Hegseth attacca Europa e Asia: basta sfruttare la protezione americana su Hormuz
Il segretario alla Difesa accusa gli alleati di affidarsi al solo blocco navale statunitense per riaprire la rotta petrolifera chiusa dalla guerra contro l'Iran, mentre Londra e Parigi cercano una mediazione.
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha accusato i Paesi europei e asiatici di sfruttare la protezione militare americana senza contribuire alle operazioni per riaprire lo Stretto di Hormuz, la rotta marittima cruciale per i flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico, chiusa dopo l'inizio della guerra contro l'Iran. Le dichiarazioni sono arrivate venerdì durante una conferenza stampa al Pentagono, in un passaggio dai toni particolarmente duri verso gli alleati storici di Washington.
"L'Europa e l'Asia hanno beneficiato della nostra protezione per decenni, ma il tempo dei free rider è finito", ha dichiarato Hegseth secondo quanto riportato da Bloomberg. "L'America e il mondo libero meritano alleati che siano capaci e leali". Il capo del Pentagono ha aggiunto che il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz si sta rafforzando giorno dopo giorno, dopo le notizie secondo cui alcune navi avrebbero tentato di aggirare le unità della Marina americana presenti nell'area.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi più strategici al mondo per il trasporto di idrocarburi. Gli Stati Uniti hanno avviato il blocco di fronte alla resistenza iraniana alle richieste di cessate il fuoco avanzate dal presidente Donald Trump. Il braccio di ferro ha spinto l'Iran a minacciare il traffico delle petroliere, di fatto chiudendo lo stretto e provocando un significativo aumento dei prezzi globali dell'energia da quando, alla fine di febbraio, Stati Uniti e Israele hanno avviato le operazioni militari contro Teheran.
Trump ha chiesto agli alleati europei e ad altri Paesi, inclusa la Cina pur essendo un rivale geopolitico, di contribuire alla riapertura della via d'acqua. La maggior parte dei governi ha però finora declinato l'invito a inviare proprie navi in un teatro di guerra ancora attivo. Il Regno Unito e la Francia hanno organizzato vertici regolari, l'ultimo proprio questa settimana, per discutere la creazione di una forza navale che garantisca la libertà di navigazione nello stretto. Londra ha però precisato che l'eventuale missione avrebbe natura "strettamente difensiva", e il primo ministro Keir Starmer ha indicato che diventerà operativa "non appena le condizioni lo permetteranno".
Hegseth ha liquidato gli incontri europei come "una conferenza ridicola" e ha ribadito che il Vecchio Continente e l'Asia dipendono dal petrolio e dal gas del Golfo Persico molto più di quanto non dipendano gli Stati Uniti. Il segretario ha parlato di una "nuova fila globale diretta in Texas, una bella immagine", riferendosi alle esportazioni di greggio americano. "Non contiamo sull'Europa, ma loro hanno bisogno dello Stretto di Hormuz molto più di noi e dovrebbero forse parlare meno, organizzare meno conferenze eleganti in Europa e salire su una barca", ha dichiarato il capo del Pentagono nella stessa conferenza stampa.
Il messaggio di Hegseth si inserisce in una linea politica più ampia dell'amministrazione Trump, che da tempo chiede agli alleati di assumersi maggiori oneri nella sicurezza collettiva. Il riferimento ai free rider, una formula ricorrente nel dibattito americano sulla NATO e sulle alleanze in Asia, segna ora un salto di qualità: non riguarda più solo la spesa militare nei singoli Paesi, ma il contributo concreto a un'operazione bellica in corso. Bloomberg sottolinea come il quadro resti complesso, con i governi europei impegnati a contenere l'irritazione di Washington pur senza esporre le proprie marine in un contesto operativo ad alto rischio. Lo Stretto di Hormuz, prima delle operazioni militari americane e israeliane contro l'Iran, era invece pienamente aperto al traffico mercantile.