Kondik, direttore di Sabato's Crystal Ball, uno dei siti di previsioni elettorali più seguiti negli Stati Uniti, che ne ha parlato nel podcast di Greg Sargent del New Republic. Per avere la maggioranza ne servono 218 (su 435). Secondo Kondik la ragione principale è la popolarità del presidente Trump, ormai così bassa da essere negativa anche in distretti e Stati che aveva vinto con più di dieci punti di scarto.
Le medie dei sondaggi di Fifty Plus One danno l'approvazione di Trump sotto il 35 per cento, una soglia considerata critica. Le stesse medie danno ai democratici un vantaggio di otto punti nel cosiddetto voto generico, la domanda dei sondaggi in cui si chiede agli elettori quale partito sceglieranno per la Camera senza fare il nome dei candidati. Kondik stima che il saldo tra chi approva e chi disapprova l'operato del presidente sia intorno ai -20, -22 punti, a seconda del sondaggio. Nel 2018, alle prime midterm del primo mandato di Trump, era intorno ai -10.
La differenza ha conseguenze concrete sulla mappa. In un distretto che Trump ha vinto con 15 punti di margine, nel 2018 la sua approvazione sarebbe stata probabilmente ancora positiva, anche se di poco. Con un saldo nazionale di -20 è probabile che oggi sia negativa. Kondik ha ricordato che una parte degli elettori disapprova il presidente ma continua a votare repubblicano per la Camera e il Senato, ma secondo lui il campo di battaglia si è allargato proprio per questo.
Il caso più evidente è il sesto distretto del Kentucky, che Trump ha vinto con 15 punti di margine. I repubblicani hanno appena aumentato la spesa per difenderlo e Crystal Ball lo ha spostato da "probabilmente repubblicano" a "tendenzialmente repubblicano", la categoria più vicina al testa a testa. Allo stesso tempo il partito ha tagliato i fondi nel secondo distretto del Nebraska e si è ritirato dal nono distretto del New Jersey. Il primo è il seggio di Don Bacon, un repubblicano che non si ricandida, in un distretto vinto da Kamala Harris nel 2024: secondo Kondik ormai sembra una conquista quasi sicura per i democratici. Il secondo è un seggio democratico a forte presenza latina, nel nord del New Jersey, che nel 2024 si era spostato molto verso Trump e che i repubblicani speravano di strappare.
Gli strateghi repubblicani hanno ammesso a Politico che il partito è entrato in una fase di "triage": rinuncia ad alcuni seggi considerati persi e manda rinforzi in altri che dovrebbero essere sicuri. Uno di loro ha parlato di "incendi ovunque". Un altro ha detto che "se il fondo continua a cedere come sta facendo, sarà peggio del 2006", l'anno in cui i repubblicani di George W. Bush persero entrambe le camere del Congresso e circa trenta seggi alla Camera. Anche Tom Emmer, uno dei dirigenti repubblicani alla Camera, ha ammesso ad Axios che il partito non vincerà tutti i seggi che ha ridisegnato a proprio favore.
Il riferimento è al redistricting, cioè al ridisegno dei confini dei collegi, che negli Stati Uniti è affidato in gran parte ai parlamenti statali e che il partito al potere può usare per favorirsi. In questo ciclo i repubblicani hanno ridisegnato i distretti a metà decennio in diversi Stati. Per qualche mese è sembrato che questo avrebbe ridotto molto i guadagni democratici. Kondik ha ricordato che le ultime elezioni per la Camera hanno prodotto maggioranze strettissime: 222 a 213 per i democratici nel 2020, 222 a 213 per i repubblicani nel 2022, 220 seggi per i repubblicani nel 2024. In un'elezione combattuta, il vantaggio costruito con i nuovi confini avrebbe potuto salvare la maggioranza repubblicana. Con i democratici avanti di otto o nove punti nel voto generico, secondo Kondik il muro non regge.
