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Gli Stati Uniti lasciano l'Iraq: finisce la missione contro l'ISIS, ma i curdi temono l'Iran
Militari americani a Erbil, in Iraq, il 18 dicembre 2025. Foto d’archivio. Credito: Jordan Foster / U.S. Army – New Jersey National Guard / DVIDS — pubblico dominio, foto ritagliata.
Sicurezza e Difesa 21 min di lettura

Gli Stati Uniti lasciano l'Iraq: finisce la missione contro l'ISIS, ma i curdi temono l'Iran

Si chiude l'operazione Inherent Resolve contro lo Stato Islamico, iniziata nel 2014. Il Pentagono lascia a Baghdad il compito di confrontare i resti dell'ISIS e le milizie filoiraniane, che festeggiano, mentre i curdi temono di restare senza difese.

Gli ultimi soldati americani hanno lasciato l'Iraq. Mercoledì 30 settembre il Pentagono ha annunciato che le truppe americane hanno completato una "partenza ordinata" dalla base aerea di Erbil, nel Kurdistan iracheno, l'ultima che ospitava ancora il contingente statunitense in Iraq. Il ritiro chiude così la missione in Iraq dell'operazione Inherent Resolve, la campagna della coalizione a guida americana contro lo Stato Islamico avviata nell'agosto 2014. Si pone così fine a una presenza militare che, dopo il ritiro del 2011 e il ritorno del 2014, risaliva inizialmente all'invasione del 2003. Il calendario era stato concordato dai due governi con una dichiarazione congiunta nel settembre 2024, quando alla Casa Bianca c'era ancora Joe Biden.

"Questo traguardo riflette il successo della campagna militare durata 12 anni, che ha sconfitto l'ISIS come minaccia militare organizzata in Iraq e in tutta la regione", ha dichiarato il portavoce del Pentagono Sean Parnell. Il ritiro, ha aggiunto, segna anche il passaggio "da una missione di coalizione in tempo di guerra a uno sforzo di sicurezza guidato dagli iracheni", sostenuto da un rapporto bilaterale "più normale" tra i due Paesi.

All'inizio del 2025 il contingente americano in Iraq contava ancora circa 2.500 militari, mentre nella fase finale del ritiro ne restavano alcune centinaia nel Kurdistan. Negli ultimi mesi sono state rimosse anche le batterie di missili Patriot e i sistemi di difesa contro missili e colpi di mortaio installati a Erbil e nella base di Harir. Secondo i dati del Pentagono, nell'ambito dell'operazione Inherent Resolve sono morti complessivamente 123 militari americani e altri 499 sono rimasti feriti.

Iraq, la fine di una missione
Gli ultimi soldati americani hanno lasciato l’Iraq
Con la partenza da Erbil si chiude Inherent Resolve, la missione contro l’ISIS cominciata nel 2014. La presenza militare americana nel Paese era iniziata con l’invasione del 2003.
Militari americani in Iraq dal 30 settembre 2026
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All’inizio del 2025 erano ancora circa 2.500. Al picco, nel 2007, erano 170.000.
Ventitré anni in una linea
Da 170.000 militari a nessuno, con un ritorno nel 2014 per combattere l’ISIS
La linea ripercorre la presenza americana e si ferma sugli eventi chiave. Quando comincia la seconda missione, la scala si ingrandisce: sarebbe invisibile accanto ai numeri della guerra.
– militari americani in Iraq
Le ultime basi
L’uscita è cominciata da Baghdad ed è finita a Erbil, nel Kurdistan
IranSiriaTurchiaArabia SauditaKuwaitIraqKurdistan iracheno
Base con truppe USA Base lasciata Kurdistan iracheno, bersaglio degli attacchi
Il prezzo della missione
In dodici anni di Inherent Resolve sono morti 123 militari americani
Morti123
Feriti499
militari americani morti, anche fuori dal combattimento
militari americani feriti
Dati del Pentagono sull’intera operazione, che si è svolta in Iraq e in Siria. Secondo la coalizione, i miliziani dell’ISIS uccisi sono stati oltre 80.000.
Chi resta
Ora la sicurezza dell’Iraq dipende da Baghdad, e i fronti aperti sono tre
Milizie filoiraniane30 giugno 2027È la nuova scadenza per il disarmo, rinviata dal 30 settembre dal premier Ali al-Zaidi. I gruppi più vicini a Teheran rifiutano di consegnare le armi o pongono condizioni.
KurdistanSenza scudo antimissileGli americani hanno portato via le batterie Patriot e le difese contro razzi e mortai. La regione ha subito oltre 1.000 attacchi dall’inizio della guerra con l’Iran.
Stato IslamicoCellule dormientiIl comandante curdo Sirwan Barzani segnala nuovi movimenti dopo l’annuncio del ritiro. Washington continuerà a fornire addestramento e intelligence.
Fonte: Pentagono; Congressional Research Service; ministero della Difesa iracheno; ministero dei peshmerga; AP, Reuters, CNN, The National. Livelli di truppe dal 2014: livelli autorizzati o stime di stampa; l’ultimo tratto è indicativo. Mappa: Natural Earth.

