Le allusioni dell'Amministrazione Trump alla possibilità di mandare agenti dell'Immigration and Customs Enforcement, la polizia federale dell'immigrazione, davanti ai seggi elettorali di novembre hanno spinto i responsabili elettorali di mezzo Paese a preparare contromisure. Una legge federale del 1865 vieta di portare o tenere "soldati o uomini armati" nei luoghi in cui si vota e prevede fino a cinque anni di carcere e l'interdizione dai pubblici uffici per chi lo ordina.
A maggio, però, il presidente Donald Trump, interrogato proprio sulla possibilità di inviare soldati dell’ICE ai seggi, ha risposto che avrebbe fatto "qualsiasi cosa necessaria per essere sicuri di avere elezioni oneste". All'inizio di settembre il Segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin ha aggiunto che gli agenti potrebbero presentarsi in un seggio se stessero notificando un mandato in materia di immigrazione.
I democratici si preparano
"Saremmo negligenti se non ci preparassimo a questa preoccupazione e non la affrontassimo", ha detto ad Axios Maggie Toulouse Oliver, Segretaria di Stato del New Mexico, la carica che nella maggior parte degli Stati americani sovrintende alle elezioni. Il suo ufficio sta addestrando i funzionari elettorali locali a trattare gli agenti federali come qualsiasi altra persona non autorizzata: prima l'invito ad allontanarsi dall'area di voto, poi la chiamata allo sceriffo della contea, infine le vie legali.
"Un agente dell'ICE equivale a qualunque altro individuo non autorizzato in un seggio e vanno seguiti gli stessi protocolli", ha spiegato. In Michigan il vicesegretario di Stato Aghogho Edevbie è stato più netto: "L'ICE non ha alcun ruolo qui. Di sicuro qualsiasi attività dell'ICE vicino a un luogo di voto può essere considerata intimidazione degli elettori e prenderemmo subito provvedimenti per contrastarla".
Prima lo sceriffo, poi il tribunale
I Segretari di Stato stanno lavorando con i funzionari locali e con i procuratori generali dei rispettivi Stati per affrontare i casi in cui l'ICE interferisca con le operazioni di voto o con le urne per il voto anticipato. "Se l'Amministrazione Trump imboccasse quella strada, le persone coinvolte commetterebbero dei reati", ha detto Shenna Bellows, Segretaria di Stato del Maine, che descrive un protocollo simile: "il coordinamento tra segretari di Stato, funzionari comunali, procuratori generali e partner a ogni livello è già strettissimo".
Bellows ha ricordato di avere già gestito diversi casi di swatting ai seggi, cioè finte segnalazioni di emergenza fatte alla polizia per interrompere le operazioni di voto. Il suo omologo dell'Oregon Tobias Read ha paragonato la preparazione all'arrivo degli agenti a quella per i grandi incendi boschivi che colpirono una passata tornata elettorale: "Il nostro sistema deve fare i conti con ogni tipo di disastro, non solo con quelli fabbricati come questo che arriva dalla Casa Bianca".
In Colorado la Segretaria di Stato Jena Griswold ha già un precedente a cui appoggiarsi, quello del 2020, quando due osservatori che portavano apertamente armi cominciarono a filmare gli elettori a un seggio: se ne andarono dopo l'intervento dei funzionari locali e non furono incriminati. Denver, uno degli obiettivi principali della stretta migratoria della Casa Bianca, ha invece avviato una causa per impedire in via preventiva che gli agenti federali si presentino ai seggi.
Le rassicurazioni di Mullin, secondo cui l'ICE andrebbe in un luogo di voto soltanto per un arresto mirato, non hanno convinto granché. "Credo che si possa guardare al Minnesota e al fatto che Alex Pretti e la signora Good sono morti, per parlare dell'efficacia dell'ICE e dell'adeguatezza del suo operato", ha detto Read, riferendosi a Renée Good, uccisa a Minneapolis il 7 gennaio da un agente dell'ICE, e ad Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni ucciso il 24 gennaio da agenti della polizia di frontiera durante una protesta. Erano entrambi cittadini americani.
Il Dipartimento della Sicurezza interna respinge le critiche. "Le elezioni americane non sono un santuario al riparo dalla legge penale federale e il Dipartimento non fingerà il contrario solo perché un Segretario di Stato statale ha organizzato un corso di formazione", ha dichiarato un portavoce ad Axios, aggiungendo che l'ICE "non sta pianificando operazioni contro i luoghi di voto" e che intende solo condurre azioni mirate guidate dall'intelligence.
Murphy porta in Senato tre proposte di legge
Il senatore democratico del Connecticut Chris Murphy ha annunciato giovedì pomeriggio la presentazione tre proposte di legge per vietare al Dipartimento della Sicurezza Interna e a chiunque agisca su sua delega di condurre operazioni anti immigrazione alle fermate degli scuolabus, davanti agli asili e nei parchi giochi per bambini.
All'origine c'è un episodio avvenuto a Danbury, in Connecticut: durante un'operazione anti immigrazione condotta nel sud dello Stato a fine agosto, che ha portato a 118 arresti di persone, un fermo è avvenuto vicino a una fermata dello scuolabus pochi istanti dopo che i bambini erano saliti, come mostrano le immagini della telecamera di bordo ottenute dal CT Insider.
Il Dipartimento della Sicurezza interna nega però che gli agenti abbiano preso di mira i genitori alle fermate. "Gli americani hanno visto video terrificanti di agenti dell'ICE che terrorizzano le nostre strade e seminano paura nelle comunità", ha detto Murphy in una dichiarazione anticipata ad Axios.
"Queste proposte dovrebbero essere ovvie. I bambini devono essere al sicuro da un'applicazione violenta della legge, punto, ma soprattutto al parco giochi, all'asilo e mentre aspettano l'autobus."
Le promesse di una stretta sull'immigrazione erano state decisive per le vittorie repubblicane del 2024. Oggi i sondaggi mostrano però che gli elettori si sono raffreddati sui metodi dell'Amministrazione, a tratti letali, al punto che perfino una deputata repubblicana della Florida ha girato uno spot per chiedere al presidente di fermarsi.