La Florida è un esempio. Con la nuova mappa i repubblicani volevano guadagnare quattro seggi, ma Crystal Ball non pensa che ci riusciranno. Il sito sposterà il venticinquesimo distretto, quello di Jared Moskowitz, da "in bilico" a "tendenzialmente democratico". Trump lo ha vinto con nove punti di margine, ma nel 2020 Joe Biden lo aveva vinto con cinque. Circa un quarto degli abitanti è ebreo e Moskowitz, a differenza di molti democratici, ha posizioni vicine a Israele: secondo Kondik è un buon candidato per quel distretto. Il ventiduesimo distretto, un seggio aperto con due candidati poco noti e un profilo simile, passa invece da "tendenzialmente repubblicano" a "in bilico". Resta in bilico il quattordicesimo distretto (Tampa), dove la democratica Kathy Castor difende un seggio vinto da Trump con circa dieci punti.
Oggi Crystal Ball considera in bilico 16 seggi repubblicani contro solo 4 democratici. Altri 8 seggi repubblicani sono classificati come "tendenzialmente democratici". In tutto sono almeno 24 seggi repubblicani contendibili. Kondik ha detto che per gran parte del ciclo pensava che i democratici sarebbero finiti tra i 220 e i 230 seggi, mentre ora è più facile immaginarli sopra i 230. Per superare i 235 dovrebbero vincere una decina di distretti che Trump ha conquistato con più di dieci punti di margine, come il sesto del Kentucky o il primo del Montana, anche questo un seggio aperto.
Alcuni di questi distretti sono già in mano democratica. Nel sud del Texas i democratici Henry Cuellar e Vicente Gonzalez difendono due seggi a maggioranza latina, mentre Bobby Pulido prova a battere la repubblicana Monica De La Cruz in un distretto vinto da Trump con 18 punti. Secondo Kondik sono proprio i distretti con molti elettori latini quelli destinati a spostarsi di più verso i democratici.
Kondik sta anche valutando la possibilità che dopo il voto non resti nessun deputato repubblicano eletto in un distretto vinto da Harris. Nel 2024 erano tre: Don Bacon in Nebraska, Brian Fitzpatrick in Pennsylvania e Mike Lawler nel diciassettesimo distretto di New York, che ora è in una sfida in bilico. Fitzpatrick resta favorito. A questi si aggiungono alcuni seggi, soprattutto in California, diventati distretti vinti da Harris dopo il ridisegno dei confini e destinati a passare ai democratici. Anche nel 2018, un anno molto negativo per il partito del presidente, sopravvissero tre repubblicani in distretti vinti da Hillary Clinton. Kondik non pensa che si arriverà a zero, ma ritiene possibile che ne restino solo uno o due.
Il confronto con il 2006 serve anche a spiegare come i democratici potrebbero vincere. Quell'anno diversi repubblicani in distretti in bilico o di tendenza democratica riuscirono a salvarsi, ma i democratici compensarono vincendo in territori decisamente repubblicani. È quello che Kondik si aspetta di vedere al Senato. Nel 2018 i repubblicani uscirono dalle midterm con un seggio in più, passando da 52 a 53, anche perché negli Stati decisivi l'approvazione di Trump negli exit poll era ancora positiva (era il caso di North Dakota, Indiana e Missouri, conquistati dai repubblicani). Quest'anno, invece, i sondaggi del New York Times lo mostrano in negativo in cinque Stati con una sfida importante per il Senato che aveva vinto con più di dieci punti, tra cui Alaska, Ohio, Texas e Iowa. Sono risultati che confermano la tendenza degli ultimi giorni.
Sul Senato, però, Kondik è più prudente di altri. Il sito di Nate Silver ha scritto che i democratici sono "favoriti per riprendersi il Senato", mentre secondo lui non c'è ancora un favorito chiaro, anche se i numeri continuano a migliorare per i democratici. Sulla Camera, invece, è d'accordo: i democratici sono stati favoriti per tutto il ciclo, anche nel momento peggiore della battaglia sul redistricting. Kondik ha ricordato che i sondaggi potrebbero sottostimare i repubblicani in modo sistematico, ma ha detto che, presi alla lettera, i numeri sono pessimi per il partito del presidente.
