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Tetti ai prezzi, il populismo mette d'accordo democratici e repubblicani
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Tetti ai prezzi, il populismo mette d'accordo democratici e repubblicani

Nell'ultimo sondaggio del Wall Street Journal quasi l'80% degli elettori vuole un tetto del 10% ai tassi delle carte di credito e l'87% ai prezzi dei farmaci. Bocciati solo gli assegni da 5.000 dollari di Trump e i negozi pubblici di Mamdani.

Gli elettori americani, democratici e repubblicani, chiedono sempre di più al governo di intervenire sui prezzi con misure che fino a pochi anni fa restavano ai margini del dibattito politico. È quanto emerge da un sondaggio del Wall Street Journal, condotto tra il 16 e il 21 settembre su 1.500 elettori registrati. Il margine di errore è di ±2,5 punti percentuali sul campione complessivo; alcune domande sono state poste soltanto a metà degli intervistati, con un margine più ampio.

Secondo il sondaggio completo, il 79% degli intervistati è favorevole a un tetto del 10% ai tassi d’interesse sulle carte di credito, l’87% sostiene un limite ai prezzi dei farmaci da prescrizione e il 74% approva un tetto ai costi dei servizi di cura dei bambini per le famiglie che lavorano. La rilevazione ha misurato anche il consenso su oltre 30 proposte al centro della campagna per le elezioni di metà mandato o del dibattito al Congresso, molte delle quali riguardano il costo della vita. Le due misure più apprezzate sono il divieto delle fatture mediche “a sorpresa”, cioè con addebiti inattesi per i pazienti, sostenuto dal 90% degli intervistati, e l’obbligo per le assicurazioni sanitarie di coprire le prestazioni e i farmaci prescritti dai medici, approvato dall’88%.

La convergenza va ben oltre l’economia: ampie maggioranze di elettori sostengono sia controlli rigorosi alle frontiere sia un percorso verso la cittadinanza per gli immigrati che vivono da molti anni negli Stati Uniti e contribuiscono alle loro comunità. Anche quasi la metà dei democratici, insieme a repubblicani e indipendenti, è favorevole all’obbligo di esibire un documento di identità con foto ai seggi elettorali. Nel sondaggio, la misura è presentata come uno strumento per garantire che votino soltanto i cittadini statunitensi registrati.

Molte di queste idee possono essere definite populiste perché antepongono gli interessi dei consumatori e dei cittadini comuni a quelli dei gruppi più potenti: i più ricchi, le assicurazioni sanitarie e le grandi aziende. "Ci piace pensare al mondo come diviso tra conservatori e progressisti", ha detto al Wall Street Journal il sondaggista democratico John Anzalone, che ha condotto la rilevazione insieme al repubblicano Adam Geller. "Forse dovremmo cominciare a pensare che il populismo sia un’ideologia dominante sia nel Partito Democratico sia in quello Repubblicano".

Per Geller, la novità non sta nelle idee, discusse da tempo, ma nel sostegno che ora raccolgono in entrambi i partiti: "In ogni proposta popolare che abbiamo sottoposto agli intervistati c’è qualcuno che si frappone tra il consumatore e un prezzo giusto. Non sono questioni conservatrici o progressiste: sono grandi istituzioni che ostacolano ciò che gli elettori considerano equo".

