Cuba tenta un canale segreto con Trump attraverso un imprenditore
Il nipote di Raúl Castro ha affidato una lettera a un uomo d'affari dell'Avana per consegnarla alla Casa Bianca aggirando Marco Rubio, ma un agente doganale ha bloccato il corriere all'aeroporto di Miami.
Il governo cubano ha tentato di far recapitare una lettera riservata direttamente al presidente Donald Trump, scavalcando i canali diplomatici ufficiali e, soprattutto, il segretario di Stato Marco Rubio. A rivelarlo è il Wall Street Journal che cita un funzionario statunitense in carica e un ex funzionario.
Secondo la ricostruzione del quotidiano, il mittente della missiva è Raúl Rodríguez Castro, 41 anni, nipote e principale collaboratore dell'ex presidente Raúl Castro, ancora considerato la figura politica più influente dell'isola a 94 anni. Il giovane Rodríguez Castro, noto con il soprannome di Crab perché nato con sei dita in una mano, è da anni la guardia del corpo del nonno e compare al suo fianco nelle rare apparizioni pubbliche. Negli ultimi tempi si è ritagliato un ruolo di intermediario nei contatti tra L'Avana e Washington.
La lettera era redatta in forma simile a una nota diplomatica e recava un sigillo ufficiale cubano. Il messaggio, secondo la fonte citata dal Wall Street Journal, proponeva accordi economici e di investimento, chiedeva un alleggerimento delle sanzioni e avvertiva che il regime cubano si stava preparando a una possibile incursione militare statunitense.
Per consegnare il documento, Rodríguez Castro ha scelto un amico e socio in affari, Roberto Carlos Chamizo González, 37 anni, imprenditore cubano attivo nel noleggio di auto di lusso e nel turismo di alta fascia. Secondo il profilo LinkedIn, la pagina Facebook e il sito aziendale dell'imprenditore, Chamizo gestisce anche un resort a meno di venti miglia dall'Avana, dove una notte nella villa più esclusiva costa 580 dollari. L'uomo è stato fermato da un agente della Customs and Border Protection all'aeroporto di Miami, che gli ha sequestrato la lettera e lo ha rispedito all'Avana. Le ragioni del blocco non sono state chiarite. La Casa Bianca non ha risposto alle domande sull'eventuale ricezione della missiva, limitandosi a rimandare alle recenti dichiarazioni del presidente su Cuba. Il Dipartimento di Stato ha a sua volta rinviato ogni domanda alla Casa Bianca.
L'esistenza della lettera è stata rivelata per prima da Radio y TV Martí, l'emittente in lingua spagnola finanziata dal governo statunitense che trasmette notizie verso Cuba, ed è stata poi confermata in modo indipendente dal Wall Street Journal, che però non ha potuto verificarne il contenuto esatto.
Secondo gli analisti citati dal quotidiano, l'obiettivo del tentativo era aggirare Rubio, figlio di immigrati cubani e da sempre favorevole a una linea dura verso il governo comunista dell'Avana. Peter Kornbluh, coautore del libro Back Channel to Cuba: The Hidden History of Negotiations Between Washington and Havana, ha dichiarato al Wall Street Journal che i cubani sembrano voler aggirare Rubio per rivolgersi direttamente al presidente, segno che non si fidano più del segretario di Stato come interlocutore imparziale e vogliono tentare di risolvere la crisi in rapida escalation.
Di parere opposto Ricardo Herrero, direttore esecutivo del Cuba Study Group, un centro di analisi e advocacy con sede a Washington. Herrero ha definito al quotidiano la mossa una scelta sconsiderata e destinata a fallire, aggravata dal fatto di aver scelto un emissario sconosciuto e privo di qualsiasi rapporto personale con il presidente.
Il contesto è quello di una crisi economica e umanitaria senza precedenti. Cuba è sull'orlo del collasso dopo decenni di cattiva gestione e sanzioni statunitensi. Trump ha minacciato di prendere il controllo dell'isola e ha imposto un blocco petrolifero quasi totale, fermando gran parte dell'attività economica. La situazione è peggiorata con la perdita dell'alleato venezuelano: l'esercito statunitense ha deposto Nicolás Maduro lo scorso gennaio. All'inizio di aprile Trump ha detto che Cuba sarà la prossima, definendola un Paese al collasso e promettendo l'intervento americano.
Nelle ultime settimane, riferisce il Wall Street Journal, funzionari americani hanno avviato colloqui con esponenti cubani, inclusi membri della cerchia ristretta di Raúl Castro. Il presidente in carica Miguel Díaz-Canel ha però escluso qualsiasi trattativa sul sistema politico dell'isola.
Secondo gli analisti, Trump potrebbe essere disposto a un accordo economico che lasci sostanzialmente in piedi il regime, come accaduto in Venezuela, scenario che però sarebbe inaccettabile per molti cubano-americani. In quel caso, il presidente rischierebbe la resistenza dei parlamentari e degli elettori della comunità che lo hanno sostenuto. Il deputato repubblicano della Florida Mario Díaz Balart ha affermato al Wall Street Journal che il regime cubano deve sparire.