Gli ultimi soldati americani hanno lasciato l'Iraq. Mercoledì 30 settembre il Pentagono ha annunciato che le truppe americane hanno completato una "partenza ordinata" dalla base aerea di Erbil, nel Kurdistan iracheno, l'ultima che ospitava ancora il contingente statunitense in Iraq. Il ritiro chiude così la missione in Iraq dell'operazione Inherent Resolve, la campagna della coalizione a guida americana contro lo Stato Islamico avviata nell'agosto 2014. Si pone così fine a una presenza militare che, dopo il ritiro del 2011 e il ritorno del 2014, risaliva inizialmente all'invasione del 2003. Il calendario era stato concordato dai due governi con una dichiarazione congiunta nel settembre 2024, quando alla Casa Bianca c'era ancora Joe Biden.
"Questo traguardo riflette il successo della campagna militare durata 12 anni, che ha sconfitto l'ISIS come minaccia militare organizzata in Iraq e in tutta la regione", ha dichiarato il portavoce del Pentagono Sean Parnell. Il ritiro, ha aggiunto, segna anche il passaggio "da una missione di coalizione in tempo di guerra a uno sforzo di sicurezza guidato dagli iracheni", sostenuto da un rapporto bilaterale "più normale" tra i due Paesi.
All'inizio del 2025 il contingente americano in Iraq contava ancora circa 2.500 militari, mentre nella fase finale del ritiro ne restavano alcune centinaia nel Kurdistan. Negli ultimi mesi sono state rimosse anche le batterie di missili Patriot e i sistemi di difesa contro missili e colpi di mortaio installati a Erbil e nella base di Harir. Secondo i dati del Pentagono, nell'ambito dell'operazione Inherent Resolve sono morti complessivamente 123 militari americani e altri 499 sono rimasti feriti.
A Baghdad la responsabilità di contrastare ISIS e milizie
La responsabilità della sicurezza del Paese ricade ora sulle forze militari irachene, compresi i peshmerga, le Forze Armate della regione autonoma del Kurdistan, chiamati a contrastare le cellule ancora attive dello Stato Islamico. Il Dipartimento della Difesa continuerà a fornire addestramento mirato e informazioni di intelligence.
Nellasua nota, Parnell ha confermato che spetta ormai al governo iracheno affrontare le minacce residue, "compresi i residui dell'ISIS e le milizie allineate all'Iran che minacciano la sovranità irachena". Baghdad aveva inizialmente fissato il disarmo delle milizie in coincidenza con il ritiro americano, ma il primo ministro Ali al-Zaidi ha poi rinviato la scadenza al giugno 2027. I gruppi più vicini a Teheran hanno però già respinto la prospettiva di consegnare le armi o posto condizioni che il governo difficilmente potrà accettare.
Le preoccupazioni maggiori si concentrano nel Kurdistan iracheno. Secondo il Ministero dei peshmerga, la regione ha subito più di 1.000 attacchi con droni e missili balistici durante la guerra tra Stati Uniti e Iran, cominciata il 28 febbraio. "La partenza degli Stati Uniti dalla regione del Kurdistan in circostanze regionali così complesse, senza che sia stato fornito un efficace sistema di difesa, è motivo di preoccupazione", ha scritto il Ministero.
Le milizie filoiraniane, invece, festeggiano il ritiro delle truppe statunitensi. Per Abu Mujahid al-Assaf, esponente dell'apparato di sicurezza di Kataib Hezbollah, una delle principali milizie sciite, "la cacciata delle forze di occupazione, sconfitte, dalla terra dell'Iraq è l'inizio della piena sovranità" del Paese. Anche Teheran ha accolto favorevolmente il ritiro: Amir Hayat Moqaddam, vicepresidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, ha dichiarato che l'Iran "accoglie con favore" la partenza delle truppe statunitensi e "senza dubbio la sosterrà".
Il rischio di un rafforzamento dell'Iran
A Washington diversi esperti temono ora che Teheran possa riempire il vuoto lasciato dagli americani. "Gli iraniani mantengono il loro interesse per l'Iraq, mentre gli Stati Uniti lo stanno perdendo sempre di più", ha detto al National Michael Knights, del Washington Institute for Near East Policy. Jason Campbell, del Middle East Institute, ha individuato invece un possibile beneficio: la partenza degli americani priva i gruppi sostenuti dall'Iran di una delle giustificazioni usate per mantenere le armi.
Per quanto riguarda lo Stato Islamico, invece, il comandante curdo Sirwan Barzani ha riferito di aver osservato nuovi movimenti delle cellule dormienti dopo l'annuncio del ritiro statunitense, e resta elevata la minaccia di una ripresa delle azioni dei jihadisti.