A Baghdad la responsabilità di contrastare ISIS e milizie

La responsabilità della sicurezza del Paese ricade ora sulle forze militari irachene, compresi i peshmerga, le Forze Armate della regione autonoma del Kurdistan, chiamati a contrastare le cellule ancora attive dello Stato Islamico. Il Dipartimento della Difesa continuerà a fornire addestramento mirato e informazioni di intelligence.

Nellasua nota, Parnell ha confermato che spetta ormai al governo iracheno affrontare le minacce residue, "compresi i residui dell'ISIS e le milizie allineate all'Iran che minacciano la sovranità irachena". Baghdad aveva inizialmente fissato il disarmo delle milizie in coincidenza con il ritiro americano, ma il primo ministro Ali al-Zaidi ha poi rinviato la scadenza al giugno 2027. I gruppi più vicini a Teheran hanno però già respinto la prospettiva di consegnare le armi o posto condizioni che il governo difficilmente potrà accettare.

Le preoccupazioni maggiori si concentrano nel Kurdistan iracheno. Secondo il Ministero dei peshmerga, la regione ha subito più di 1.000 attacchi con droni e missili balistici durante la guerra tra Stati Uniti e Iran, cominciata il 28 febbraio. "La partenza degli Stati Uniti dalla regione del Kurdistan in circostanze regionali così complesse, senza che sia stato fornito un efficace sistema di difesa, è motivo di preoccupazione", ha scritto il Ministero.

Le milizie filoiraniane, invece, festeggiano il ritiro delle truppe statunitensi. Per Abu Mujahid al-Assaf, esponente dell'apparato di sicurezza di Kataib Hezbollah, una delle principali milizie sciite, "la cacciata delle forze di occupazione, sconfitte, dalla terra dell'Iraq è l'inizio della piena sovranità" del Paese. Anche Teheran ha accolto favorevolmente il ritiro: Amir Hayat Moqaddam, vicepresidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha dichiarato che l'Iran "accoglie con favore" la partenza delle truppe statunitensi e "senza dubbio la sosterrà".

Il rischio di un rafforzamento dell'Iran

A Washington diversi esperti temono ora che Teheran possa riempire il vuoto lasciato dagli americani. "Gli iraniani mantengono il loro interesse per l'Iraq, mentre gli Stati Uniti lo stanno perdendo sempre di più", ha detto al National Michael Knights, del Washington Institute for Near East Policy. Jason Campbell, del Middle East Institute, ha individuato invece un possibile beneficio: la partenza degli americani priva i gruppi sostenuti dall'Iran di una delle giustificazioni usate per mantenere le armi.

Per quanto riguarda lo Stato Islamico, invece, il comandante curdo Sirwan Barzani ha riferito di aver osservato nuovi movimenti delle cellule dormienti dopo l'annuncio del ritiro statunitense, e resta elevata la minaccia di una ripresa delle azioni dei jihadisti.

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