Alle midterm di novembre molti candidati repubblicani si presentano agli elettori attaccando Wall Street, le case farmaceutiche e le grandi aziende. In Arkansas, French Hill, presidente repubblicano della commissione Servizi finanziari della Camera, manda in onda spot televisivi in cui rivendica il suo impegno per impedire a Wall Street di "comprare i nostri quartieri". In Michigan Mike Rogers, candidato repubblicano al Senato, promette di "affrontare Big Pharma", cioè le grandi aziende farmaceutiche che secondo lui "derubano le famiglie americane". Nel nord-est dell'Iowa uno spot a sostegno di Joe Mitchell, candidato repubblicano alla Camera, dice che sarà "l'unico repubblicano a rifiutare i soldi dei PAC aziendali" a Washington. I PAC sono i comitati che raccolgono e distribuiscono fondi per le campagne elettorali: quelli aziendali sono legati alle imprese e finanziano i candidati considerati vicini ai loro interessi.
Secondo un'analisi di Politico, per le grandi aziende americane è un segnale d'allarme. A destra, e non solo nell'ala più radicale, attaccare il grande business sta diventando di moda. Per decenni le grandi imprese hanno considerato i repubblicani i loro alleati più affidabili a Washington: i parlamentari e i funzionari del partito hanno sempre spinto per ridurre le regole e abbassare le tasse.
Con l'ascesa del presidente Donald Trump è cominciata una nuova fase di diffidenza verso le multinazionali. È un clima in cui il governo federale è entrato nel capitale di decine di aziende e in cui le proposte populiste in economia, come i tetti ai prezzi, trovano consenso sia tra gli elettori democratici sia tra quelli repubblicani. In vista delle midterm molti candidati del partito hanno alzato i toni in campagna elettorale, al punto che in diverse zone del paese i repubblicani corrono di fatto contro le grandi aziende.
Le più esposte sono le grandi società finanziarie, le compagnie di assicurazione sanitaria e i colossi della tecnologia, che sono il bersaglio degli attacchi più duri. Per le aziende di questi settori il rischio è doppio. Il primo è una stretta sulle regole che le riguardano, se i candidati che le attaccano in campagna elettorale vinceranno e porteranno le stesse posizioni al Congresso. Il secondo è diventare il bersaglio preferito dei repubblicani che si candideranno alle primarie presidenziali del 2028.
