Gli Stati Uniti preparano l'incriminazione di Raúl Castro

Il dipartimento di Giustizia americano punta a formalizzare le accuse contro l'ex presidente cubano, 94 anni, per l'abbattimento nel 1996 di due aerei civili. Una mossa che potrebbe precedere un'azione militare.

Share
Gli Stati Uniti preparano l'incriminazione di Raúl Castro
Ismael Francisco/Cubadebate

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta preparando un'incriminazione contro l'ex presidente cubano Raúl Castro, in quella che si configura come la più dura escalation della pressione americana sull'isola da decenni.

I procuratori federali di Miami, guidati dal procuratore Jason Reding Quiñones, lavorano da mesi alla costruzione del caso. L'accusa principale riguarda il ruolo di Castro nell'abbattimento, il 26 febbraio 1996, di due aerei Cessna disarmati del gruppo di esuli cubani Brothers to the Rescue, con sede a Miami. Castro all'epoca era ministro della Difesa. L'attacco, condotto da caccia MiG-29 di fabbricazione sovietica appena fuori dallo spazio aereo cubano, costò la vita a quattro persone, tre delle quali cittadini statunitensi. Un terzo velivolo, con a bordo il leader dell'organizzazione, riuscì a sfuggire. L'incriminazione potrebbe includere anche accuse di traffico di droga.

L'ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale della Florida ha inviato inviti per un evento in onore delle vittime dell'abbattimento, previsto il 20 maggio alla Freedom Tower di Miami. La data coincide con la festa dell'indipendenza cubana, che ricorda la fine dell'occupazione statunitense del 1902, e la scelta è destinata a irritare il governo dell'Avana.

L'iniziativa giudiziaria si inserisce in una più ampia campagna di pressione del presidente Donald Trump contro Cuba. Dopo aver ordinato in gennaio un'operazione militare in Venezuela che ha portato all'arresto del presidente Nicolás Maduro, trasferito a New York per accuse di narcotraffico, l'amministrazione ha imposto un blocco economico che ha tagliato le forniture di petrolio all'isola. Le conseguenze sono pesanti: blackout che durano oltre venti ore, carenza di cibo, crollo dell'attività economica e proteste di strada. Trump ha promesso una "presa di controllo amichevole" del paese se i suoi leader non apriranno l'economia agli investimenti americani e non espelleranno gli avversari di Washington.

Interpellato sull'incriminazione a bordo dell'Air Force One, Trump ha rinviato al dipartimento di Giustizia, definendo Cuba "una nazione in declino" e aggiungendo che ci sarà "molto di cui parlare" sull'isola.

A rendere l'iniziativa particolarmente delicata è la visita all'Avana del direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe, avvenuta giovedì. Secondo un funzionario dell'agenzia, Ratcliffe ha incontrato la sua controparte cubana e ha avvertito che le minacce di Trump vanno prese sul serio, citando proprio il blitz contro Maduro come precedente. All'incontro ha partecipato anche il nipote di Raúl Castro, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, che aveva già incontrato in segreto il segretario di Stato Marco Rubio.

Il quadro politico interno cubano resta dominato da Castro nonostante l'età e l'apparente ritiro. Pur avendo lasciato la presidenza nel 2018 e la guida del Partito Comunista nel 2021, l'ex presidente, che a 94 anni si mostra raramente in pubblico, mantiene l'ultima parola sulle decisioni più importanti. Enrique García, ex ufficiale dell'intelligence cubana rifugiato negli Stati Uniti, ha dichiarato al Wall Street Journal che il potere reale è esercitato da Castro e da una mezza dozzina di generali, mentre il presidente Miguel Díaz-Canel e gli altri dirigenti sono semplici "burocrati". Il potere passa attraverso il ministero dell'Interno e un apparato di sicurezza che impiega circa 100mila funzionari e informatori per sorvegliare la popolazione.

Il nipote Rodríguez Castro, 41 anni, soprannominato "il granchio" per essere nato con un sesto dito a una mano, è da decenni la guardia del corpo del nonno ed è oggi il suo principale collaboratore. Pur senza incarichi ufficiali, ha incontrato più volte funzionari americani per discutere le riforme economiche e politiche richieste da Washington.

