Le immagini aggiornate di Google Earth mostrano in tutta la sua brutalità l’estensione della distruzione nella Striscia di Gaza dopo la guerra scatenata da Israele in risposta agli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023. The Independent le ha confrontate con gli scatti precedenti di un’area vicina alla scuola Qadisiyah di Rafah e di Khan Yunis: luoghi che nelle immagini del 2022 e del 2021 appaiono ancora edificati sono oggi in gran parte ridotti in macerie.
Case, ospedali ed economia
Secondo le Nazioni Unite, circa l’82% degli edifici della Striscia e oltre il 90% delle abitazioni sono stati danneggiati o distrutti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che la stessa sorte sia toccata ad almeno il 94% degli ospedali. Molte famiglie vivono oggi in edifici pericolanti: il 16 settembre, il crollo di un palazzo in cui avevano trovato riparo alcune famiglie palestinesi ha ucciso almeno 21 persone, fra cui 8 bambini.
La distruzione ha travolto anche l’economia della Striscia. In un rapporto pubblicato il 24 settembre, l’UNCTAD descrive quella di Gaza come la più grave crisi economica mai registrata. Oltre il 90% della popolazione in età lavorativa è senza lavoro. Nel 2025 il Pil pro capite annuo era di 212 dollari, pari a circa 58 centesimi al giorno e al 17% del livello del 2022. È accessibile soltanto l’1,5% dei terreni coltivabili e l’attività agricola e industriale è diminuita del 94%.
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Le persone ancora sotto le macerie
Le Nazioni Unite stimano in circa 61 milioni di tonnellate i detriti prodotti dalla guerra. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, rimuoverne la maggior parte potrebbe richiedere 7 anni, ma solo con accesso alle aree interessate, macchinari, carburante e condizioni di lavoro stabili. La Protezione Civile palestinese stima, inoltre, che sotto le macerie vi siano ancora più di 8.000 dispersi.
Ma i mezzi per cercarli sono scarsi. La Croce Rossa aveva riferito all’Independent che in tutta la Striscia c’era un solo escavatore pienamente funzionante per questo lavoro. La squadra forense di Gaza ha spiegato al quotidiano che la mancanza di test del Dna impedisce di identificare molti corpi: almeno 1.129 resti recuperati erano ancora senza nome.
Il rischio di perdere le prove
Il governo israeliano continua intanto a impedire l’ingresso nella Striscia ai giornalisti stranieri, agli investigatori indipendenti e a diverse organizzazioni per i diritti umani. Il 15 settembre l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto che gli investigatori internazionali possano accedere a tutte le aree di Gaza per documentare le presunte violazioni e preservare le prove, mentre continuano a emergere resti umani.
Un’inchiesta di CBC News citata dall’Independent ha individuato immagini satellitari che sembrano mostrare la compattazione e la rimozione di macerie da parte israeliana in diversi punti di Gaza. Fra quei detriti potrebbero trovarsi resti umani e prove di crimini di guerra. L’organizzazione Euro-Med Monitor ha inoltre riferito al quotidiano il caso di tre fratelli che sarebbero stati uccisi da un cecchino israeliano mentre cercavano di raggiungere un ospedale: secondo l’organizzazione, i loro resti sarebbero stati poi rimossi dai bulldozer dell’esercito.
In un comunicato del 7 settembre, Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi occupati, ha avvertito che la rimozione, la frantumazione e lo spostamento delle macerie rischiano di cancellare prove di presunti crimini internazionali e di ostacolare il recupero e l’identificazione delle vittime. Israele nega di commettere crimini di guerra e definisce «antisemite» le accuse di genocidio.
