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I comizi di Trump difficilmente salveranno i repubblicani alle midterm
Daniel Torok, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 4 min di lettura

I comizi di Trump difficilmente salveranno i repubblicani alle midterm

Da Wilson a Obama, i presidenti che hanno girato il paese per le midterm hanno quasi sempre perso. Biden nel 2022 è l'eccezione, con una strategia opposta.

Il presidente ha passato quasi tutto ottobre in giro per il paese: dal 1° al 20 ottobre il suo calendario prevede 15 comizi in 13 stati. Eppure la storia delle elezioni di metà mandato dice che le campagne elettorali dei presidenti servono a poco, soprattutto quando il loro indice di approvazione è negativo. È la tesi di un'analisi di Bill Scher pubblicata sul Washington Monthly, che ripercorre un secolo di presidenti finiti sconfitti dopo essersi spesi in prima persona.

Il tour di ottobre è arrivato dopo una convention nazionale repubblicana dedicata alle midterm, organizzata a Dallas, in Texas, senza precedenti nella storia del partito: il presidente vi ha tenuto due discorsi in prima serata. Trump ha già rivendicato che i suoi comizi stanno salvando i repubblicani, ma secondo Scher i precedenti vanno nella direzione opposta.

Il caso più antico è quello di Woodrow Wilson. Alla fine di ottobre del 1918, mentre negoziava la resa della Germania nella Prima guerra mondiale, il presidente democratico chiese agli elettori di restituire al suo partito la maggioranza in entrambe le camere, perché quello non era il momento "per una leadership divisa". L'appello fallì del tutto e i repubblicani conquistarono sia il Senato sia la Camera. Secondo il biografo di Wilson, John Milton Cooper Jr., due alti funzionari dell'amministrazione dissero che i democratici avrebbero vinto se Wilson fosse rimasto in silenzio. Lo stesso Cooper riconosce che a pesare furono soprattutto i prezzi alti, la scarsità di beni dovuta alla guerra e i disagi della vita quotidiana. Una situazione che, nota Scher, ricorda quella di oggi.

Dopo Wilson molti altri presidenti si sono spesi nelle midterm senza risultati. Nell'ottobre del 1986 Ronald Reagan, che aveva un indice di approvazione alto, fece campagna in 14 stati, ma i repubblicani persero otto seggi e il controllo del Senato. Nel 2010 Barack Obama (sceso sotto il 50% di approvazione) organizzò un tour simile e i democratici persero 63 seggi e la maggioranza alla Camera. Tra ottobre e novembre del 2018 lo stesso Trump tenne 23 comizi in 15 stati: i repubblicani persero 41 seggi e la presidenza della Camera.

Gli itinerari e i toni del presidente puntano a mobilitare i suoi elettori più fedeli, non a convincere gli indecisi. Secondo Scher la scelta ha una sua logica, perché nelle elezioni di metà mandato il partito del presidente soffre spesso un calo di partecipazione tra i propri sostenitori. Ma la visibilità della Casa Bianca non basta a invertire la tendenza. Le midterm del 1986 che misero in difficoltà Reagan ebbero la terza affluenza più bassa della storia americana. Nel 2010 molti dei giovani che avevano votato Obama due anni prima rimasero a casa, dopo un incontro televisivo con il pubblico pensato proprio per loro e segnato da domande critiche e risposte sulla difensiva.

Alan Abramowitz, politologo della Emory University, ha studiato l'effetto dei comizi di Trump del 2018 sulle corse per il Senato e ha concluso che hanno avuto un impatto minimo: alcuni candidati repubblicani sono andati meglio di quanto prevedessero i fattori di fondo, come l'economia e l'orientamento dello stato, altri peggio.

Le midterm in cui il partito del presidente ha limitato i danni, o ha persino guadagnato qualche seggio, hanno di solito un elemento in comune: un presidente con un alto indice di approvazione. È successo ai democratici di Bill Clinton nel 1998 e ai repubblicani di George W. Bush nel 2002. Nell'ottobre del 1998, con la Camera che stava avviando un'indagine per il suo impeachment, Clinton rimase quasi sempre lontano dai palchi, mentre la moglie Hillary partecipò a 60 comizi.

L'unico presidente impopolare che abbia aiutato il proprio partito in una midterm, secondo Scher, è stato Joe Biden. Nel 2022 la sua campagna fu molto discreta: un tour sulla costa ovest a metà ottobre senza comizi, solo qualche discorso davanti a un pubblico ridotto sui risultati dell'amministrazione e un paio di raccolte fondi. Il suo contributo più importante furono due discorsi che aprirono e chiusero la campagna e ne definirono la posta in gioco.

Il primo, il 1° settembre all'Independence Hall di Philadelphia, arrivò con il ricordo ancora fresco dell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 e con gli effetti concreti sulle donne della sentenza con cui la Corte Suprema aveva cancellato Roe v. Wade, che garantiva il diritto all'aborto a livello federale. Biden chiese agli elettori di ogni orientamento di opporsi ai "MAGA Republicans", accusati di condurre un "assalto alla democrazia" e di voler riportare il paese indietro, a un'America senza diritto di scelta, senza diritto alla privacy, alla contraccezione e a sposare chi si ama. Il secondo discorso, il 2 novembre alla Union Station di Washington, arrivò pochi giorni dopo l'aggressione in casa al marito della presidente della Camera Nancy Pelosi, che aveva riportato una frattura al cranio e su cui Trump aveva ironizzato. Biden collegò l'aggressore ai rivoltosi del 6 gennaio che avevano devastato l'ufficio di Pelosi e, con molti candidati che negavano l'esito delle presidenziali del 2020, ripeté quattro volte che "la democrazia è sulla scheda".

Nei mesi precedenti l'inflazione aveva colpito i conti degli americani e l'approvazione di Biden. Per un presidente impopolare spostare l'attenzione degli elettori dall'economia è un risultato raro, ma secondo Scher Biden riuscì a individuare e a portare al centro della campagna altri temi che stavano davvero mobilitando gli elettori.

Trump sta provando a fare qualcosa di simile. Nel comizio del 12 ottobre a Youngstown, in Ohio, ha descritto i democratici come "comunisti della sinistra radicale" che vogliono "saccheggiare la vostra ricchezza", aumentare le tasse di 5.000 miliardi di dollari e "annientare i vostri confini". Secondo Scher, però, il presidente ha perso credibilità dopo aver promesso di abbassare i prezzi e aver poi fatto l'opposto, mentre a settembre l'inflazione è salita al 3,7%.

Gli argomenti a disposizione di Trump sono anche più deboli di quelli di Biden. Quattro anni fa i candidati repubblicani che negavano la sconfitta di Trump nel 2020 erano davvero numerosi. Oggi solo pochi candidati democratici hanno legami con i Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista-democratica, e ancora meno sono in corsa nelle sfide più combattute.

Secondo Scher ai repubblicani servirebbero alcuni giorni senza che Trump faccia notizia, per evitare di essere travolti da un'onda blu. Ma il presidente, conclude, è troppo legato alle folle e alle telecamere per concederglieli.

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Lorenzo Ruffino
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Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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