Le primarie presidenziali del 2028 sono lontane sedici mesi, ma nel Partito Democratico la corsa è già cominciata sotto traccia. Nessuno dei possibili candidati ha annunciato la discesa in campo, come quasi sempre accade a questa distanza dal voto, eppure molti si comportano già da aspiranti presidenti, tra libri, discorsi, visite negli Stati che votano per primi, comizi per i candidati delle elezioni di metà mandato, milioni di dollari accumulati sui conti elettorali. Una ricognizione del Washington Post ha messo in fila questi indizi per capire chi sta solo riflettendo e chi invece è già in campagna elettorale in tutto tranne che nel nome.
Ad ammettere apertamente di valutare una candidatura sono in molti: l'ex vicepresidente Kamala Harris, l'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg, il deputato californiano Ro Khanna, il governatore del Kentucky Andy Beshear, l'ex sindaco di New Orleans Mitch Landrieu e i senatori Ruben Gallego e Mark Kelly dell'Arizona, Chris Van Hollen del Maryland e Cory Booker del New Jersey. Buttigieg ha detto di essere "più propenso che contrario" a correre, mentre Van Hollen ha usato un'espressione più prudente, dicendo che sta "tastando il terreno".
Il governatore della California Gavin Newsom ripete da mesi di starci pensando seriamente e ha rinviato ogni decisione a dopo le elezioni di novembre. Alla CNN ha detto che non si candiderebbe se scendesse in campo Harris, anche lei californiana, perché costringerebbe i sostenitori comuni a dividersi in due campi. La deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez ha detto di stare soppesando una campagna presidenziale e non ha escluso, in alternativa, di sfidare nelle primarie del 2028 il capogruppo democratico al Senato Chuck Schumer.
Altri preferiscono spostare il discorso sulle elezioni più vicine. Il senatore della Georgia Raphael Warnock e il governatore dell'Illinois JB Pritzker hanno entrambi evitato di commentare il 2028, dicendo di essere concentrati sul voto di quest'anno. Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro ha detto di voler essere "parte di quel dibattito", il governatore del Maryland Wes Moore di voler far parte di "una conversazione più ampia". Il senatore del Connecticut Chris Murphy ha detto a Punchbowl News di non avere "certamente in programma" una corsa per ora.
Il senatore della Georgia Jon Ossoff, il cui nome circola spesso, ha ripetuto di non avere alcun interesse. Anche la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer lo aveva escluso a maggio, salvo poi correggersi: "Non avrei mai pensato di candidarmi a governatrice, quindi dovrei sapere che è meglio non dire mai mai".
Un indizio classico di ambizioni presidenziali è quando un politico comincia a parlare del paese nel suo insieme invece che del proprio collegio. Harris, Newsom, Whitmer, Murphy, Warnock e Booker hanno tutti pubblicato un libro negli ultimi due anni e Beshear ne ha fatto uscire uno questa settimana, mentre rilancia un grande piano federale sulla casa. I volumi vanno dalle memorie personali, come quelle di Newsom, alle riflessioni sui problemi della democrazia americana, come quelle di Warnock.
Anche i discorsi servono a piantare bandierine. Rahm Emanuel, ex deputato, ex sindaco di Chicago ed ex ambasciatore, storico sostenitore di Israele ma critico del primo ministro Benjamin Netanyahu, a luglio ha tenuto a Tel Aviv un discorso in cui ha chiesto di porre fine agli aiuti incondizionati a Israele, intercettando un sentimento che cresce nel suo partito. Ocasio-Cortez ha parlato di diritto di voto a maggio a Montgomery, in Alabama, e ha girato il paese con il senatore del Vermont Bernie Sanders nel tour "Fighting Oligarchy". Sanders (nel 2028 avrebbe 87 anni) ha respinto l'idea di una terza candidatura. A febbraio Ocasio-Cortez ha provato a mostrare competenza in politica estera alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove una risposta confusa sull'eventuale invio di truppe americane a difesa di Taiwan le è costata parecchie critiche.
Le visite negli Stati che aprono il calendario delle primarie restano il termometro più affidabile. Nelle primarie americane gli Stati votano in momenti diversi e i primi contano più degli altri, perché orientano la percezione di chi può vincere e indirizzano finanziamenti e attenzione dei media. I democratici hanno cambiato quell'ordine ad agosto: si comincia con South Carolina, poi Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia. L'Iowa ha perso il ruolo di passaggio obbligato che aveva da decenni.
