Trump minaccia di nuovo l'Italia: “Non vi difenderemo” se non cambierà la posizione sull'Iran
Il presidente americano attacca di nuovo la presidente del Consiglio italiana per il no all'invio di forze nello Stretto di Hormuz, la difesa di Papa Leone e cita l'episodio di Sigonella. Roma replica e intanto congela l'accordo di cooperazione militare con Tel Aviv.
Donald Trump ha minacciato ieri di non difendere l'Italia, acuendo quella che rappresenta già ora la crisi più grave tra Washington e Roma da quando Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi. “L'Italia non c'è stata per noi, noi non ci saremo per loro”, ha scritto il presidente americano su Truth Social, citando un articolo del Guardian sul no all'uso della base di Sigonella per gli aerei Usa, dopo giorni di precedenti attacchi alla presidente del Consiglio sulla guerra in Iran e sulle critiche a Papa Leone XIV.

Lo scontro è esploso martedì, con un'intervista di Trump al Corriere della Sera. Il presidente si era detto "scioccato" dal rifiuto di Meloni di inviare forze italiane a sostegno dell'operazione per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, nel conflitto che Washington stava conducendo assieme ad Israele contro l'Iran. "Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo", ha dichiarato. Poi successivamente ha alzato ulteriormente i toni, definendo "inaccettabile" la posizione della presidente del Consiglio e accusandola di non preoccuparsi del fatto che "l'Iran possa ottenere un'arma nucleare e far saltare in aria l'Italia in due minuti".
L'attacco è arrivato dopo che Meloni aveva a sua volta definito "inaccettabili" le parole di Trump contro Papa Leone XIV, che aveva condannato sia la guerra in Iran sia la situazione a Gaza. In risposta a questi attacchi il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro della Difesa Guido Crosetto avevano pubblicato messaggi quasi identici sui social, rivendicando l'interesse nazionale e la dignità dell'Italia come alleato. "Siamo e restiamo sostenitori convinti dell'unità occidentale e alleati fermi degli Stati Uniti, ma questa unità si costruisce sulla lealtà, il rispetto e l'onestà reciproci", ha scritto Tajani.
La sospensione del rinnovo dell'accordo con Israele
Nel pieno dello scontro con Washington, Meloni ha annunciato, a margine di una manifestazione a Verona la sospensione del rinnovo automatico dell'accordo di cooperazione militare con Israele. L'intesa, firmata nel 2003 dal governo Berlusconi e ratificata dal Parlamento italiano nel 2005, si rinnova ogni 5 anni e riguarda la collaborazione tra industrie della difesa, l'addestramento militare, la ricerca, lo sviluppo e la tecnologia informatica. Una fonte diplomatica italiana ha confermato la sospensione all'AFP: "Sarebbe stato politicamente difficile mantenerla in vita" in questo momento.
La decisione arriva dopo un rapido deterioramento dei rapporti tra Roma e Tel Aviv. L'8 aprile il governo italiano aveva convocato l'ambasciatore israeliano, accusando Israele di aver sparato colpi di avvertimento contro un convoglio di caschi blu italiani in Libano e di aver danneggiato almeno un veicolo. Israele aveva risposto convocando l'ambasciatore italiano dopo che Tajani, in visita a Beirut, aveva condannato gli "attacchi inaccettabili" contro i civili libanesi.
La fine della strategia del ponte
Fino a poche settimane fa Meloni era considerata l'alleata europea più vicina a Trump. Era stata l'unica leader europea a partecipare al suo insediamento nel gennaio 2025 ed aveva costruito la propria politica estera proprio sul ruolo di ponte tra Washington e Bruxelles. Il suo libro autobiografico Io sono Giorgia, ripubblicato in inglese nel 2025, porta una prefazione firmata dallo stesso Trump.
La rottura di questi giorni segna la fine di questa strategia. La vicinanza a Trump, presentata per mesi come una risorsa diplomatica, si è trasformata in un fattore di esposizione politica per la premier, sia in Europa sia in Italia, dove l'immagine del presidente americano è diventata fortemente impopolare visto che l'Italia dipende in larga parte dalle importazioni di gas dai paesi del Golfo e rischia di pagare un prezzo elevato in caso di chiusura dello Stretto di Hormuz. Sul piano economico, il prolungarsi della crisi in Medio Oriente potrebbe avere conseguenze pesanti su energia, crescita e inflazione.
Il costo politico, però, non è meno rilevante. La rottura con Trump indebolisce ulteriormente Giorgia Meloni, la cui posizione era già stata messa in discussione dalla recente sconfitta al referendum sulla giustizia. Anche per questo, in vista delle elezioni politiche del 2027, la presidente del Consiglio sarà ora costretta a ricalibrare la propria collocazione internazionale, senza aver ottenuto i dividendi politici che l’alleanza con la Casa Bianca sembrava promettere.