I Dem vogliono un partito più moderato, ma apprezzano il socialismo
Lo stesso elettorato del sondaggio del New York Times chiede più moderazione, considera i democratici ben posizionati e vede con favore il socialismo: tre risposte in contraddizione
Il mese scorso il New York Times ha diffuso un sondaggio sui potenziali elettori delle primarie democratiche che sembra rispondere in modo netto a una domanda che divide il partito da tempo: il 47% degli intervistati vorrebbe che i democratici si spostassero verso il centro, contro il 28% che li vorrebbe più a sinistra e il 19% che li lascerebbe dove sono. Il risultato è stato subito usato come prova che il partito deve moderarsi per tornare a vincere. Eppure gli stessi elettori, interrogati in modo leggermente diverso, dicono il contrario.
Agli stessi intervistati è stato chiesto anche cosa pensassero della posizione attuale del partito, non solo in che direzione spostarlo. Le risposte si rovesciano: solo il 20% giudica i democratici troppo a sinistra, mentre il 17%, una differenza che rientra nel margine di errore, li ritiene troppo a destra e il 55% pensa che il partito non sia sbilanciato né da una parte né dall'altra. Su un terzo tema, il socialismo, gli stessi elettori si dividono tra il 49% che lo vede con favore e il 22% contrario, mentre quasi un terzo non sa rispondere, inclusa una quota che non ne ha mai sentito parlare.
Per il giornalista e sondaggista G. Elliott Morris, sulla sua newsletter Strength In Numbers, questi numeri restituiscono un elettorato democratico che è allo stesso tempo a favore della moderazione, a favore del socialismo e soddisfatto di dove si trova oggi il partito. È la prova, sostiene, che le domande sull'identità ideologica di un partito sono "quasi inutili".
Su politiche concrete, invece, l'elettorato indica preferenze precise. In un sondaggio realizzato a maggio con l'istituto di sondaggi Verasight, Morris ha chiesto a tutti gli americani, non solo ai democratici, quali misure federali allevierebbero di più le loro ansie economiche: le risposte più frequenti sono state i tagli alle tasse per il ceto medio, l'aumento delle imposte sui ricchi e sulle grandi aziende, un giro di vite contro la speculazione sui prezzi praticata dalle imprese. Per Morris l'economia populista piace a prescindere dagli schieramenti.
Chiedere agli elettori se il partito debba spostarsi verso il centro non misura il vantaggio elettorale di quello spostamento, sostiene Morris: dice solo se gli intervistati hanno assorbito e condividono l'idea diffusa secondo cui ci si sposta al centro per vincere. "Gli elettori non sono strateghi", scrive. Per Morris, dopo sedici mesi in cui ogni commentatore ripete che i democratici devono andare verso il centro per vincere nel 2028, un sondaggio che li trova d'accordo dice soprattutto che il messaggio è passato, non che la strategia funzioni.
Morris segnala anche un altro limite: il New York Times non ha contrapposto "sinistra" e "destra", ma "sinistra" e "centro". È come chiedere agli elettori di scegliere tra un estremista e una persona normale. In un paese dove la polarizzazione viene descritta come una patologia, molti leggono quel confronto in termini carichi di giudizio. Ogni intervistato, del resto, attribuisce a "sinistra" e "centro" un significato diverso dagli altri.
Non è chiaro, poi, che gli americani abbiano un'idea precisa di cosa sia l'ideologia. Un sondaggio dell'istituto Gallup del settembre 2024 ha rilevato che gli elettori erano più o meno ugualmente propensi a definire Kamala Harris "troppo di sinistra" (51%) e Donald Trump "troppo di destra" (48%), un sostanziale pareggio. Per Morris è un risultato poco credibile, perché i due candidati non erano affatto equidistanti dal centro: sulla spesa sociale, sui controlli all'immigrazione e sulla politica commerciale, per fare qualche esempio, Trump stava molto più a destra di quanto Harris stesse a sinistra.
Quasi un terzo dei potenziali elettori democratici non ha saputo dire cosa pensasse del socialismo, un concetto considerato elementare tra gli addetti ai lavori: un segnale di quanto poco il pubblico generale segua questi temi. Lo stesso Morris ha mostrato ad aprile che, quando si lascia agli intervistati la libertà di descrivere le proprie idee con parole loro, solo l'8% di chi si dice "moderato" vuole davvero più moderazione.
Proprio perché ognuno può trovare nei dati la conferma di ciò che già pensa, per Morris il sondaggio somiglia a "un test di Rorschach politico", le macchie d'inchiostro in cui ciascuno vede quello che vuole. Chi desidera un partito più a destra cita il 47% che chiede moderazione; chi lo vuole più a sinistra cita il 49% favorevole al socialismo e il 17% che giudica i democratici troppo a destra. "Tutti ottengono una tabella", scrive, "nessuno una risposta".