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Gli elettori premiano i Dem sul carovita, ma non si fidano di nessuno dei due partiti
Victoria Pickering, 2026, Flickr, CC BY-NC-ND 4.0
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Gli elettori premiano i Dem sul carovita, ma non si fidano di nessuno dei due partiti

Per AP-NORC il 38 per cento degli elettori preferisce i democratici sul costo della vita, il 27 i repubblicani. Ma solo 2 su 10 credono che un partito sappia risolvere i problemi

A un mese dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, i democratici hanno conquistato in pochi mesi un vantaggio netto sui temi che preoccupano di più gli americani, a partire dal costo della vita e dalla sanità. Lo mostra un nuovo sondaggio dell'Associated Press e del NORC Center for Public Affairs Research, che però segnala anche un problema più profondo per entrambi i partiti, perché pochi elettori pensano che democratici o repubblicani siano in grado di risolvere i problemi del paese o di aiutare le persone come loro.

Sul costo della vita il 38 per cento degli elettori registrati (cioè iscritti alle liste elettorali, il passaggio necessario per votare negli Stati Uniti) ritiene che i democratici sarebbero più capaci di gestirlo, contro il 27 per cento che indica i repubblicani. A febbraio la questione era in parità, con circa 3 adulti americani su 10 che sceglievano un partito e altrettanti che sceglievano l'altro. Il carovita è diventato un punto debole per il presidente Trump: pochi americani approvano il modo in cui lo sta affrontando e il giudizio sulla sua gestione dell'economia è solo di poco migliore.

I democratici sono avanzati anche sull'economia in generale. Oggi circa 4 elettori registrati su 10 li considerano il partito più adatto, mentre a febbraio li sceglieva il 26 per cento degli adulti (la rilevazione di allora riguardava tutta la popolazione adulta, non solo gli elettori registrati). Per i candidati democratici, che in campagna elettorale attaccano un presidente sempre più impopolare e di riflesso il suo partito, sono buone notizie.

Gli elettori associano soprattutto i repubblicani agli interessi dei ricchi. Circa 6 elettori registrati su 10 dicono che la frase "concentrato ad aiutare le persone ricche e potenti" descrive "molto" o "estremamente" bene il Partito Repubblicano, mentre solo 3 su 10 pensano lo stesso del Partito Democratico. I democratici sono anche meno spesso considerati corrotti. Il 55 per cento degli elettori registrati giudica il Partito Repubblicano "troppo estremista", contro il 45 per cento che lo pensa del Partito Democratico.

Questo vantaggio non si traduce però in fiducia. I democratici non sono visti come più attenti alle persone comuni né come più capaci di risolvere i problemi: solo circa 2 elettori registrati su 10 dicono che "capace di risolvere i problemi importanti" o "concentrato ad aiutare le persone come me" descrivono bene il Partito Democratico, una quota simile a quella dei repubblicani. Una sfiducia così diffusa sarà un problema per entrambi i partiti, chiunque controlli il Congresso dopo il voto. La frustrazione verso i repubblicani cresce, ma gli elettori non pensano che i democratici abbiano una soluzione di lungo periodo.

Su questa percezione può pesare il fatto che i democratici oggi sono all'opposizione a Washington. Solo nell'ultimo anno il governo federale è andato due volte in shutdown per settimane, cioè ha dovuto chiudere parte dei suoi uffici perché il Congresso non riusciva ad approvare i fondi, a causa degli scontri tra i partiti sulla spesa per la sanità e per i controlli sull'immigrazione. Lo stallo però non è un'esclusiva dei governi repubblicani. Nei primi anni della presidenza di Joe Biden i democratici avevano la maggioranza al Congresso, ma non hanno raggiunto i loro obiettivi su priorità come il diritto all'aborto, il diritto di voto e l'aumento del salario minimo.

Il sondaggio mostra anche che i democratici sono divisi sulla direzione da prendere. In generale gli elettori non vedono molta moderazione in nessuno dei due partiti, ma tendono più a definire "troppo moderati" i democratici che i repubblicani. Tra gli elettori democratici poco meno della metà pensa che il proprio partito sia troppo moderato e una quota simile lo ritiene "nella giusta misura". Gli elettori repubblicani invece sono in gran parte soddisfatti della linea del loro partito.

Le divisioni sono emerse quest'anno in diversi stati in bilico, quelli che possono andare a uno dei due partiti. In Wisconsin le primarie democratiche per il governatore di agosto sono state vinte da David Crowley, capo dell'amministrazione della contea di Milwaukee, con mezzo punto percentuale di vantaggio, circa 3.800 voti, sulla socialista-democratica Francesca Hong. A novembre Crowley sfiderà il deputato repubblicano Tom Tiffany.

Il sondaggio è stato condotto dal 24 al 28 settembre su 2.140 adulti, tra cui 1.766 elettori registrati, selezionati da AmeriSpeak, un panel del NORC costruito con metodi probabilistici per rappresentare l'intera popolazione statunitense. Il margine di errore è di più o meno 2,9 punti percentuali sul totale degli adulti e di più o meno 3,1 punti sugli elettori registrati.

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