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Come si può salvare il Partito Democratico americano
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Come si può salvare il Partito Democratico americano

L'ex capo dei democratici del Wisconsin spiega a Politico perché il partito deve puntare su parlamenti e corti supreme statali e perché l'anno da temere non è il 2026 ma il 2030

Il futuro del Partito Democratico americano non si decide a Washington ma negli stati, nelle assemblee legislative locali e nelle corse per governatore. È la tesi di Ben Wikler, ex presidente del partito in Wisconsin, che l'ha spiegata in una lunga intervista pubblicata sabato da Politico, firmata dal suo principale editorialista politico Jonathan Martin.

L'occasione è il suo nuovo libro, This Is the Plan: How to End America's Meltdown and Save Democracy ("Questo è il piano: come fermare il tracollo dell'America e salvare la democrazia"), in parte autobiografia e in parte manuale. Wikler, che dopo la sconfitta del 2024 si è candidato senza successo alla guida del Comitato nazionale democratico, l'organo che dirige il partito, chiede ai democratici di dedicare alle proprie debolezze strutturali almeno la stessa attenzione che riservano all'ultima uscita del presidente Donald Trump.

Per anni, racconta, il dibattito nazionale del suo partito ha ignorato che le regole di base della politica americana si scrivono negli stati. Le controlla chi conquista una trifecta, termine preso in prestito dall'ippica. Significa tenere insieme la carica di governatore e le due camere del parlamento statale, cioè il potere pieno di approvare e cambiare le leggi. Chi firma una legge, ricorda Wikler, non è la stessa persona che la approva.

Il tracollo americano, sostiene, non è iniziato con la discesa in campo di Trump ma nel 2010, quando l'operazione repubblicana REDMAP strappò seggi nei parlamenti statali di tutto il paese. Quelle vittorie permisero al partito di ridisegnare i collegi elettorali a proprio favore e plasmarono il decennio successivo. Wikler si è formato politicamente in quella stagione, mentre il governatore repubblicano del Wisconsin Scott Walker azzerava il potere dei sindacati pubblici.

La maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti guidata dal suo presidente, lo speaker Mike Johnson, esiste secondo Wikler grazie a una vittoria per 401 voti in una corsa per la corte suprema del North Carolina. In Georgia molti elettori delle primarie democratiche per governatore hanno votato per Keisha Lance Bottoms ma hanno lasciato in bianco le caselle della corte suprema statale. I democratici hanno perso una di quelle corse per 2,2 punti percentuali. Con una vittoria, dice, si sarebbe aperta la strada verso una maggioranza democratica in quella corte entro il 2028.

Quest'autunno in North Carolina si vota di nuovo per la corte suprema statale ed è l'unica occasione per costruire una maggioranza in quel tribunale. Basterebbe che poche centinaia o poche migliaia di persone convincessero amici e vicini a votare in queste elezioni, dice Wikler, per cambiare gli equilibri delle corti e dei parlamenti, con effetti destinati a durare decenni.

Sara Gideon, sconfitta in Maine sei anni fa, ha più fondi in cassa di quanti David Jolly ne abbia raccolti nell'intera prima metà dell'anno per la corsa a governatore della Florida. Messo davanti a questo confronto, Wikler ha risposto che il solo pensiero gli fa venire la nausea. In un mondo guidato dagli algoritmi i donatori inseguono la corsa più appariscente del momento, mentre "le corse che decidono chi scrive le regole per il paese sono proprio lì".

I grandi donatori repubblicani, spiega, sono nel gergo del settore donatori "transazionali". Calcolano quanto investire per ottenere in cambio ancora più denaro, tra tagli fiscali e regole riscritte su misura, quindi finanziano chi ha il potere di approvare i loro progetti. Il denaro democratico, concorda con l'intervistatore, si disperde invece tra mille cause diverse, mentre ogni candidato urla che la sua è l'elezione più importante di sempre.

Nel 2024, negli stati in bilico, i candidati democratici ai parlamenti statali hanno raccolto più voti di quanti ne abbia presi il partito nella corsa presidenziale. Uno scarto del genere va quasi sempre nella direzione opposta, perché molti elettori scelgono il presidente e lasciano incompleto il resto della scheda. Per Wikler è la prova di un progresso reale nelle corse minori, arrivato quasi senza copertura mediatica, da accelerare "con entrambi i piedi sull'acceleratore".