Nell'ultimo anno hanno fatto tappa in South Carolina Kelly, Gallego, Moore, Harris, Beshear, Newsom, Booker, Emanuel, Murphy, Khanna e Buttigieg. Shapiro aveva parlato alla delegazione dello Stato durante la convention democratica del 2024, annunciando che sarebbe tornato. Il Michigan è l'altra meta ricorrente, anche per la sfida molto contesa al Senato di quest'anno: Buttigieg (è stato sindaco di South Bend, in Indiana) si è trasferito lì dopo l'esperienza nell'amministrazione Biden e fa campagna di continuo per i democratici locali, mentre Ocasio-Cortez è andata a luglio a sostenere il candidato progressista Abdul El-Sayed. Beshear ha parlato ad aprile alla cena annuale del partito democratico del Michigan e ha visitato anche Nevada e New Hampshire.
Sostenere gli altri candidati serve a costruirsi una rete di alleati per il futuro. Buttigieg è stato il più prolifico: ha appoggiato candidati in tutto il paese, dalla camera statale dell'Indiana alla Camera federale in New Jersey. Kelly è intervenuto a eventi per candidati democratici in Ohio, Kansas, Missouri, Iowa, Georgia e nella sua Arizona.
Shapiro, che quest'anno si ricandida a governatore, si è concentrato su quattro sfide molto contese per la Camera in Pennsylvania, sostenendo che la strada per riconquistare la Camera nel 2026 passa dal suo Stato, decisivo anche nelle presidenziali. Harris, che nel 2024 si era scontrata a più riprese con l'ala sinistra del partito, martedì ha partecipato a Detroit a un evento proprio con El-Sayed.
Le scelte sugli endorsement raccontano anche che partito vorrebbero questi aspiranti candidati. Gallego ha sostenuto e finanziato candidati moderati in primarie contese, come Haley Stevens in Michigan e Angie Craig in Minnesota, entrambe battute da avversari più a sinistra, e ha appoggiato candidati in sfide dove i democratici sperano di recuperare gli elettori latini passati al presidente Donald Trump nel 2024, per esempio in Texas.
Ocasio-Cortez ha invece puntato su candidati progressisti che quest'anno hanno vinto le primarie, tra cui El-Sayed, Analilia Mejia per un seggio alla Camera in New Jersey e diversi aspiranti deputati statali a New York. Si è però mossa con cautela, rinunciando a sostenere candidati più controversi come Graham Platner nel Maine.
Una campagna presidenziale costa moltissimo e diversi possibili candidati sono già seduti su riserve consistenti, accumulate con le passate campagne federali e utilizzabili per una corsa alla Casa Bianca. Kelly, che quest'anno non si ricandida, e Booker, che non ha avversari temibili, hanno entrambi più di 20 milioni di dollari sui conti elettorali. Murphy, che tornerà al voto solo nel 2030, ne ha più di 11. Khanna ne ha quasi 17 e Ocasio-Cortez quasi 16, cifre molto alte per membri della Camera.
Un'altra strada sono i leadership PAC, comitati di raccolta fondi che i politici americani usano soprattutto per sostenere le campagne altrui e che quindi mostrano la capacità di raccogliere denaro più di quanto costituiscano un tesoretto personale. Harris ha trasformato la sua campagna nel comitato Fight for the People, che potrebbe tornare a essere un comitato elettorale e che a fine giugno aveva in cassa 837.000 dollari. Il Win the Era di Buttigieg aveva più di 6 milioni a fine agosto e da lì sono partiti molti finanziamenti ai candidati locali. Pritzker, che è un miliardario, ha versato di tasca propria almeno 12 milioni ai democratici per il voto di metà mandato e ha lanciato un comitato per spenderne altri 20, anche a favore di candidati afroamericani in collegi repubblicani. Chi ha lavorato con Harris, però, dubita che l'ex vicepresidente scenda davvero in campo.
Restare riconoscibili è l'altro grande vantaggio in una primaria affollata. Harris e Ocasio-Cortez sono già nomi noti a tutti, gli altri ci stanno lavorando, soprattutto attraverso i podcast, diventati il canale principale per raggiungere elettori che non seguono i notiziari tradizionali. Ci sono passati Kelly, Khanna, Pritzker, Warnock, Newsom, Murphy, Harris, Buttigieg, Gallego e Ocasio-Cortez. Beshear e Newsom hanno scelto programmi di politica e attualità come "Pod Save America" o "The Ezra Klein Show", mentre Kelly e Khanna si sono spinti su podcast di intrattenimento e cultura pop come "The Dan Le Batard Show" e "Drama Queens".
Ossoff è andato di recente nel podcast del rapper Killer Mike, lo stesso dove era passato Sanders nei cicli elettorali precedenti. Nelle apparizioni sulle televisioni all news si distinguono invece Booker, Khanna e Kelly per la quantità di interventi.
