Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Chi ha collaborato in passato con Kamala Harris non crede che si ricandiderà
Lawrence Jackson, White House, 2024, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 3 min di lettura

Chi ha collaborato in passato con Kamala Harris non crede che si ricandiderà

Axios ha sentito otto ex collaboratori dell'ex vicepresidente: 5 pensano che non si candiderà, 2 parlano di decisione in bilico, uno solo la dà sicuramente in corsa. I sondaggi la indicano ancora come favorita per la nomination democratica se dovesse scendere davvero in campo.

Molte delle persone che conoscono meglio Kamala Harris sono convinte che alla fine non si ricandiderà alla Casa Bianca nel 2028. È quanto emerge da un sondaggio informale condotto da Axios tra 8 ex collaboratori e consiglieri dell'ex vicepresidente, alcuni dei quali hanno lavorato con lei in passato ai massimi livelli: 5 ritengono improbabile una sua candidatura, 2 valutano le possibilità al 50% e soltanto uno la dà probabilmente in corsa.

La decisione di Harris è una delle principali incognite della corsa alla presidenza del 2028. I primi sondaggi la collocano, infatti, in testa tra i potenziali candidati alla nomination democratica e un suo passo indietro cambierebbe profondamente gli equilibri delle primarie. Ma nell'ultimo anno numerosi ex collaboratori, sostenitori e finanziatori hanno detto ad Axios di non aspettarsi una nuova campagna presidenziale.

Secondo loro, le mosse che potrebbero farla apparire come una candidata in attesa - il sostegno ai Democratici impegnati nelle elezioni di metà mandato, la presenza nei podcast e la pubblicazione di un libro - servirebbero soprattutto a preservarne l'influenza politica. Harris, dal canto suo, continua a dire in pubblico e in privato di non avere ancora deciso, mentre alcuni dei suoi ex collaboratori ammettono di potersi sbagliare.

Perché gli ex collaboratori dubitano

Le ragioni di fondo indicate dagli ex collaboratori sono quattro. La prima riguarda l'impegno: Harris starebbe facendo "il minimo indispensabile" per restare in corsa in vista del 2028, ha detto uno di loro. Una candidata già determinata a correre, sostengono, assumerebbe più personale, viaggerebbe di più e interverrebbe con maggiore frequenza nei dibattiti politici.

La seconda è il calcolo politico. "È una realista e un'acuta osservatrice politica e sa che la sua candidatura rischia di impantanarsi nello specchietto retrovisore del 2024", ha spiegato un altro ex collaboratore. La terza riguarda i finanziamenti: molti grandi donatori sarebbero ancora irritati per la sconfitta del 2024 e alcuni ex sostenitori si stanno già orientando verso altri possibili candidati, tra cui il governatore del Maryland Wes Moore e quello della California Gavin Newsom. Il finanziatore democratico Reid Hoffman ha inoltre affermato la settimana scorsa che Harris avrebbe davanti "un percorso molto impegnativo".

La quarta ragione, ammettono gli stessi interessati, è più personale e inevitabilmente autoreferenziale: secondo più di uno degli ex collaboratori, a Harris mancherebbe la convinzione "sociopatica" - parola usata da loro - di essere l'unica persona che debba diventare presidente. A questi argomenti si aggiungono alcuni segnali indiretti. Harris ha di fatto ceduto il controllo del suo account social @KamalaHQ e ha acquistato con il marito una casa da 8 milioni di dollari a Malibu. Inoltre Kirsten Allen, la sua collaboratrice più stretta, ha lasciato di recente la squadra, pur continuando a sentirla.

I segnali contrari e una decisione ancora aperta

Una lettura diversa arriva da un ex collaboratore indicato ad Axios dallo staff attuale di Harris, che valuta le possibilità di una candidatura "50 e 50" e descrive l'ex vicepresidente come "una persona che decide in modo molto metodico", intenzionata a valutare attentamente "il momento in cui ci troviamo". Secondo questa fonte, il problema dei grandi donatori sarebbe sopravvalutato, considerata l'ampia rete di piccoli finanziatori raggiungibili attraverso la lista e-mail di Harris. E la sua squadra non avrebbe motivo di crescere finché l'attenzione resta concentrata sulle elezioni di midterm di novembre. "Ci saranno molte persone che sentiranno l'urgenza di annunciare il prima possibile. Credo che la vicepresidente non debba necessariamente seguire quella tabella di marcia".

L'unico degli 8 ex collaboratori che si aspetta una candidatura ne stima la probabilità al 55%, sottolineando che Harris ha intensificato le telefonate a dirigenti e attivisti democratici. Quanto allo scetticismo degli altri, lo liquida come un desiderio più che come una previsione: "Credo che ci sia molto desiderio che Kamala rinsavisca e non si candidi".

Che la porta resti aperta lo dimostra anche la sua agenda. Harris sta entrando più attivamente nella campagna per le elezioni di metà mandato e intende sostenere candidati in alcuni degli Stati più importanti, tra cui il candidato democratico al Senato in Michigan Abdul El-Sayed, il senatore della Georgia Jon Ossoff e Aaron Ford, candidato democratico alla carica di governatore del Nevada.

Molti ex collaboratori che la considerano adatta alla presidenza sperano tuttavia che rinunci, proprio perché dubitano che possa vincere. Tanto che, osserva Axios, i loro argomenti possono essere letti anche come un tentativo di convincerla a non candidarsi. David Plouffe, consigliere della campagna di Harris nel 2024, lo ha sintetizzato in un'intervista al podcast "Pod Save America": "Il suo giorno migliore sarà il primo giorno di campagna elettorale", prevedendo una naturale erosione del consenso con l'avanzare delle primarie.

Chi parla con Harris la descrive comunque come sinceramente indecisa. Fino a quando non scioglierà la riserva, ogni sua mossa continuerà quindi a essere interpretata come un possibile indizio di una decisione che potrebbe non essere ancora stata presa. In una recente intervista in podcast con l'ex calciatrice Megan Rapinoe, Harris ha spiegato così il rapporto con la vita pubblica: "Non so come si faccia a vivere senza servire".

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.