Sondaggio Wall Street Journal
Democratici e repubblicani chiedono insieme un tetto ai prezzi
Il Wall Street Journal ha sottoposto agli elettori 16 proposte su costo della vita, sanità e tasse. Quattordici hanno il sostegno della maggioranza e, tra le più popolari, ce ne sono di entrambi gli schieramenti.
Proposte su costo della vita, sanità e tasse
14su 16
hanno il sostegno della maggioranza degli elettori. Dieci arrivano a circa due terzi dei consensi o li superano.
La classifica del consenso
Tra le proposte più popolari ci sono idee di entrambi i partiti
Quota di elettori favorevoli a ciascuna proposta. Ogni linea parte dal 50%: verso destra i favorevoli sono la maggioranza, verso sinistra meno della metà. Tocca una proposta per aprire il dettaglio: chi la sostiene e quanti la considerano una priorità.
Proposta democratica Proposta repubblicana 50% Circa due terzi (65%)
Le più sostenute: divieto delle fatture mediche a sorpresa (90%), copertura obbligatoria delle cure prescritte (88%), tetto ai prezzi dei farmaci (87%), tetto del 10% ai tassi delle carte di credito (79%).
Le due bocciate: negozi alimentari pubblici a prezzi scontati (37%) e assegno da 5.000 dollari promesso da Trump (23%).
Il paradosso
Le proposte piacciono, i due partiti molto meno
Opinione degli elettori sul Partito democratico e sul Partito repubblicano.
Partito democratico: opinione positiva per il 38% degli elettori, negativa per il 58%. Partito repubblicano: positiva per il 39%, negativa per il 57%.
Il punto
Per Lee Drutman, che studia il Congresso per New America, la cosa sconcertante è che, di fronte a un sostegno così ampio, «nessuno dei due partiti abbia capito come tradurlo in risultati».
Fonte: sondaggio Wall Street Journal condotto da Impact Research e National Research Inc., 16-21 settembre 2026, su 1.500 elettori registrati; margine di errore ±2,5 punti.
Note: le singole proposte sono state sottoposte a metà del campione, con un margine di errore più ampio; la domanda sull'assegno da 5.000 dollari a tutto il campione, chiedendo se fosse una buona o una cattiva idea. Lo schieramento di ogni proposta è quello indicato nel questionario. Per gli arrotondamenti i totali possono differire di un punto.

Le proposte che uniscono e quelle che dividono

Alcune di queste misure avvicinano politici molto distanti politicamente tra loro. Il tetto del 10% ai tassi delle carte di credito è sostenuto al Senato dal progressista Bernie Sanders e dal conservatore Josh Hawley, e alla Camera da Alexandria Ocasio-Cortez e Anna Paulina Luna, deputata della Florida molto vicina al movimento MAGA. A gennaio anche Donald Trump aveva chiesto di introdurre il limite per un anno, rivolgendosi prima alle banche e poi al Congresso, ma la maggior parte delle società emittenti ha lasciato invariati i tassi.

Il limite al costo dei servizi per l’infanzia è invece una proposta della senatrice democratica Elizabeth Warren. Il sito pubblico che indirizza i consumatori verso farmaci a prezzi scontati, sostenuto dal 73% degli intervistati, esiste invece già: è TrumpRx, lanciato dalla Casa Bianca a febbraio. Offre però sconti su poche decine di farmaci di marca e soltanto a chi acquista senza ricorrere all’assicurazione sanitaria.

Quest’anno il Congresso ha anche approvato una misura sostenuta dal 75% degli elettori, inserita nel 21st Century ROAD to Housing Act: il divieto per i grandi investitori istituzionali che possiedono almeno 350 case unifamiliari di acquistarne altre, nel tentativo di contenere i prezzi degli immobili. Trump si è però rifiutato di firmare la legge, subordinando la firma all’approvazione del SAVE America Act, la proposta di nuove restrizioni elettorali da lui sostenuta. Il provvedimento sulla casa è comunque diventato legge l’11 luglio, senza la firma del presidente, alla scadenza dei 10 giorni previsti dalla Costituzione, escluse le domeniche.

Delle 16 proposte su costo della vita, sanità e tasse considerate dal Wall Street Journal, 14 raccolgono il sostegno della maggioranza e 10 sono approvate da circa due terzi degli elettori o più. Le due bocciate arrivano dai poli opposti dello schieramento politico.

La promessa di Trump di inviare un assegno da 5.000 dollari a ogni adulto se i repubblicani manterranno il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato è giudicata una buona idea soltanto dal 23% degli intervistati, mentre il 64% la considera una cattiva idea. Annunciata a Dallas e ribattezzata dal presidente "Trump dividend", la misura costerebbe circa 1.200 miliardi di dollari e richiederebbe l’approvazione del Congresso, dove anche molti senatori repubblicani l’hanno accolta con freddezza.

Si ferma invece al 37% il sostegno ai negozi di alimentari pubblici a prezzi scontati che Zohran Mamdani, sindaco di New York ed esponente chiave del socialismo democratico, vuole aprire in tutti e cinque i distretti della città, a partire dal Bronx. Sulle tasse ai ricchi, invece, i repubblicani si distinguono dal resto dell’elettorato. Il 66% degli intervistati vorrebbe aumentare le imposte federali sul reddito per chi guadagna più di un milione di dollari l’anno, ma la maggioranza dei repubblicani è ancora contraria. Il 61% degli americani intervistati sostiene una nuova imposta federale sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, che tra i repubblicani convince soltanto un elettore su tre.