L'elenco delle riforme federali che propone parte dal filibuster, la regola che al Senato impone di fatto 60 voti su 100 per approvare la maggior parte delle leggi. Nessuno dei due partiti arriverà presto a quota 60, quindi il primo passo è abolirlo o modificarlo, cosa che richiede solo la maggioranza semplice dell'aula. Poi vorrebbe allargare la Camera e cambiare il modo di eleggere i deputati, con sistemi come la rappresentanza proporzionale o il voto con preferenze ordinate (ranked-choice voting). Propone di trasformare Washington D.C. in uno stato e di lasciare che Puerto Rico decida se diventarlo. Chiede anche una legge nazionale contro il gerrymandering, il ridisegno dei collegi elettorali a vantaggio del partito che li disegna.

Sulla Corte Suprema propone mandati di 18 anni al posto dell'attuale nomina a vita, con ogni presidente che sceglie un giudice nel primo e nel terzo anno del proprio mandato. La corte, accusa, è diventata "un'arma di parte per la destra" e "non è solo conservatrice: è attivamente repubblicana".

Vorrebbe infine superare il collegio elettorale, il meccanismo che assegna la presidenza attraverso i grandi elettori dei singoli stati anziché con il conteggio nazionale dei voti. Nessun altro paese, ricorda, ha adottato questo sistema. Gli stati potrebbero aggirarlo aderendo al National Popular Vote Interstate Compact, l'accordo che impegna i firmatari ad assegnare i propri grandi elettori al vincitore del voto popolare nazionale. Le strategie del libro, precisa, non richiedono emendamenti costituzionali e si realizzano vincendo prima le trifecta statali e poi il Congresso.

In campagna elettorale, però, Wikler consiglia di non parlare di nulla di tutto questo. Gli elettori che decidono le corse più combattute non si interessano alle procedure. Vogliono sapere se possono permettersi la medicina che il medico gli ha appena prescritto o lo zaino nuovo per il figlio.

Nel libro racconta di Pamela Gantz, che ha conquistato un seggio nel consiglio comunale di De Pere, in Wisconsin, battendo uno dei "falsi elettori" coinvolti nel piano per ribaltare l'elezione del 2020. Ha vinto parlando soprattutto di cantieri stradali locali. Mettere in sicurezza le regole del gioco, dice Wikler, "è il premio", non lo strumento con cui si vincono le elezioni.

"Se vuoi salvare la democrazia, parla di strade", riassume.

La questione delle prossime due tornate elettorali, per Wikler, è se il voto resterà libero e corretto. Trump sta cercando di condizionare le elezioni di metà mandato di novembre, accusa, con i tentativi di incarcerare funzionari elettorali e di sequestrare schede. La priorità è quindi eleggere alla gestione del voto persone che credono nella democrazia.

La preoccupazione più grande riguarda però il 2030, l'anno in cui, dopo il censimento, tutti i collegi del paese verranno ridisegnati.

Se i democratici vinceranno un paio di cicli, come nel 2006 e nel 2008, il pendolo politico rischierà di girare dall'altra parte proprio in quel momento. Chi vincerà allora, se leggi e tribunali lo permetteranno, potrà truccare le mappe e blindare il proprio controllo. Per spiegare cosa dovrebbero fare i democratici Wikler usa un'immagine dal Signore degli Anelli, "portare l'anello in cima al Monte Fato e gettarlo nel fuoco". Vincere quell'anno e poi togliere a tutti, per sempre, la possibilità di manipolare i collegi. L'ironia, ammette, è che per arrivarci oggi servono anche i gerrymander di ritorsione degli stati democratici, dentro una guerra delle mappe iniziata dal Texas dalla quale nessuna delle due parti può ritirarsi.

Il Wisconsin, che ha votato per Barack Obama, poi per Trump, poi per Joe Biden e poi di nuovo per Trump, per Wikler è lo specchio più fedele di un paese spaccato a metà. Quest'anno le due camere del suo parlamento statale sono contendibili per la prima volta grazie alle nuove mappe eque. Chi vincerà le primarie democratiche a cinque candidati per la carica di governatore sfiderà il repubblicano Tom Tiffany, che provò a ribaltare il risultato del 2020.

Scrivendo il libro, racconta, Wikler ha scoperto che non c'era mai stato nella storia americana un periodo con così tanti cambi di maggioranza consecutivi tra Congresso e Casa Bianca. Le persone, dice, "stanno cercando di ottenere qualcosa che non stanno ottenendo".

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