Sul piano militare, le forze armate cubane sono l'ombra di quelle di un tempo. Raúl Castro, che è stato il ministro della Difesa più longevo al mondo prima di succedere ufficialmente al fratello Fidel nel 2008, ha ridotto l'esercito da 300mila a 50mila uomini, trasformandolo in un conglomerato turistico e finanziario attraverso Gaesa, l'azienda che controlla il turismo e altri settori chiave dell'economia. L'equipaggiamento risale all'epoca sovietica e la carenza di carburante ne compromette l'efficacia. La morte di 38 soldati cubani schierati a difesa di Maduro in gennaio è stata un colpo durissimo. Il governo cubano conta tuttavia su un'eventuale guerra di guerriglia in caso di occupazione americana.

Diversi esperti consultati dall'Associated Press e dal Wall Street Journal segnalano i rischi dell'operazione. Richard Feinberg, professore emerito dell'Università della California a San Diego, ritiene che l'incriminazione piacerà all'elettorato della Florida meridionale, ma difficilmente convincerà i pianificatori del Pentagono ad avviare una seconda guerra a soli novanta miglia dalla Florida. "Non c'è una facile copia del modello Venezuela. Non c'è una chiara linea di successione ed è difficile immaginare un cambio di regime senza truppe americane sul terreno", ha detto Feinberg, che lavorò sui dossier cubani al Consiglio di sicurezza nazionale all'epoca dell'abbattimento del 1996. William LeoGrande, esperto di Cuba all'American University, ha dichiarato al Wall Street Journal che i leader cubani non reagiscono bene alle minacce, soprattutto se rivolte a un'icona della rivoluzione molto rispettata dai militari. Lindsey Lazopoulos Friedman, ex procuratrice federale a Miami che si è occupata di casi di corruzione cubana, ritiene improbabile che gli Stati Uniti cerchino di catturare Castro per processarlo come hanno fatto con Maduro. L'incriminazione, secondo lei, offre piuttosto un margine negoziale: Washington potrebbe rinunciare all'estradizione in cambio della conferma che Castro non fa più parte del processo decisionale.

L'abbattimento del 1996 fu uno spartiacque nei rapporti tra i due paesi. All'epoca il presidente Bill Clinton stava esplorando con cautela una distensione, ma incontrava la forte opposizione degli esuli cubani che organizzavano voli su L'Avana per lanciare volantini anticastristi e aiutare i profughi in fuga. Secondo l'indagine dell'Organizzazione internazionale per l'aviazione civile, i cubani avevano avvertito per mesi gli Stati Uniti che si sarebbero difesi da quelle che consideravano provocazioni deliberate, ma i loro avvertimenti caddero nel vuoto. Subito dopo l'abbattimento, il Congresso approvò la legge Helms-Burton, che codificò l'embargo commerciale del 1962 e rese molto più complicato per i presidenti successivi avviare un dialogo con L'Avana.

Finora gli Stati Uniti hanno condannato una sola persona per cospirazione a commettere omicidio in relazione all'abbattimento: Gerardo Hernández, capo di una rete di spionaggio cubana smantellata dall'FBI negli anni Novanta, condannato all'ergastolo e poi liberato dal presidente Barack Obama nel 2014 nell'ambito di uno scambio di prigionieri legato al tentativo di normalizzare le relazioni. Due piloti dei caccia e il loro comandante sono stati incriminati ma vivono a Cuba, fuori dalla portata della giustizia americana.

Non è la prima volta che Castro finisce nel mirino dei procuratori statunitensi. Nel 1993 i magistrati federali di Miami valutarono di incriminare lui e altri alti ufficiali militari cubani per traffico di cocaina, sulla base delle testimonianze di narcotrafficanti colombiani emerse nel processo all'ex leader panamense Manuel Noriega. L'incriminazione non arrivò mai per dubbi sulla credibilità dei testimoni e per il timore di compromettere operazioni di intelligence e il dialogo avviato da Clinton.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.