Almeno sei Stati, tutti guidati dai democratici, hanno già approvato imposte o maggiorazioni delle aliquote sui redditi milionari. L’ultimo è stato lo Stato di Washington, a marzo. Il 3 novembre la California voterà invece su un prelievo una tantum del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, che interesserebbe circa 200 persone. L’aumento dei contributi sui redditi più alti per garantire la tenuta della Social Security, il sistema previdenziale pubblico, raccoglie il 66% dei consensi: sono favorevoli democratici e indipendenti, mentre i repubblicani si dividono a metà.

I rischi economici e il limite politico

Il sondaggio non illustrava agli intervistati le possibili conseguenze negative delle proposte. Un tetto ai tassi delle carte di credito potrebbe spingere le società finanziarie a ridurre o interrompere i prestiti alle famiglie a basso reddito che non saldano ogni mese l’intero debito. Nuovi obblighi di copertura per le assicurazioni sanitarie potrebbero invece far aumentare i premi.

Secondo Michael Strain, economista dell’American Enterprise Institute, un centro studi di destra, la crisi finanziaria del 2008, la pandemia e la successiva inflazione hanno portato nel dibattito idee un tempo "molto lontane da ciò di cui normalmente discutevano i leader politici". Questo cambiamento spinge alcuni repubblicani su un terreno tradizionalmente più familiare ai democratici. "Quando i conservatori smettono di sentirsi vincolati dal rispetto delle forze di mercato, finiscono per somigliare molto ai democratici progressisti", ha dichiarato Strain al Wall Street Journal.

Per molto tempo, i tetti ai prezzi e i vincoli imposti alle aziende a tutela dei consumatori sono stati soprattutto proposte delle correnti politiche più radicali. I repubblicani diffidavano degli interventi federali sul mercato: Trump e il partito avevano cercato, per esempio, di abrogare l’Obamacare. I democratici sostenevano l’intervento pubblico, ma i loro leader avevano anche stretto alleanze con le imprese a favore del libero scambio, contro il parere di molti sindacati, e respinto l’ipotesi di sostituire le assicurazioni private con un sistema sanitario pubblico durante il dibattito sulla riforma sanitaria.

Nella sua prima corsa alla Casa Bianca, Trump aveva intercettato questa domanda populista promettendo di cancellare o rinegoziare gli accordi commerciali e di proteggere Social Security e Medicare dai tagli sostenuti dal suo stesso partito.

Oggi, secondo Anzalone, ad alimentare il sostegno alle proposte populiste sono il costo delle abitazioni e la sensazione che l’ascensore sociale si sia fermato. Intanto, in diverse primarie per la Camera e il Senato, gli elettori democratici hanno preferito candidati esponenti del socialismo democratico a rivali più centristi. "Quando senti di non poterti comprare una casa o di non riuscire a migliorare la tua condizione, all’improvviso ti ritrovi attratto da politiche che non avresti mai pensato di sostenere", ha detto il sondaggista.

Allo stesso tempo, molti americani hanno perso fiducia nella capacità della politica di rispondere ai loro problemi: quasi il 60% degli elettori esprime un giudizio negativo su ciascuno dei due partiti, mentre meno del 40% ne ha un’opinione positiva. "La cosa sconcertante è che, di fronte a un sostegno così ampio, nessuno dei due partiti abbia capito come tradurlo in risultati", ha detto Lee Drutman, che studia il Congresso per New America, un centro studi liberal. Una possibile spiegazione è che ciascun partito eviti di approvare misure di cui l’altro potrebbe rivendicare il merito. Inoltre, le proposte finanziate dai contribuenti comportano spesso costi elevati.

Per il sondaggista democratico Evan Roth Smith, i risultati di questo sondaggio non sono sorprendenti. Già nel 2024 aveva rilevato il sostegno degli elettori a udienze parlamentari e processi contro le speculazioni sui prezzi, alla sospensione delle imposte sui generi alimentari e a una riduzione obbligatoria delle bollette elettriche: misure che, secondo alcuni economisti, potrebbero avere effetti negativi. "Gli elettori non hanno più alcun interesse a considerare il punto di vista della politica tradizionale, perché li ha delusi completamente", ha detto.

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